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Una ComBInazione Vincente. Bproud: quando la gelosia e l’invidia entrano nella coppia

da Silvia e Fra 2.941 visite0

Una coppia, due mondi: Una comBInazione vincente è la narrazione a due voci tra il serio e il giocoso delle tante sfaccettature di una relazione tra una donna lesbica e una bisessuale.

Silvia: Così, alla soglia dei 40 anni, mi sono rimessa in gioco e ho iniziato la mia vita da studentessa universitaria full time.
In pochissimo tempo mi si è aperto un mondo nuovo e incredibile: ho conosciuto un sacco di persone eccezionali, di età diverse, con esperienze diverse e orientamenti sessuali diversi.

Ho imparato a vedere, capire e ironizzare sulle differenze generazionali a 360 gradi e ho iniziato a frequentare persone che per età potrebbero benissimo essere miei figli.
Ho creato dei rapporti di amicizia molto importanti e ho riscoperto l’amore per la conoscenza e lo studio.

Da giovanissima era stata molto brava a scuola, ma con il passare degli anni ero peggiorata molto e durante il liceo avevo avuto dei problemi.
Avevo poi provato a frequentare l’università, ma avevo letteralmente buttato soldi e tempo facendo di tutto tranne che studiare.

Con l’iscrizione al corso in servizio sociale invece ho riscoperto la bellezza dello studio visto come arricchimento personale di conoscenze e competenze e ho avuto da subito la sensazione di aver fatto la scelta migliore della mia vita.

L’Università di Bologna mi ha poi sorpresa in positivo perché fin dall’inizio ha mostrato tutta la sua apertura verso il mondo LGBT: sin dal primo anno ho iniziato a fare tesine incentrate sulla relazione tra argomenti di studio e orientamento sessuale.

Inoltre, ad un certo punto due docenti delle materie professionalizzanti hanno deciso di unire le loro ore e di farci fare una formazione sulle tematiche LGBT, coinvolgendo il Cassero e altre realtà che lavorano sul territorio bolognese e hanno spesso a che fare con situazioni di disagio legate a chi sono e cosa provano.
È stato emozionante vedere tutti i miei compagni di corso prendere appunti sulle differenze tra orientamento ed identità, transessualità e trasvestitismo, ecc.

Mi ha quasi commossa sapere e vedere che finalmente si fa formazione anche nelle università su argomenti che fino a pochi anni fa non si potevano neanche nominare!

Inoltre in tutte le lezioni, quando si è parlato di famiglia, i docenti hanno sempre sottolineato il fatto che non esiste LA famiglia, ma esistono LE famiglie, comprese quelle omosessuali.
Tutti i docenti, anche quelli da cui non me lo sarei mai aspettata.

Certamente non tutti i miei compagni erano d’accordo su tutto, ma molti hanno voluto approfondire, chiedermi, parlarmi, esporre i loro dubbi su varie questioni; insomma hanno cercato un confronto che forse senza il lavoro svolto dall’università non avrebbero mai neanche preso in considerazione.

Su 150 persone iscritte al mio anno, solo 1 si è rivelato essere in disaccordo su tutto, ma poi si è saputo che è figlio di sentinelle in piedi e fa lui stesso parte del gruppo.
E no, in questi casi neanche l’università può fare molto, purtroppo.

Ma sicuramente ho capito che anche qui in Italia abbiamo delle enormi ricchezze e possibilità.
Sicuramente non sarà così in tutti gli atenei o in tutte le facoltà, ma in alcuni luoghi si lavora sodo per cambiare le cose e dare strumenti validi anche ai professionisti di qualunque età, provenienza e credo religioso per eliminare le discriminazioni e i pregiudizi.

Francesca: Già, un cambiamento di vita davvero radicale! E, anche se in modo indiretto, aveva dei risvolti anche su di me. Anche se ho partecipato in prima persona alla tua scelta, mi ci è voluto un po’ di tempo per capire che ti stavi davvero imbarcando in quest’avventura. Prima l’open day, poi il test di ingresso… fino al giorno in cui ti sei iscritta ed è iniziato l’anno accademico.

All’inizio era elettrizzante; vederti passare dalla frustrazione quotidiana di un lavoro che oltre a non piacerti non ti avrebbe comunque portata da nessuna parte, all’entusiasmo di intraprendere finalmente la tua strada ha regalato una botta di energia notevole a te e di conseguenza anche a me. Ogni giorno tornavi a casa e mi raccontavi dei corsi che avevi seguito, delle persone che avevi conosciuto e di quanto fosse bello sentire di avere davvero preso la giusta direzione per il tuo futuro. Mi contagiavi con la tua allegria e vederti così felice regalava anche a me una bellissima sensazione. Poi, cavoli, vuoi mettere poter dire in giro “sai, sto con una che va all’università?” :-D
Insomma, era divertente e ci scherzavamo anche su parecchio.

Nel frattempo io, invece, continuavo con la mia solita routine quotidiana. Al lavoro andava molto meglio rispetto alla situazione che avevo vissuto in Inghilterra, ma si trattava pur sempre di fare la stessa cosa tutti i giorni, senza una gran prospettiva di crescita personale. Ormai avevo i miei ritmi: il caffè al solito bar, la passeggiata sotto le torri con la musica nelle orecchie, le chiacchiere con i colleghi durante la pausa pranzo. Nel tempo libero proseguivamo con il nostro progetto di Bproud, che ormai stava cominciando a creare sempre più contatti e possibilità di collaborazioni interessanti.

Ma al di là di questo, non avevo niente che mi facesse sentire speciale, viva. Avevo cominciato a coltivare qualche amicizia, ma il ricordo delle delusioni legate alla mia separazione era ancora molto doloroso, quindi facevo un po’ fatica a fidarmi e a lasciarmi andare. Preferivo andarci con i piedi di piombo, con il risultato, però, che i miei rapporti sociali erano ridotti davvero al minimo.

Così, ad un certo punto, ho iniziato a provare uno strano senso di fastidio. I tuoi racconti, invece di entusiasmarmi, cominciavano a mettermi a disagio. Tutte queste novità, mentre nella mia vita non era cambiato nulla. Per un po’ ho creduto di essere invidiosa: in effetti anche a me sarebbe piaciuto avere la possibilità di rimettermi in gioco e reinventarmi una vita più in linea con i miei desideri, ma purtroppo non potevo farlo. In fondo era anche abbastanza normale che mi sentissi così; mi sono fatta una sana risata autoironica e ho cercato di non rimuginarci troppo su.

Poi però mi sono resa conto che c’era altro. D’un tratto ho cominciato a chiedermi se magari, a lezione, potessi conoscere una persona più interessante di me. Qualcuno con cui avresti avuto interessi e passioni in comune, magari una ragazza più giovane. E più passavano i giorni, più diventavo insicura… Se fosse successo davvero, come si sarebbero messe le cose tra di noi? Cosa sarebbe rimasto di me, se non ci fosse stato più un “noi”?

Non sono mai stata una persona gelosa, a meno che non ci fossero dei motivi più che fondati per esserlo. Per questo facevo fatica a riconoscere quello che provavo. Eppure col passare del tempo mi sentivo sempre più fragile e insicura. Cosa mi stava succedendo?

Continua…

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