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Babijy: il romanzo adolescenziale lesbico senza poiana!

Tra le storie di formazione adolescenziale lesbica, spesso manca non tanto la spensieratezza quanto la capacità di non problematizzare l’orientamento sessuale.
Ovvio, non è tanto colpa di scrittori e scrittrici, quanto della società: tu magari non vuoi problematizzare proprio niente, ma ci pensano gli altri a dirti in continuazione “Ma com’è che hai capito di essere lesbica? Ma non è che ti sei sbagliata? Ma sei proprio sicura? Ma non ti va di uscire con un ragazzetto?”.
E tu, anche se sei una sedicenne strong a un certo punto inizi a dirti, “Vabbeh magari hanno un minimo ragione gli altri, del resto sono una contro mille milioni” e così, anche se non avresti problematizzato un fico secco, finisci per passare le notti a guardare il soffitto e a chiederti chi sei e se sai di non sapere. Ergo, scrivere un romanzo per giovani lgbt e saltare questa parte, purtroppo, rischia di risultare un po’ posticcio.
La cosa più bella di “Babyji” ed. Feltrinelli, un lungo e interessante romanzo di Abha Dawesar, scrittrice indiana, sta proprio in questa magia: la protagonista (il cui soprannome dà il titolo al libro) è una sedicenne intelligentissima, sveglia, lesbica che, per l’intera durata del libro, riesce a non cadere mai nella trappola degli adulti e degli “altri” in generale.
Babyji frequenta una buona scuola privata, fa parte di una casta elevata, sebbene i suoi non siamo particolarmente ricchi, vuole diventare astrofisica e ricca per poter essere indipendente e non doversi sposare mai. Per sua fortuna ha due genitori che la vogliono ricca (ma per questo più ingegnera che astrofisica) e che pensano vagamente “Massì dai un giorno si sposerà” e non le fanno pressioni.
Nel frattanto Babyji scopre il magico mondo dell’amore (e del sesso soprattutto) e si rivela una sorta di latin lover, riuscendo a intrattenere tre relazioni in contemporanea: con una ricca e colta signora, India, con una delle sue diciamo collaboratrici domestiche (anche se il concetto in India è sostanzialmente simile a quello dei domestici di Downton Abbey) e, infine, con una sua bellissima compagna di classe.
Nella storia c’è del sesso, ma non insistito, ovvero non particolarmente descritto, non è quello l’intento della storia, non ci troviamo perciò dalle parti delle “peccaminose avventure di una liceale”.


Il nodo centrale sta più del modo in cui Babyji riesce a capire come l’intelligenza, anche nelle situazioni più complesse, può non solo aiutare, ma anche salvare.
Babyji comprende istintivamente che per gestire tre relazioni non deve far insospettire i genitori, quindi studia il doppio, non fa calare la sua rendita scolastica, non dà adito a pettegolezzi, non attira il loro fiato sul suo collo. Per essere libera, deve dimostrare di meritare fiducia.
Non solo, non si ficca (quasi) mai volontariamente in situazioni spiacevoli e, quando succede, si tormenta finché non le risolve.
Quel che rende speciale Babyji è una cosa fondamentale: è totalmente priva di quel vago senso di autodistruzione che attanaglia quasi tutti gli adolescenti. Non sa cosa sia ed è per questo che le pressioni esterne non possono intaccarla.
E’ un personaggio che considererei straordinariamente positivo parlando di TUTTI i libri che hanno per protagonisti giovani adulti, ma che, nel caso delle giovani lesbiche è come un faro nella notte.
Da leggere e non solo da adolescenti, anzi (il libro non è classificato specificatamente per YA).

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