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Etero pride, l’associazione che vorrebbe difendere gli eterosessuali

Etero pride

Etero pride, questa dovrebbe essere lo slogan del futuro, almeno secondo Giuliano Visalli, fondatore del primo movimento di orgoglio eterosessuale d’Italia. Avete letto bene, orgoglio eterosessuale, che dovrebbe portare ad un vero e proprio Etero pride il 17 maggio di quest’anno (un giorno che, immagino, non sia casuale, dato in quella data ricorre la giornata mondiale contro l’omo-transfobia). Di cosa si tratti di preciso, ammetto, mi è piuttosto oscuro, nonostante abbia spulciato il sito del movimento e letto la bella intervista che gli ha fatto Niccolò Carradori su Vice. Sì, perché l’intento di Visalli è fare per gli eterosessuali quello che in tutti questi anni le associazioni LGBT hanno fatto per le persone omosessuali. Ecco cosa si legge sul sito.

[quote]La nascita del Gay Pride è stato un evento che ha creato uno spazio, un momento di dibattito dentro e fuori le Istituzioni. Si può quindi dire che l’omosessualità sia stata ampiamente e costantemente affrontata, mentre non si può dire altrettanto con l’eterosessualità. Quest’ultima è infatti percepita come ovvia, scontata, quasi in secondo piano. Tutto questo è sbagliato. Anzi, sbagliatissimo. Le questioni che ruotano attorno all’eterosessualità sono numerose, assolutamente in divenire e in continua mutazione.

Quello che un tempo era una minoranza silenziosa (rappresentata da gay, lesbo, trans,…), oggi con intelligenza e spirito di iniziativa riesce in modo divertente e provocatorio a poter argomentare e dibattere le proprie legittime rivendicazioni. […] Etero Pride vuole essere un luogo di discussione per la famiglia, per i ragazzi e per le ragazze. La volontà è quella di unire la società ogni qualvolta vengano affrontati i temi alla sua base (famiglia, matrimonio, figli, adozioni,…). Unirla, non dividerla in base a schieramenti: cattoliche piuttosto che atee, di destra anzichè di sinistra, di nero piuttosto che di bianco. Tutto ciò nella nostra società è assurdo!!! Tali tematiche devono essere trattate senza atteggiamenti da tifoserie contrapposte.

Tutto questo vale anche, ovviamente, per il Gay Pride. Etero e Gay Pride devono quindi lavorare insieme, fianco a fianco e mano nella mano, per conoscersi meglio, discutere, proporre e chiarire. Diciamo quindi ai nostri amici del Gay Pride… scusateci per il ritardo![/quote]

Ammetto di essere piuttosto disorientata. Perché è vero, le trasformazioni avvenute nella nostra società negli ultimi anni sono profonde, e spesso dibattute in maniera superficiale, così come è altrettanto vero che etero e omosessuali dovrebbero imparare a dialogare di più, senza posizioni ideologiche (ovviamente da parte eterosessuale, perché la parità di diritti non è ideologia, è civiltà). Ma un’associazione? E poi un Pride? Che senso hanno?

Giuliano-Visalli

Giuliano Visalli, foto Facebook.

Oltre a questi dubbi, me ne sorgono altri. Nell’intervista a Vice, Giuliano Visalli afferma che un Etero pride è assolutamente necessario, «Perché le certezze che vengono associate all’eterosessualità sono venute meno. Noi non rivendichiamo diritti, vogliamo solo portare avanti una forma di autocritica verso un mondo che sta perdendo i suoi pezzi. […] Non vogliamo occuparci di famiglie arcobaleno, adozioni omosessuali o altro… quelle magari sono questioni che affronteremo, dialogando, più avanti. Noi vogliamo parlare dei problemi degli etero. Del fatto che la donna ha perso il senso del proprio orologio biologico e a 40 anni si ritrova senza un figlio e non sa come fare».

Ora, questa affermazione mi lascia molto, ma molto, perplessa. Se la donna ha perso il senso del proprio orologio biologico – e sarebbe bello capire cosa intende davvero Visalli – credo che sia una cosa molto complessa da affrontare. Ma a prescindere da tutto, e qui rispolvero un quel po’ del mio background femminista: dovrebbero decidere le donne cosa fare del proprio orologio biologico, e non tutti gli eterosessuali. A maggior ragione se il problema per Visalli è «che l’uomo, in questi anni, ha perso tanta di quella mascolinità che metà basta». Oppure se il problema sono telefilm come Sex and the city: «Io lo guardavo con la mia ex compagna e rimanevo sconvolto dal fatto che le donne trovassero fashion delle quarantenni in carriera senza famiglia, senza figli, senza niente, e che vivevano questa sessualità scardinata». Una sessualità che, invece, definirei libera.

Magari mi sbaglio, ma messo così questo Etero pride mi sembra soltanto il buon vecchio leone maschilista mascherato da agnellino.

Inoltre c’è un particolare che forse sfugge a Visalli: il Gay Pride nasce nel lontano 1969 a New York in risposta ad una serie di vere e proprie persecuzioni nei confronti delle persone omosessuali e transessuali: pestaggi, arresti, insulti. Non mi risulta che una sola persona eterosessuale sia stata picchiata a causa del proprio orientamento sessuale. E se si chiama pride è perché rivendica un diritto, non solo giuridico, ma un diritto che dovrebbe essere sacrosanto, e per tutti: cioè la libertà di essere se stessi. Quindi, caro Visalli, si faccia pure la sua bella associazione per parlare del mondo eterosessuale che cambia, ma per favore non lo chiami Pride, ché così insulta l’intelligenza di tutti, e non solo quella delle persone LGBT.

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COMMENTI

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    patty 3 anni

    Ok definirlo Pride non è il massimo. Ma che pure gli etero abbiano dei problemi è vero. Uomini che per per qualche ragione oscura vanno dall’estetista più delle loro compagne, ma se la moglie guadagna più di loro vanno in crisi e donne che devono conciliare famiglia e lavoro con accanto un uomo che avrà anche il petto liscio, ma che ancora non è in grado di stirare una camicia. I generi tradizionali si stanno confondendo (e di certo non è colpa dei gay) e ciò a volte crea dei problemi nella coppia.
    Le coppie gay non hanno questo modello predefinito quindi sono più flessibili e si adattano meglio alle situazioni.La maggior parte degli etero ha ancora molto da imparare!

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      ezz 2 anni

      E’ vero, ma il discorso imperante che si sente in giro purtroppo non è “ehi, il mondo si è evoluto e noi no, cerchiamo di accelerare il passo, gli uomini potrebbero imparare a stirare, forse la virilità non c’entra con la capacità di cambiare un pannolino”, ma “contro la crisi della società sforziamoci di ripristinare i bei vecchi tempi, quando l’omo era l’omo e la donna donna”. Sul serio, 99 volte su cento c’è tanta nostalgia per il passato e nessuna voglia di mettersi in discussione.

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    ezz 3 anni

    Tanto al di là degli intenti qui enunciati (abbastanza paraculi), secondo voi, cosa può pensare un omofobo qualunquista medio, o una sentinella in piedi, per arrivare fino a Casa Pound e via dicendo, quando sente parlare di “Etero Pride”? Quali associazioni mentali può fare?
    “Finalmente ribadiamo l’orgoglio di essere normali, i gay vogliono conquistare il mondo, imporre l’omosessualità ai bambini, facciamoci sentire, tutti in piazza all’Etero Pride a difendere la sana famiglia eterosessuale”. E vai con l’Etero Pride: Povia che apre il concerto, Ferrara che arringa la folla, le sentinelle schierate, e subito dietro i tizi rasati e trucidi con i tricolori.
    Questo tizio ha lanciato l’idea, quanto ci vorrà prima che venga cannibalizzata (a meno che non sia tutto previsto, so diffidente) da gente del genere? Forse sono pessimista.

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    In effetti, gli eterosessuali sessisti hanno un problema grande come una casa. Si accoppiano con donne, cercano donne, solo perché i loro ormoni dicono così, e perché ‘si usa’. In realtà disprezzano le donne, quindi dover essere in un certo senso dipendenti da persone della cui compagnia farebbero volentieri a meno fa montare in loro una rabbia repressa a fatica. Nella migliore delle ipotesi abbiamo i ‘soliti’ maschi, quelli che fanno i discorsi ‘normali’ (le donne son così, le donne son cosà), e che hanno relazioni infelici e superficiali, che si reggono puntellate da abitudini e convenzioni, o non si reggono proprio. Nella peggiore delle ipotesi meritano o un trafiletto nella cronaca locale (pestaggio semplice) o articoloni nella stampa nazionele (assassinio).

    Naturalmente, il discorso si può leggere in maniera speculare per le donne. A troppe eterosessuali sento in bocca discorsi deliranti del tipo “gli uomini son così, gli uomini son cosà”, e le loro relazioni son fatte d’abitudine e carta velina, sorrette davvero solo da un sottofondo di attrazione sessuale ben radicata. E’ l’altra faccia del medesimo sessismo.

    C’è poco di che essere orgogliosi, altro che pride…

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    Paolo 3 anni

    sono etero e dichiaro che non voglio essere rappresentato da questo tizio. E Sex and the city lo guardavo e mi piaceva

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    Elena 3 anni

    Il giorno che gli etero verranno aggrediti per strada per il fatto che sono etero, avrà senso fare l’etero pride.
    Il giorno che gli etero verranno discriminati sul lavoro e a scuola per il fatto che sono etero, avrà senso fare l’etero pride.
    Il giorno che gli etero dovranno fingersi gay in famiglia, al lavoro, a scuola, in giro per non avere grane avrà senso fare l’etero pride.
    Il giorno che gli etero verranno tacitati con stupidaggini del tipo “Ma che ti hanno fatto i gay che sei etero?”, “Ma come non ti piace tizio se uomo o tizia se donna e ti piace uno/a di sesso opposto ma hai problemi?” avrà senso fare l’etero pride.
    Il giorno che gli etero si sentiranno dire “Sei etero perché non hai trovato il gay o la lesbica giusti!” avrà senso fare l’etero pride.
    Fino a quel giorno lì, andate a zappare che è meglio. E vergognatevi, omofobi.

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    Giulia 3 anni

    Vi posso assicurare che il fondatore di questo movimento non aveva nient’altro di meglio da fare … mi sbaglierò ma temo che sia solo alla ricerca di un po’ di celebrità

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    “Tutto questo vale anche, ovviamente, per il Gay Pride. Etero e Gay Pride devono quindi lavorare insieme, fianco a fianco e mano nella mano, per conoscersi meglio, discutere, proporre e chiarire. Diciamo quindi ai nostri amici del Gay Pride… scusateci per il ritardo!”

    abbomba, ci andiamo? tanto sono inclusivi e ci vogliono bbbbbéne

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    Jean 3 anni

    Primo: No uterus, no opinion.
    Secondo: l’uomo, in questi anni, ha perso tanta di quella mascolinità che metà basta già, beh, che ne dice allora di fare un gruppo di auto-aiuto per maschietti invece di un pride? Che non è colpa nostra se lui non si sa adattare ad un mondo che non è più rigidamente diviso in MASCHI e FEMMINE, no?

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    Come dicono i veneti, brónzsa cuerta.