Questo sito contribuisce alla audience di
NewsPrimo pianoSocietà e politica

Elezioni in Germania. Chi è Alice Weidel, la leader lesbica del partito neonazista?

Lesbica dichiarata e sposata con una donna dello Sri Lanka, Alice Weidel ha portato i neonazisti di Alleanza per la Germania al Parlamento tedesco

Il 24 settembre il popolo tedesco è stato chiamato alle urne per il rinnovo del Bundestag, la camera bassa tedesca. Queste elezioni hanno visto come protagoniste, a differenza di paesi come l’Italia, le donne, ad iniziare da Angel Merkel che, pur avendo perso circa 10 punti rispetto le precedenti elezioni, è stata confermata per la terza volta nel ruolo di cancelliera con il 32,9%.

I socialdemocratici di Martin Sculz (SPD)si attestano attorno al 23% segnando cosi, secondo Manuela Schwesig una delle esponenti di spicco di SPD, la fine della Grosse Koalition che per dodici anni ha governato la Germania. Per assicurare la governabilità si profila un’allenza con liberali e verdi – che prenderebbe il nome di Giamaica peri colori dei partiti. In questo caso, ago della bilancia sarebbe un’altra donna: la leader dei verdi Catrin Goering-Eckardt.

Ma la vera protagonista di queste elezioni tedesche è Alice Weidel, capo del partito di ultradestra, Alternativa per la Germania (AFD): con il 13% dei voti è la terza forza politica della Germania. 

Alice Weidel si presenta in maniera diversa rispetto alle organizzazioni neonaziste del passato e agli altri partiti xenofobi, nazionalisti ed euroscettici. Una laurea in economia, un passato in Goldman Sachs, Allianz e Bank of China, e dichiaratamente lesbica. E pur appartenendo ad un partito xenofobo e islamofobo, in nome dell’incoerenza, vive in Svizzera con Sarah Bossard, una regista originaria dello Sri Lanka con la quale ha due figli.

Parlando della sua omosessualità e della sua appartenenza ad AFD, la Weidel ha dichiarato che a minacciare i diritti degli omosessuali tedeschi sono gli immigrati islamici, non la destra. «Non sono qui, nonostante la mia omosessualità, ma anche per la mia omosessualità» ha detto Weidel, «l’AfD è l’unica protezione reale per i gay e le lesbiche in Germania». Purtroppo in Germania non è la sola a pensarla così: sembra che a votare per Alternativa per la Germania siano stati circa il 7% degli omosessuali tedeschi, molti dei quali residenti a Berlino una della città più friendly d’Europa. Anche per loro la vera minaccia sarebbe l’islam radicale.

Ma le contraddizioni non finiscono qui. Alice Weidel è a capo di in un partito che nel suo programma elettorale si lamenta del declino della famiglia tradizionale e critica l’insegnamento scolastico in cui  verrebbe data troppa enfasi alla omosessualità, alla transessualità e in generale alla diversità sessuale. Un paradosso che la Weidel cerca di risolvere così: «A scuola i bambini devono studiare tedesco, matematica e scienze. La questione del genere e il vocabolario LGBT non sono adatti alle mura scolastiche ma a quelle di casa». Staremo vedere cosa succederà nei prossimi mesi, ma l’ultradestra al Parlamento Tedesco non promette niente di buono.

Share Button
Tags
  • 93 Posts
  • 3,999 Followers
  • 153 Following

F

Finta rossa e devotissima fan di Simone Simons per cui farebbe qualsiasi cosa,compreso attendere 12 ore sotto la neve.Ama la pastasciutta, i libri e la buona musica.Non le piacciono i vecchi film americani dove il guidatore non guarda la strada ma questa è solo una citazione del favoloso Mondo di Amelie (che adora)

Articoli correlati

10 thoughts on “Elezioni in Germania. Chi è Alice Weidel, la leader lesbica del partito neonazista?”

  1. salve! partecipo alla conversazione! non so se nel caso specifico l’afd sia effettivamente un partito neonazista, cioè che dichiara esplicitamente di ispirarsi al nazismo, per adesso non mi interessa, ma a certi commentatori che dicono che lesbiche e gay non possono essere nazisti, e che quindi i partiti ai quali sono iscritti non possono essere nazisti, vorrei ricordare che un sacco di nazisti del nazismo-nazismo, quello degli anni ’30 e ’40, erano omosessuali. vedi la notte dei lunghi coltelli. è vero che il nazismo, e le ideologie di destra in generale, perseguitano i “diversi” e che i gay e le lesbiche sono sempre stati fra i diversi per eccellenza, ma può darsi che se in un dato momento storico un partito di destra identifica il nemico in una categoria particolare, gli ebrei o gli extracomunitari, contro i quali tutti gli altri membri della società devono unirsi, magari certi gay e certe lesbiche sentono finalmente hanno trovato un modo per essere accettati. “Sono gay, ma combatto anch’io contro gli ebrei o i musulmani. Sono dalla vostra parte. Sono gay ma non sono ebreo o mussulmano. Se sono pronto a combattere con voi, mi accetterete?”. Può darsi che per certe persone funzioni un po’ così…

  2. è una populista di destra, definire neonazista una persona che sta con una donna dello sri lanka è ridicolo. La sinistra ha sottovalutato le paure della gente e questo è il risultato

  3. Non credo Afd faccia riferimento al nazismo, di cui i tedeschi di questa generazione si vergognano. Ed è vero che l’islamizzazione è un pericolo molto grave per tutte le nostre libertà e abitudini. Se la sinistra non capisce questo, non rimane che votare una destra xenofoba che fermi l’invasione. Perchè di questo si tratta.

  4. La situazione nella sua drammaticità è molto semplice. La lesbica politica viene usata come cavallo di troia per acquisire consensi e smacchiare l’immagine di una destra dal passato oscuro, chiusa, fanatica, in virtù di una populismo che ha a cuore oltre che al popolo appunto anche i diritti delle donne e lgbt (basta che non disturbano troppo) che nella loro narrazione sono minacciati solo ed esclusivamente dall’invasione islamica. Ovviamente, qualora poi nel peggiore scenario possibile effettivamente arrivasse al potere definitivo la lesbica politica sarebbe la prima testa a volare, “ci sei servita ma ora ci siamo noi, tornatene nel tuo ghetto simbolico”. In questa situazione è facile sentirsi superiori e sdegnate ma è la sinistra con tutte le forze democratiche e progressiste ad aver fallito ignorando un malessere e una paura crescente, perché lo Stato di diritto, la laicità delle istituzioni e i diritti fondamentali sono compromessi da più parti e in vario modo, non sapendo fornire risposte e proposte alternative adeguate.

  5. l’etichetta “neonazista” ormai è come il prezzemolo, appena si intravede un partito populista di destra ecco venire appioppato lo stigma “nazifascista”. Ci si spaventa della crescita dei populismi in Europa? Non dovrebbe sorprendere, data l’estrema superficialità con cui viene studiato l’argomento da chi vorrebbe opporvisi. Se si parlasse dell’argomento con un po’ di cognizione di causa con quale testa definiresti “neonazista” un partito che appoggia apertamente Israele? Basterebbe già questo per far venire meno il castello di retorica spicciola con cui si cerca di demolire il populismo dilagante. I populismI vanno conosciuti veramente se li si vuole confutare, non è sufficiente e anzi è controproducente farsi trasportare da atteggiamenti di intolleranza e sicumera intellettuale capaci solo di parlare di “neonazismo”, “omofobia”, ecc. Basti prendere il caso del leader di destra Pim Fortuyn, omosessuale e antislamista e assassinato una quindicina di anni fa, per capire che le cose sono un po’ più complesse di come ci illudiamo che siano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close