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Amélie Mauresmo. Dopo aver vinto tutto arriva anche il secondo figlio

C’era una volta «Il meraviglioso mondo di Amélie». Ma non è il film dove una timida e stramba ragazza francese finisce per innamorarsi di un buffo e schivo ragazzo francese. Che è poi la versione che piace alla maggior parte della gente.

C’era una volta «Il meraviglioso mondo di Amélie». E questo racconta di una ragazza francese che è innamorata del tennis. È così brava che il suo rovescio a una mano è l’orgoglio della République. A un certo punto, quando ha solo diciannove anni, la ragazza francese, che di cognome fa Mauresmo (ma forse l’avevate già capito) fa succedere due cose.

Prima si porta a casa la più bella vittoria (fino ad allora) della sua carriera: e allora tutti la applaudono e le fanno delle grandi feste. Poi decide di fare come Martina. E mica la Hingis, da cui rimedia una brutta batosta in campo. No, lei vuole essere come la Navratilova, e decide di dire a tutti che è lesbica poco prima della finale degli Australia Open. E allora gli sponsor si incazzano e qualcuno straccia pure i contratti.

Quando ha trent’anni la ragazza francese, che nel frattempo è diventata una campionessa, decide di appendere la racchetta e nel 2014 diventa allenatrice dello scozzese Andrew Murray detto Sir Andy. Prima donna e pure lesbica a comandare a bacchetta uno che sta nella top 10 dell’Atp. Mica robetta. E già sarebbe un lieto fine bellissimo.

Non fosse che Amèlie – che è una che non si accontenta – decide di avere un bimbo con la sua compagna Sylvie Bourdon. Ad annunciare la nascita del piccolo Aaron, il 16 agosto 2015, è proprio Andy, che dedica alla sua coach e al nuovo nato la vittoria contro Djokovic a Montreal. E vissero tutti felici e contenti? Macchè.

Una che è stata la trionfatrice di Wimbledon mica si accontenta di poco. Adesso, a 37 anni, Amélie si prepara a dare alla luce un altro bambino. O una bambina, chissà. Per questo ha salutato le sue ragazze e si è licenziata da capitano della Francia. Il lieto evento è atteso ad aprile. E chissà, questa volta, chi sarà la fata madrina.

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