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Asia Argento molestata da Weinstein: le attrici raccontano l’orrore che vivono molte donne ogni giorno

Il produttore Hollywoodiano sfruttava il suo potere e le sue conoscenze per abusare delle donne che lo circondavano

Dopo le 8 che lo hanno denunciato, sono tantissime le donne – soprattutto attrici famose e sue assistenti – che stanno cominciando ad uscire allo scoperto per raccontare delle violenze e molestie subite dal potente produttore hollywoodiano Harvey Weinstein, ora licenziato dalla stessa società che ha contribuito a creare insieme al fratello.

Dopo le accuse e le rivelazioni, è arrivato il sostegno da parte del mondo dello spettacolo, femminile e non. Lena Dunham, Patricia Arquette, Jessica Chastain, e persino Meryl Streep, che considerava Weinstein «un dio» fino a non molto tempo fa, ora definisce eroine quelle donne che hanno avuto il coraggio di parlare – alcune dopo 20 anni, come Asia Argento – e hanno deciso che non potevano più convivere con la vergogna e i sensi di colpa, bloccate dalla paura che lui potesse mettere fine alle loro carriere. La Streep aggiunge: «Non sapevo nulla di certi suoi comportamenti. Non lo avrei mai immaginato».

Certo. Nessuno può immaginarlo fino a quando non accade. Fino a che non ti ritrovi in un ufficio chiuso a chiave e scopri che la famosa riunione delle 20 organizzata all’ultimo minuto era una balla, una scusa per attirarti lì. Fino a che non vieni invitata ad una festa, ti aspetti decine di persone, e invece c’è solo lui in accappatoio che ti chiede di fargli “un massaggio”.

«Se fossi stata una donna forte gli avrei dato un calcio nelle palle e sarei scappata. Ma non l’ho fatto. È stato un trauma orribile» racconta Asia Argento al New York Times. Purtroppo una situazione simile accade a tantissime donne che, prese dal panico e dalla paura, non riescono a reagire finendo per diventare vittime dei loro aguzzini, uomini di potere e non, esseri meschini che approfittano di loro mentalmente e fisicamente.

Dopo anni di molestie e soprusi però, il silenzio è stato rotto. C’è voluto un po’, ma Weinstein pagherà per tutto quello che ha fatto e le sue scuse non servono a pulirci le feci pestate per strada. Per questo bisogna abbattere il muro di ignoranza che circonda certi argomenti e la coltre di tabù che spesso si trova ad affrontare la donna che subisce abusi, in famiglia o sul luogo di lavoro. Sportelli d’ascolto, corsi di formazione, ma soprattutto l’educazione che si dà ai propri figli, passi importanti per impedire che gli uomini – e le donne – di domani diventino carnefici e vittime di una cultura fatta di predominanza e cieca obbedienza.

In questo caso si tratta di attrici famose, in qualche modo privilegiate e “protette”. Ma ci sono voluti vent’anni, prima che la verità venisse a galla. Forse perché, al di là delle copertine patinate, delle premiazioni e dei film impegnati (per inciso, Weinstein ha prodotto capolavori come Carol, Trans America, le ultime pellicole di Tarantino, The Artist, 3 Generation, Philomena), viviamo in una società in cui il potere è maschile, usa il sesso come valore di scambio e la paura come ricatto.

Lo dice Angelina Jolie che, come Gwineth Paltrow, in gioventù ha subito molestie da parte del produttore: «Questo comportamento verso le donne in qualsiasi campo, in qualsiasi Paese è, inaccettabile».

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