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120 battiti al minuto è un flop in Italia: Teodora afferma “Vi meritate Adinolfi”!

120 battiti al minuto, il film sulle lotte all'AIDs di Act Up negli anni '90 non piace nemmeno ai gay stessi.

Il bellissimo film di Robin Campillo, 120 battiti al minuto, distribuito in da Teodora, a quanto dice il distributore stesso, in Italia è stato un flop.

120 battiti al minuto: la lotta all’AIDS tra Pride, sangue e house music!

I botteghini purtroppo non hanno registrato il flusso di cassa e di pubblico che Teodora si aspettava, vista la profondità, l’impegno e l’unicità del film di Campillo, che parla di temi che in Italia dovrebbero essere di primario interesse. Associazionismo, lotta sociale, AIDS, comunità lgbt e valori universali: uno spaccato di vita di quasi 30 anni fa, che mai quanto oggi risulta attuale. Una fotografia dettagliata di un periodo che tanti di noi non hanno vissuto, ma senza il quale la nostra attualità sarebbe ben diversa.

Teodora non ha reagito bene a questa mancanza di interesse, da parte delle comunità lgbt in primis, da parte delle regolamentazioni che hanno censurato il film ai minori di 14 anni e infine del pubblico in generale che non ha capito il valore umano dietro a questo “a tema”.

In effetti un po’ Adinolfi ce lo meritiamo, se pensiamo a quanta fatica si faccia per vedere un film gay distribuito fuori dai contesti dei festival e delle rassegne. Una volta che FINALMENTE un privato si prende l’onere e l’onore di portare un film come 120 BPM nelle sale, il minimo che ci si può aspettare è che tutta la comunità LGBT affolli le sale.

Se tutte le persone che scendono in piazza per il Pride avessero visto anche nell’acquisto di un biglietto lo stesso segno di orgoglio e lotta sociale, avrebbero mandato un messaggio molto chiaro a l’Italia: esistiamo, le nostre storie contano, vanno raccontate e siamo qui per urlarle, in piazza, al cinema, in ogni contesto. ESISTIAMO. Ma questa è una storia che dobbiamo ancora scrivere.

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8 thoughts on “120 battiti al minuto è un flop in Italia: Teodora afferma “Vi meritate Adinolfi”!”

  1. Troppo moralismo nei commenti. La scena della sega in ospedale è una disperata richiesta di aiuto del malato di sentirsi vivo tramite il legame carnale che ha con il fidanzato, vuole combattere e stare bene! Il sesso della scena finale con Thibault è ancor più triste perché quel poveraccio, dopo aver assistito il fidanzato fino alla morte, esplode per un bisogno di carnalità, negatogli dalla malattia che consumava il corpo del suo amante. A conferma di ciò, il ruolo sessuale di Nathan in quella occasione è passivo; questo evidenzia la sofferenza dilaniante che cerca in questo modo di farsi aiutare a placare, ma piange.

    1. Nel 2017 in Italia siamo ancora completamente schiavi della visione del sesso come un peccato. Ragazzi/e giovani che hanno dieci anni meno di me, che studiano, che girano tra viaggi a Londra per imparare la lingua, a Berlino per aggiungere la tappa “in” al loro percorso di indipendenza e poi ancora con questo terrore di essere giudicati per il sesso. Non ci schioderemo mai da questa mentalità cattolica del sesso, dell’amore, dell’omosessualità, dell’eterosessualità, di qualsiasi cosa legata al corpo e ai desideri che lo dominano. E questa è una cosa molto triste. Negli anni settanta si parlava di liberalizzazione sessuale e oggi, a cinquant’anni di distanza, siamo ancora a discutere che una scena di sesso in un film impegnato, rovina la credibilità perchè fa apparire tutto meno santificato e più sporco. Ragazzi/e sveglia, il sesso fa parte della vita e pensarci, farlo, desiderarlo è umano. Si pensa che i gay siano ossessionati dal sesso e vogliano scopare in continuazione? Embè? Dov’è il problema? Chi fa sesso non ha diritto di rispetto ? Ma state scherzando? La vostra idea del sesso come qualcosa di impuro, di sbagliato, di vergognoso a mio parere è malata. Se vi fa tanta paura vuol dire che il problema è vostro, lavorateci e cercate di risolvero e a quel punto sarete liberi e molto più sereni/e.
      Per quanto riguarda il film, io nemmeno sapevo della sua esistenza sinceramente. E’ stato pubblicizzato per lo meno?

  2. Concordo pienamente con i commenti precedenti. Anche io ho trovato fuori luogo la sega in ospedale e la scopata finale, non sono per niente propedeutici alla storia. Posso comprendere che oramai, pur di attirare persone al cineme e di fare scalpore, la scena scabrosa debba esserci in un film, per questo motivo passi la prima esplicita scopata tra i due protagonisti perchè, tra una cosa ed un’altra, si confrontano sulle reciproche storie e promuovono l’uso del preservativo, ma le altre due scene di sesso davvero le avrei evitate. Non perchè io sia bacchettona e men che meno perchè pensi che bisogna evitare le scene di sesso omosessuale, ci mancherebbe anzi, ma perchè bisogna fare attenzione all’idea che si vuole comunicare e, con mille purtroppo, i film a tema gay nella magior parte dei casi, alle persone con poco spirito critico e già propense a ragionare secondo i pregiudizi, il messaggio che passa è spesso e volentieri ‘tanto i gay basta che scopano’.
    A me ha proposto di andarlo a vedere un’amica etero perchè, fortunatamente, di persone capaci di comprendere che l’AIDS non è un problema solo di omosessuali e tossicomani, ce ne sono ancora ed anche nella grande, cosmopolita, gayfriendly e ‘cool’ Milano, nei cinema in centro il film non si trova.

  3. È off topic ma ci son due scene che non ho capito, perché la masturbazione in ospedale e la scopata finale? Vuole dirci che nonostante tutto i gay hanno sempre voglia di scopare? Non l’ho capita e penso che con due protagoniste donne non avrebbero messo queste scene

  4. Io capisco il loro sfogo anche se l’insulto gratuito non può che creare che divisione. Del resto anche Carol che è considerato un filmone non è che abbia avuto tanto successo ma è inutile fare polemica senza tenere conto di alcuni problemi di base:1 – la distribuzione di Theodora è stata coraggiosa ma è una cosa elitaria, insomma se il film è proiettato in pochissime sale va da sé che non è alla portata di tutti, non contando che a fronte di una narrazione mediatica becera si tende a considerare un film che tratta tematiche lgbt diretto quasi esclusivamente a persone lgbt e il pubblico etero o comunque non politicizzato si sente quasi esentato dall’andarlo a vedere come se fosse qualcosa che non lo riguarda
    2 – smettiamola di nasconderci dietro un dito e nominiamo il problema per quello che è ossia che ormai TUTTI/E abbiamo la pessima ma umana abitudine di considerare l’andare al cinema un lusso e una noia visto che in rete si possono trovare i film gratuitamente

  5. La sparata su Adinolfi è stata davvero stupida, potevano contare fino a 10 prima di scriverlo, per il resto è comprensibile il loro sfogo anche se la distribuzione è stata pessima, io l’ho visto perché era nella mia città ma in alcune regioni non l’hanno proiettato neanche nei capoluoghi

  6. Ma non può essere che semplicemente non piace il film? Cioè tipo a me non attira perché non è il genere di film che guardo al cinema ma non per questo non mi batto per i diritti…trovo un po’ esagerato dire che Adinolfi ce lo meritiamo solo perché non siamo tutti corsi al cinema.

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