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“I fiori di febbraio” di Fan Wu. L’adolescenza lesbica senza poiana

da Cyrilla 3.875 visite0

Ogni volta che mi chiedono un romanzo di formazione con protagonista delle ragazze, ci metto un po’ a farmi venire in mente qualcosa. Un po’ sono sicuramente io che vengo presa dal panico da interrogazione, un po’, in effetti, non è che ce ne siano a piovere.

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Anche per questo “I fiori di febbraio” di Fan Wu ed. Frassinelli, un libro che avevo preso per caso in biblioteca e che si è rivelato a tematica lesbica (per la serie quando li cerchi si danno uccel di bosco, quando non li cerchi ti saltano in braccio), mi ha colpito particolarmente.

In esso si narra la storia di Ming una ragazza molto diligente e studiosa di 17 anni che, come capita ad alcune studentesse dedite al dovere (e il dovere cinese immagino sia immensamente più doveroso del nostro) è arrivata alla sua età senza particolari turbamenti amorosi e una certa immaturità sentimentale. Presa e immessa nel grande mondo dell’università, dove pascolano ragazzi e ragazze anche molto più grande di lei, se la cava come può e riesce a galleggiare in un limbo almeno finchè non conosce per caso: Yan.

Yan è una studentessa di biblioteconomia di 25 anni, avvenente e molto sveglia. La sua particolarità, ripetuta più volte, è quella di appartenere ad un’etnia cinese minore: la popolazione Miao, particolarmente povera e costretta in una parte del paese non proprio florida. Anche per questo Yan vuole a tutti i costi rimanere a Shangai, città cinese dove però a quanto pare i cinesi che vogliono risiedere devono ottenere una sorta di visto lavorativo (o almeno così era negli anni ’90 quando si svolge la storia).

Le due diventano amiche inseparabili e pian piano Ming si rende conto che Yan sta diventando la persona più importante della sua vita. Inizialmente pensa sia perché effettivamente non ha mai avuto un’amica del genere, così spigliata, popolare e accattivante, con quel senso di ribellione che a lei manca totalmente, poi si rende conto con sgomento che potrebbe esserci anche dell’altro. Molto interessante è il pezzo nel quale Ming scopre l’esistenza dell’omosessualità, presentata agli studenti universitari come una sorta di perversione occidentale mai fortunatamente dilagata in Cina.

Questi presupposti gettano la povera Ming ancora più in confusione, rendendola ancora più circospetta nei confronti di pulsioni a cui ora potrebbe dare un nome, ma a cui effettivamente sembrerebbe proprio il caso di non farlo. Non finisce davvero in poiana e, pensate, c’è persino un accenno a un finale speranzoso.

Il libro ve lo straconsiglio, è scritto davvero bene. Ho letto in alcune recensioni, lamentele riguardo al fatto che, bacio fuggevole a parte, nel concreto non accada mai nulla tra le due (del resto sarebbe molto difficile), ma una tale delicatezza nel descrivere una lenta epifania lesbica è davvero difficile da ritrovare.

È uno di quei libri che mi spiace davvero non aver letto a 17 anni, l’età della protagonista, penso mi avrebbe colpito tantissimo, centrando tutti quei punti che spesso rimangono fumosi finché qualcuno o qualcosa, come un libro, non ce li rende splendidamente chiari. 

Purtroppo il libro è fuori commercio, ma all’usato o in biblioteca, dove l’ho trovato io, si reperisce sicuro. E insomma, io spero sempre in una ristampa.

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