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Milano. “Froci di merda”: insulti omofobi, calci e pietrate contro un 17enne e i suoi amici

Sembra un film dell'orrore, eppure la storia di Leo è accaduta veramente

Accade a Milano, dove l’ennesimo episodio omofobico ha lasciato il segno su tre ragazzi di 17 anni, aggrediti da un gruppo di 15enni verbalmente e fisicamente perché secondo loro erano omosessuali.

Leo ha raccontato la sua storia a MilanoToday. Erano circa le 17:30 quando sono stati presi di mira:

Eravamo seduti su una panchina a parco delle Cave, bevevamo una birra ci facevamo i cavoli nostri. Loro erano una decina, non li avevo mai visti prima. Hanno iniziato a deriderci da lontano mentre ci guardavano. Poi, uno di loro si è avvicinato a me e mi ha chiesto ‘Sei un maschio o una femmina?’, forse per i capelli che porto.

Nella speranza che, non dandogli troppa corda, se ne sarebbero andati, Leo ha risposto con un vago “vedete voi”, che però non ha avuto l’effetto sperato. Un ragazzino esordisce con: “Allora siete froci di merda“. Il tentativo di ignorarli ancora fallisce e incominciano le botte. Leo e i suoi amici cercano di scappare ma partono le pietre, vengono inseguiti con bottiglie rotte, spinti a terra e presi a calci e pugni.

Leo torna a casa pieno di abrasioni in volto, il naso che sanguina e un occhio gonfio e nero

Ora fortunatamente sto bene, anche se quello che mi ha fatto più male è l’idea che al giorno d’oggi accadano ancora queste cose. Frequento il parco da quando sono piccolo e non era mai successo nulla.

In un Italia ancora priva di leggi che tutelino le persone LGBT, speriamo almeno che gli aggressori vengano identificati e puniti. Ma prima ancora, vista la loro giovane età, bisognerebbe intervenire nelle Scuole, ambiente dove dovrebbe essere insegnato il rispetto e l’educazione alla diversità.

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Ahlen

Nerd.

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2 thoughts on “Milano. “Froci di merda”: insulti omofobi, calci e pietrate contro un 17enne e i suoi amici”

  1. “Ma prima ancora, vista la loro giovane età, bisognerebbe intervenire nelle Scuole, ambiente dove dovrebbe essere insegnato il rispetto e l’educazione alla diversità.”
    sono un’insegnante.
    indignata e scioccata per l’episodio ma anche stupefatta dalla frase conclusiva tanto semplicistica. e anche un tantino offensiva, come spesso accade, verso la mia categoria. per quanto un insegnante si dia da fare nel suo contesto educativo, i ragazzi passano la maggior parte del tempo nel loro contesto familiare…è la prima cosa che mi viene da dire. innescando così il solito scaricabarile… ;)
    il fatto è che è sugli adulti che bisogna investire prima di tutto. e lo dico per esperienza. non solo gli insegnanti, tutti: genitori, allenatori, educatori, nonni, zii… certi valori si trasmettono meglio con il contatto, la condivisione. ma se un adulto non sa cosa sia il riconoscimento e il rispetto per le differenze come fa a trasmetterlo?

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