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Il Giorno Più Bello: Mabel Morri racconta l’amore e il diventare grandi!

Finalmente, dopo tanti anni di onorata carriera e onoratissima gavetta, Mabel Morri, storica fumettista bolognese, ha pubblicato un libro con un’importante casa editrice.
“Il giorno più bello” che si riferisce, senza troppe sorprese, proprio al matrimonio, è uscito infatti per Rizzoli Lizard ed è facilmente reperibile in tutte le librerie.

Tuttavia, si vede che è un prodotto pensato per un pubblico più generalista e infatti tocca una serie di temi usati (e diciamo anche abusati), assai cari a una certa narrativa italiana: matrimonio, crisi dei trent’anni (precisamente 35) e magico sud (che è magico sia quando lo descrive un autore del nord, affascinato da luoghi che hanno dell’esotico, sia per un autore del sud per cui niente è bello come casa).
La storia, disegnata col bellissimo e inconfondibile tratto della Morri, racconta la vacanza di tre amiche per la pelle: Tina, Vane e Giò.
Per loro, gli anni continuano a scorrere sostanzialmente simili da quando avevano vent’anni, poi come spesso succede, a un certo punto arriva l’amico che ti ricorda che no, in realtà da quando avevi vent’anni ne sono passati quindici e ti dice che, ebbene sì, si sposa.
A rompere gli indugi è Tina che ha una relazione stabile da tanti anni e non vede motivo per non fare il grande passo legale.
Vane e Giò fingono che la cosa non le chiami in causa, ma entrambe hanno due relazioni che portano avanti a singhiozzo, senza, tra l’altro, un reale motivo.


Vane ha una fidanzata che si potrebbe sostanzialmente definire una santa per come viene trattata. Vane è infatti il prototipo della lesbica stronza, quella che se la trovi faresti meglio a non prenderci neanche un caffè per preservare la tua sanità mentale: va e viene, evita qualsiasi impegno, addirittura dopo anni rifiuta il trasloco con camion dell’Ikea (non mesi, anni!!) e, dulcis in fundo, prende le ferie nel tuo stesso periodo, ma mica per passarle con te, ma con le sue amiche storiche!
Giò invece ha varie storie brevi, ragazzi che frequenta per periodi risicati per poi sparire, masochisticamente, anche quando questi giovini le interessano davvero.
Quando Tina però fa il grande annuncio e partono tutte insieme per un’ultima vacanza libere dal sacro vincolo del matrimonio, i nodi vengono al pettine.
Perché Vane e Giò sono incapaci di impegnarsi e al contempo hanno il terrore di rimanere sole?
Il loro è desiderio di libertà o paura di crescere?

La storia, lo ripeto, è disegnata benissimo e davvero fa piacere finalmente vedere il lavoro di Mabel Morri riconosciuto.
Tuttavia, personalmente, pur apprezzando (e in realtà non avendo dubbi che sarebbe finita così perché appunto non abbiamo assolutamente niente di diverso dagli etero) che i turbamenti da unione civile e da matrimonio siano praticamente simili, come diventerà identica la pressione sociale a contrarli (mia madre per dire, da quando è stata approvata la legge non fa che ripetermi “Ma allora quando la organizziamo questa unione civile?”), la storia mi è sembrata un po’ scontata.
Se è vero che le fregole da “non voglio crescere” dei trentenni non sono particolarmente originali, purtroppo neanche la cornice folkloristica pugliese con taranta, caldo, danze e buon cibo (ormai abusato da qualsiasi scrittore o regista italico, mai che qualcuno si sposasse in Calabria, tutti in Puglia) aiuta a trovare una variazione sul tema convincente, lasciando cadere la storia un po’ nel visto rivisto stravisto.
In ogni caso, soprattutto con la prima primavera delle unioni civili in coming (quanto avete speso finora per i regali delle coppie di vostre amiche che decidono di sposarsi in massa?) vale la pena tenerlo sui nostri scaffali.

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