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Arcilesbica Nazionale e la transfobia social: le transgender non sono donne.

Stiamo attraversando l’estate più rovente del secolo. E si sa, il caldo dà alla testa. Forse per questo dalla pagina Facebook di Arcilesbica Nazionale spuntano condivisioni di articoli che, ahimè, hanno il sapore amaro della divisione. Dopo le polemiche sulla Gestazione per altri, dopo i proclami a ridosso del Milano Pride, dai quali si sono dissociati dieci circoli su quattordici, sembra che una manciata di attiviste di Arcilesbica abbia deciso di aprire un nuovo fronte di battaglia: la transfobia.

Martedì 8 agosto, Arcilesbica Nazionale ha ripreso un articolo pubblicato su medium.com – sito femminista americano – dal titolo decisamente polemico: “I am a woman. You are a trans woman. And that distinction matters”. Senza fare troppi giri di parole, l’articolo attaccava con veemenza le donne trans: non sono donne, perché non lo sono biologicamente. Perché molte di loro hanno ancora un pene. E perché nessuna donna trans ha mai “sperimentato” cosa vuol dire avere le mestruazioni. E questa differenza, per l’autrice dell’articolo, è importante: le donne cis (le donne tali per biologia) devono reclamare uno spazio separato – fisico e culturale – rispetto alla donne transgender. Non meritevoli del “titolo” di donne.
Il post condiviso da Arcilesbica ha ricevuto una valanga di commenti negativi. Ed è magicamente sparito dopo pochi minuti, per poi ricomparire, esattamente com’era prima, ma senza commenti. A chi le accusava di averlo fatto per eliminare le critiche, le amministratrici della pagina hanno risposto così: “Care, il post si è cancellato in automatico. Non abbiamo timore dei commenti.”

Il secondo post ha – al momento in cui scrivo – circa 680 commenti. Tutti dello stesso tono. Una volta ripresa la parola, da Arcilesbica Nazionale è arrivata questa risposta: “esisterà sempre un femminismo irriducibile al neutro.”

Senza voler indagare nelle (scarse) capacità di amministrare una pagina Facebook, per l’ennesima volta l’associazione che dovrebbe rappresentare, a livello nazionale, le donne che amano altre donne ha dimostrato di essere molto poco incline al dialogo, e molto propensa alla divisione. O per meglio dire, alla discriminazione: tutto ciò che è maschile è negativo, che si tratti di papà gay o trans mtf.
Del resto, sempre dalla pagina di Arcilesbica Nazionale in questi giorni è comparsa un’intervista a Cristina Gramolini, presidentessa del circolo di Milano, in cui venivano ribadite le posizioni anti GPA, e con una certa dose vittimismo attaccava l’associazionismo gay:
“In passato ho vissuto altri conflitti legati alla differenza sessuale, ad esempio per la mancata accettazione di un’organizzazione indipendente delle lesbiche: i gay che guidano il movimento lgbt hanno rispettato maggiormente l’autorganizzazione delle persone trans, e poi di altre soggettività come le persone intersessuali o asessuali, ma hanno sempre mal sopportato che le lesbiche si autorappresentassero. Ora che lo facciamo in contrasto con le aspettative genitoriali degli uomini la polemica è diventata virulenta.”

Siamo a ridosso di un congresso nazionale anticipato e i circoli in rivolta sono in netta maggioranza rispetto ai quattro che sostengono le posizioni del Nazionale: il no alla GPA, la transfobia, la misandria. Evidentemente chi, in questo momento, gestisce la pagina Facebook di Arcilesbica Nazionale ha intenzione di creare una spaccatura insanabile all’interno dell’associazione.
A chi possa giovare tutto ciò non è dato saperlo. Ma di certo, se l’obiettivo era vivacizzare la pagina Facebook in questo agosto rovente ci sono riuscite. Peccato che tutto questo polverone vada a discapito della comunità LGBT+, la cui unità è sempre più minacciata da una manciata di irriducibili attiviste, capaci, in nome di una visione integralista e dottrinale di un certo femminismo, di gettar fango su una storia importante come quella di Arcilesbica.
Attendiamo con ansia quali saranno gli esiti del congresso che si terrà ad ottobre, per scoprire se avremo ancora un’associazione che rappresenti le donne lesbiche, bisessuali, queer. O se dovremmo riscrivere la storia del movimento LGBT+ partendo dal funerale di Arcilesbica.

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9 thoughts on “Arcilesbica Nazionale e la transfobia social: le transgender non sono donne.”

  1. Affermare che le donne transessuali non sono biologicamente donne non è in alcun modo transfobico. E’ la sacrosanta verità. Le uniche che paiono troppo prese a denigrare ArciLesbica e non approfondire le questioni GPA, e la necessità di spazi solo per donne siete voi. Perchè date per scontato che queste posizioni politiche siano ‘semplicemente’ frutto di bigottismo e misandria? La semplificazione che continuate ad abbracciare è sconcertante. La violenza degli uomini sulle donne non è un’invenzione, così come non è un’invenzione la feroce misoginia che oggi un esteso gruppo di donne transessuali sta riversando su donne, lesbiche in special modo, per il fatto di essere donne a cui piacciono le donne (non uso cis perchè è a dir poco ridicolo farlo). Ci sono stati e ahimè sono molti casi di aggressione e stupro da parte di donne transessuali (pene munite) nei confronti delle donne, questo proprio per un più facile accesso agli spazi femminili. Le donne, unico soggetto del femminismo, vengono nuovamente zittite per esprimere il loro sacrosanto diritto di sicurezza. Non tutte le donne transessuali odiano le donne, e le lesbiche e le femministe si battono dagli anni ’70 perchè non vengano discriminate. Sarebbe positivo ricambiassero il favore. Ovviamente però è come sempre più facile puntare il dito sulle donne che non abbracciano posizioni mainstream e sottomesse ai desideri degli uomini. Perchè le donne trans vogliono avere accesso agli spazi femminili? Perchè potrebbero subire violenza dagli UOMINI. La sicurezza degli uomini e delle donne trans viene come sempre prima di quella delle donne. Tristemente la cosa non mi stupisce. Per favore, informatevi invece di continuare a spargere odio nei confronti di altre donne.

    1. Cara Giorgia,
      alcune delle cose che dici sono dati di fatto. È vero, le donne transessuali sono donne il cui dato biologico è discorde dall’identità di genere. È vero, la violenza sulle donne esiste. Sarebbe interessante confrontarsi sulla natura poliedrica dell’identità sessuale come combinazione di dato biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale. Oppure sull’eziologia multifattoriale (biologica, culturale, psicologica) di fenomeni orribili come lo stupro e il femminicidio. Ma non è questo lo spazio e sono certa che con le tue amiche femministe avrai studiato approfonditamente la materia. Il mondo è un posto in cui cose orribili accadono, ma accadono anche cose meravigliose. Quello che nessuno di noi dovrebbe fare è organizzare la proprio esperienza di vita identificandosi con un sentimento, qual è la rabbia, o con un ruolo, qual è la vittima, che pur a volte ci capita di rappresentare nel nostro percorso. La condizione femminile, che tanto ti sta a cuore, è migliore lì dove le società sono aperte, inclusive, dialoganti. Dove i ponti sono più importanti dei muri. Dove la diversità non fa differenza ( come invece senti il bisogno di marcare in quanto “unica vera donna senza il ridicolo prefisso cis”). Differenza ,tra l’altro, che cerchi con delle donne che avrebbero argomenti molto più pesanti dei tuoi nel ruolo della vittima. Anche se la cosa non ti piace, in senso archetipico siamo tutti una combinazione unica di femminile e maschile. Si, anche tu. Il patriarcato ,è vero, ha fatto tanti danni. Ma piuttosto che identificare col campo maschile le parti non positive del sé proiettandole all’ esterno, è molto più sano integrarle. Sarai una donna più completa e più serena. E avrai contribuito a migliorare la condizione femminile. In questo caso, la tua. Un grande abbraccio.

      1. veramente noi siamo uomini e donne, molti, la maggioranza sono cisgender, e alcuni trans ma sempre uomini e donne. Le combinazioni archetipiche lasciamole perdere

      2. Cara Pangea,
        Entrambi i tuoi commenti mi fanno comprendere come tu non conosca affatto il significato di femminismo anche se ti riempi la bocca di Pankhurst, de Beauvoir e Lorde che palesemente conoscerai solo per nome. La loro stessa associazione è storicamente e politicamente insensata tra l’altro. Alla base del femminismo di seconda ondata c’è il desiderio di distruzione del genere inteso come gerarchia di potere socialmente costruito per privilegiare gli uomini e avvalorare la sottomissione e discriminazione delle donne. Come un uomo e una donna si presentano nella società e dunque con abiti cosiddetti maschili o femminili o dimostrando una personalità considerata ‘tradizionalmente’ maschile o femminile non ha alcuna importanza per il femminismo. Liberarsi dalla costrizione di performare un genere piuttosto che l’altro perchè biologicamente maschi o femmine è alla base della lotta di liberazione femminista, e di quella lesbica e gay (che guarda un po’ è nata proprio grazie alle femministe lesbiche, le stesse che durante l’epidemia di aids degli anni ’80 hanno sostenuto gli uomini gay e hanno combattuto per loro- giusto perchè parli di mancanza di inclusione). Non c’è un solo modo di essere femminista e come donna e persona sei legittimata a pensarla diversamente. Condividere ciecamente alcune posizioni non è sano, riflettere e studiare lo è. Non essere approssimativ* nei propri commenti e non alimentare odio nei confronti di chi la pensa diversamente lo è. Ripeto, alla base del movimento femminista c’è la liberazione delle donne, affinchè possano essere soggetti a pieno titolo. Di conseguenza, la distruzione del genere permetterebbe un’uguaglianza tra i sessi (femminile, maschile, intersessuale) e utopisticamente come ti mostrerai alla società non sarà più motivo di discriminazione e violenza. E’ paradossale poi che le donne che richiedono spazi solo per loro vengano tacciate di misandria e bigottismo. Nessuna persona si permetterebbe di accusare il movimento di liberazione dei/delle ner* di essere razzist* per non includere come soggetti al suo interno i bianchi se non come alleati. Lo stesso discorso si può fare per molti altri movimenti in cui di fatto le donne rimangono sempre in seconda fila. Finchè le donne non saranno tutelate nelle loro esigenze, finchè la discriminazione e violenza nei loro confronti non finirà, allora l’unico soggetto del femminismo saranno e dovranno essere le donne. Uomini, e donne transessuali possono e dovrebbero essere alleat*, non rivendicare un posto che non spetta loro per diritto. Inoltre, il fatto che gli uomini transessuali facciano notizia solo quando rimangono incinta ( essi, perchè sono biologicamente donne) mentre le donne transessuali la facciano per i loro successi nel mondo lavorativo e personale, dimostra come il privilegio di essere biologicamente maschi non svanisca perchè si appare donne, così come l’essere biologicamente femmina rimane una discriminante anche se si ha la barba. Ad ogni modo, sarebbe bello avere i dati delle cose che dici. Ti ripeto l’identità di genere è una costruzione sociale che può essere interiorizzata, chi soffre di disforia di genere lo sa bene, ma non esiste per natura. La moltiplicazione attuale di generi non fa che avvalorare il fatto che il genere non sia artificiale. Abbracciare l’ideale illusorio che tutto può essere meraviglioso se solo fossimo inclusivi è non solo irrealistico ma terribilmente pericoloso. E’ un po’ come dire che se ricchi e poveri si venissero più incontro allora magicamente la povertà nel mondo scomparirebbe. Perdio, le identità politiche esistono per ottenere diritti e cambiare le cose che non vanno senza che un’altra identità ne faccia le spese. Non è così complicato da comprendere, ma a quanto pare più è alta la difficoltà di successo e più cresce l’ondata approssimativa e pseudo liberale. Dire che le lesbiche femministe sono orridi esseri che odiano se stesse e gli uomini fa più comodo rispetto al riflettere sul perchè portano avanti determinate battaglie che non sono trendy quanto il dire che le donne trans sono donne a tutti gli effetti. Michael Jackson non è diventato magicamente bianco dopo mille operazioni anche se poteva apparire come tale, così come chi dimostra 30 anni grazie alla chirurgia ma ne ha 60 continua ad avere 60 anni. E non c’è nulla di male. Abbracciare la natura trans sarebbe più sano dell’appropriarsi di identità che non appartengono loro. Diversamente, l’odio di sè e la non accettazione del proprio corpo si trasformerà in odio per l’altra (essi, gli stupri e le violenze sulle donne da parte di donne trans non sono, purtroppo, un’invenzione femminista).

      3. Giorgia: “Inoltre, il fatto che gli uomini transessuali facciano notizia solo quando rimangono incinta (essi, perchè sono biologicamente donne) mentre le donne transessuali la facciano per i loro successi nel mondo lavorativo e personale, dimostra” … Oh my god… Usare i titoloni dei giornalisti sensazionalisti come dimostrazione che non si perdono i privilegi

    2. La sua è misandria allo stato puro, già la considerazione che possedere un pene sia un pericolo per le donne denota una visione PATOLOGICA verso il genere maschile, e questa avversione fobica si riversa sulle donne transessuali per il solo fatto che hanno un pene.

  2. le donne trans sono una minoranza per ovvie ragioni ma sono donne (e non sono neutro), lo sono in modo diverso dalla maggioranza cis ma perchè mai non dovrebbero condividere gli stessi spazi? Mica sono obbligate ad andare a letto insieme se non vogliono. Se poi nei paesi anglosassoni qualche uomo si è finto una trans per molestare le donne nei bagni non è comunque una buona ragione per vietare i bagni delle donne alle trans vere

  3. Femminismo,lesbismo,comunismo, islamismo, daltonismo, ciclismo, alcolismo. Continuo? O forse è il caso finalmente di accorgersi che ogni -ismo, elevando una parola a dottrina, porta con sè tutti i limiti di una visione integrale della realtà? L’adesione acritica ad un ideale è una tentazione costante nella storia dell’umanità perché fornisce la più solida delle risposte ai bisogni identitari di un individuo. Peccato che quella risposta si è sempre rivelata sbagliata. Che ci sia ancora qualche sparuta nostalgica minoranza in Arcilesbica che non si è accorta che essere lesbica non implica essere femminista? Che maschilismo e femminismo sono due facce della stessa medaglia? Che il femminismo in sè ha sempre rappresentato nei secoli solo la minoranza radicale, rabbiosa e oppositiva del ben più ampio e nobile movimento di liberazione ed emancipazione femminile? Che “capellicortisenzatruccocamicia daboscaiola” significa voler combattere gli stereotipi dei ruoli di genere creandone un ennesimo? Che non si può contrastare un -ismo rinchiudendosi in un -ismo di segno opposto? . Abbracciate il mondo e fatevi carico della complessità del reale. Anche Pankhurst, De Beavouir e Lorde ve ne saranno grate. Statene certe.

  4. Mi sono innamorata di una donna trans un anno fa. E vi assicuro che è stata stronza tale e quale di una donna cis. Credetemi le donne trans sono donne al 100%

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