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Addio Edie Windosor. Grazie anche dall’Italia

A 88 anni, è morta l'attivista lesbica che ha permesso il matrimonio egualitario negli USA

Nel 2015, negli Stati Uniti sono stati approvati i matrimoni egualitari. E se ciò è stato possibile è perché una signora inarrestabile ha lottato per vedersi riconosciuto un diritto fondamentale: l’uguaglianza. Questa signora si chiama Edith Windsor ed è morta oggi all’età di 88 anni.

La storia di Edith (Eddie) Windsor è una storia da favola. Nata nel 1929 a Philadelphia da James e Celia Schlain, immigrati russi, capì cosa fosse l’omosessualità solo una volta iscritta alla Temple University, dove conobbe quello che sarebbe diventato suo marito. Nonostante sapesse di essere attratta dalle donne, preferì sposare un uomo  – negli anni ’50 l’omosessualità in America era reato.

Dopo due anni di matrimonio con Saul Windsor, però,  decise di lasciarlo, non prima di aver fatto coming out: «Gli dissi la verità» dichiarò nel 2013 in un’intervista, «Gli dissi “Tesoro, meriti molto di più. Meriti qualcuno che pensi che tu sia il migliore, perché lo sei. Ed io ho bisogno di altro”». Dopo il divorzio si trasferì a New York, si iscrisse alla facoltà di matematica e nel 1958 iniziò a lavorare all’IBM. Rimase nell’azienda per 16 anni e per 16 anni non fece mai coming out con nessun collega: «Ho mentito per 16 anni alle persone che amavo. Pranzavamo insieme, andavamo a bere insieme e uscivamo insieme nel weekend».

New York, però, cambiò la vita di Edith: nella grande mela scoprì l’esistenza del locali per sole donne. Erano gli anni in cui le persone LGBT si incontravano al Greenwich Village, gli anni in cui, nonostante il puritanesimo della società americana, a New York si respirava un’aria di libertà. E proprio in un ristorante nel quartiere gay di Manhattan, Edith conobbe Thea Spyer, una psicologa che sarebbe diventata il suo più grande amore, e la ragione delle sue battaglie.

Edith Windsor con Thea Spyer, sua compagna e poi moglie per 40 anni

Edith e Thea si fidanzarono due anni dopo essersi conosciute. Nel 1977 a Thea venne diagnosticata la sclerosi multipla. Fu allora che Edith decise di lasciare il lavoro per dedicarsi all’attivismo e prendersi cura della compagna. Nel 2007, la coppia andò a Toronto – un viaggio faticosissimo per Thea – dove si sposano. Nel 2009 Thea morì, ma il governo non riconobbe come valido il loro matrimonio: Edith era costretta a pagare 363,000 dollari in tasse di successione. Da quel momento in poi iniziò la sua battaglia legale: se il coniuge fosse stato un uomo la tassa non sarebbe stata imposta.

Ci sono voluti quattro anni di aule giudiziarie, due sentenze dei tribunali minori e la storica sentenza della Corte Suprema che, il 27 giugno 2013, rese illegittimo il DOMA, Defence of Marriage Act, una legge approvata nel 1996 dall’amministrazione Clinton (il quale se ne pentì ben presto) che definiva il matrimonio esclusivamente fra una donna e un uomo.

La sentenza ottenuta da Edith Windsor ha spianato la strada all’introduzione dei matrimoni egualitari negli Stati Uniti: la Corte Suprema, infatti, decretava illegale il DOMA perché definire l’istituto del matrimonio esclusivo per un uomo e una donna è una “deprivazione della libertà”, e viola il 5 emendamento della Costituzione americana che, appunto, difende le libertà individuali. 

Leggenda vuole che dopo la storica vittoria, Edith Windsor abbia detto: «Voglio andare allo Stonewall Inn», per poi aggiungere: «Sono dovuta sopravvivere a Thea, che modo meraviglioso per farlo e lei sarebbe così felice». Lo scorso anno, alla “tenera” età di 87 anni Edith ha sposato Judith Kasen, attivista LGBT: «Mi sentivo così vuota e poi questa donna è arrivata nella mia vita. Non pensavo che sarebbe mai più accaduto e invece è successo».

La vita e le battaglie di Edith Windsor, nominata nel 2013 tra le persone più influenti dell’anno da Time Magazine, sono un esempio per tutti noi. E anche se tutto è successo dall’altra parte dell’oceano, la sua vittoria ha aiutato la comunità LGBT in tutto il mondo. L’approvazione dei matrimoni egualitari negli Stati Uniti ha avuto un’eco fortissima. Soprattutto la sua storia personale, che parte dalla discriminazione più assoluta per arrivare alla totale parità istituzionale, è la dimostrazione che le cose cambiano perché siamo noi a farle cambiare. 

Grazie Eddie.

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