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Il Carlino pensa. I consigli di un piccolo cane per sconfiggere il bullismo (e Vittorio Feltri)

Premessa. Cosa succede quando si chiude una relazione? Beh, una donna di solito va dal parrucchiere. Ma io che dal parrucchiere sono costretta ad andarci almeno ogni tre settimane (causa insorgenza capelli bianchi sin dalla tenera età) ho deciso di fare qualcosa di ancora più drastico: ho preso un cane. Non un cane qualsiasi, ma uno di quei cani che buona parte della giornata la passano a dormire sul divano, che fanno le faccette buffe quando li chiami e che camminano sculettando con la coda all’insù. Ebbene, ho preso un Carlino. 

Il Carlino, si sa, è un cane molto, molto intelligente (e anche molto furbo). Il mio è una femmina, si chiama Ripley (come Ellen Ripley anche se somiglia molto più ad un piccolo Alien) e pensa. Sì, il Carlino pensa. Questo ovviamente è il nome della mia nuova Rubrica su LezPop. Perché nell’aria di cambiamento che si respira in redazione è giusto dare spazio anche al piccolo cane, capace – come del resto fanno i nostri amici pelosi – di dare lezioni di vita.

Una delle cose più belle che mi ha insegnato il Carlino, infatti, è la fiducia. Lei, quando va per strada, non si cura degli altri. È goffa, eppure si sente bellissima (credetemi, è vanitosa come nemmeno la sottoscritta), è una nanetta ma rincorre i Rottweiler. E se corre troppo comincia ad ansimare (con quel bel musetto schiacciato), il tempo di prendere fiato che riparte imperterrita.

Così, mentre in settimana andava in scena Sanremo, e si parlava di bullismo e cyberbullismo, il Carlino ha deciso di dire la sua. Anche tra i cani ci sono i bulli. Quelli isterici, quelli che abbaiano o ringhiano solo perché hanno una fifa blu – un po’ come il ragazzino problematico che fa il grosso per evitare di essere la vittima.

Bene, quando il piccolo cane incontra uno di questi bulli a quattro zampe, non fa una piega. Abbassa le orecchie e alza la testolina per cercare il mio sguardo (almeno così mi pare, visto che, da brava Carlina, ha gli occhi sì, grandi, ma completamente divergenti) e continua a camminare come se niente fosse successo.

Ripley sa che, se incontra un cane bullo (o bulla), può contare su dei me. Sono la sua padrona, e di me si fida. Ed è forse è questo il segreto per sconfiggere il bullismo. Fare un po’ come il piccolo cane, rivolgersi ad un adulto, a qualcuno che ci dia sicurezza, di cui possiamo fidarci. 

Si tratta di uno mutuo soccorso. Perché se è vero che la mia presenza rassicura il piccolo cane, è altrettanto vero che lei, con la sua capacità di attirare l’attenzione, rassicura me: posso portarla in giro senza curarmi troppo di come sono vestita. Tanto tutti guarderanno lei!

Ah, un’ultima cosa. Il piccolo cane ci teneva a dire due parole anche sul titolo di Libero uscito stamani: «Patata bollente» in riferimento alla sindaca di Roma, Virginia Raggi. Ecco, nonostante le simpatie politiche della bestiolina vadano da tutt’altra parte (temo che in virtù del suo lignaggio sia monarchica), si sente di esprimere solidarietà con l’esponente del Movimento 5 Stelle. 

Del resto, Vittorio Feltri con i suoi strilloni si potrebbe definire un bullo da carta stampata (per giunta maschilista e sessista). E anche in questo ad intervenire dovrebbero essere gli “adulti”: non si può far passare l’insulto come libertà di espressione. Ora, dal Movimento 5 Stelle, al PD, a NCD (e gli altri?), tutti hanno tuonato contro il direttore di Libero. Sarebbe il caso che si passasse dalle parole ai fatti, soprattutto quando siamo uno dei pochi paesi al mondo che ha ancora un Ordine dei giornalisti.

Vi lascio con il commento di Matteo Salvini che ha perso un’altra buona occasione per stare zitto. O come direbbe il piccolo cane: la bocca va aperta per mangiare non per dire scemenze.

Alla prossima settimana. Woof!

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La Mile

Lazy and creative. Proud mommy of an amazing girl pug.

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