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Il caso di Silvana De Mari. La carnefice omofoba che non può passare per vittima

Il caso della Dottoressa Silvana De Mari è un caso molto, molto grave. Non solo per le sue esternazioni, «i gay sono i nuovi ariani», o per le sue convinzioni – l’omofobia dovrebbe essere un diritto. La cosa più preoccupante di questo nuovo caso mediatico è il fatto stesso che i media le diano voce. Come fa La Stampa oggi.

Certo, i giornalisti devono fare il proprio mestiere. E le posizioni omofobe della Dottoressa De Mari sono una notizia. Ma definire Silvana De Mari «la psicoterapeuta nel mirino» è un po’ far passare il carnefice per vittima. L’Ordine dei Medici ha aperto un’inchiesta a suo carico. Inchiesta quanto meno necessaria, dato che le sue dichiarazioni sono in pieno contrasto con tutte le posizioni scientifiche degli ultimi vent’anni sull’omosessualità.

Il rischio della Dottoressa De Mari è quello di essere radiata dall’albo – cosa che non sembra nemmeno troppo preoccuparla -. Il rischio di chi finisce in cura da lei, invece, potrebbe essere ben più alto. Dati alla mano, l’omofobia è una delle maggiori cause di suicidio tra i giovani LGBT. Minorenni che spesso sono stati costretti dai loro genitori ad andare da (sedicenti) terapeuti che provano a “curare” l’omosessualità.

Certo, non possiamo impedire alle persone di avere idee omofobe, razziste, xenofobe o maschiliste. Ma possiamo impedire che vengano diffuse, amplificate, o peggio, che vengano applicate, in qualsiasi modo. In poche parole, radiare dall’albo la Dottoressa De Mari sarebbe un piccolo, necessario, passo per arginare il male che omofobi, razzisti, fanatici religiosi fanno alla nostra società.

Per inciso, la Dottoressa De Mari pubblica libri per ragazzi. Mi chiedo possa raccontare una persona che descrive l’omosessualità (e più in generale il sesso) in questo modo.

La nausea davanti all’idea di un pene che entri nella cavità anorettale di un uomo (ma anche di una donna) sfondando le fibre dello sfintere interno e lacerando la mucosa, e ne esce sporco di feci. […] Se qualcuno vuole infilare il suo pene nella cavità anorettale di un altro uomo, se lo tenga per se. I rapporti anali si fanno anche contro le donne, e sempre di più: c’è stata una gayzzazione della società: l’estetica gay, la depilazione maschile, la promiscuità, il sadismo, le pratiche sadiche e quelle abominevoli con scambio di feci e urina, si sono diffusi anche tra non gay. Ma la gente non mi dice, “salve, io mi chiamo Andrea, e metto il pene nella cavità anorettale della mia donna”, non mi costringe a pensarci, a vedere nella mia mente il suo pene sporco di escrementi e sangue e non mi costringe a provare nausea. Invece qualcuno mi dice “salve, mi chiamo Andrea e sono gay”, e io sono costretta a vedere nella mia mente il pene in mezzo alle feci e a provare il normale ribrezzo che una mente normale prova davanti a un’immagine di questo genere, il ribrezzo con cui la natura ci ripara dal dolore e dal danno.

 
In seguito alle pressioni da parte della comunità LGBT, il titolo de La Stampa è stato cambiato: “Parla Silvana De Mari, la psicoterapeuta che rischia la radiazione dell’Ordine”.

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14 Commenti

  • Sta tipa ha una fobia pazzesca del sesso anale, probabilmente derivante dal suo lavoro come proctologa, e pensa pure che i gay lo abbiano insegnato (assieme al sado maso) al resto del mondo. Qualcuno le ha mai detto che si usano lubrificanti e preservativi? E dato che non menziona le lesbiche devo dedurre che le andiamo bene?

  • Io ci sono rimasta tanto ma tanto male, perché da piccola adoravo i suoi libri. Avevo sentito la vicenda, ma non avevo capito il nome fino a oggi e… che dire… che tristezza. Mi sembra di sentire certi commenti dei miei parenti. Non sono omosessuale, ma apprezzo alcune delle pratiche che ha citato, e se io mi sento così a disagio quando sento certe frasi posso solo immaginare cosa possa provare qualcuno che è gay, e magari anche giovane/impressonabile. Una parte di me spera che sia il residuo peggiore di un’educazione ormai tramontata, ma non ci giurerei, purtroppo…

  • Per me si è data anche troppa importanza alle parole di questa signora, che sta visibilmente vaneggiando, tirando fuori dal cappello roba allucinante e degna delle più recenti teorie complottistiche (Gli illuminati!!11!). Insomma, non so perché dica certe idiozie e francamente neanche mi importa, ma la dovremmo smettere di dare importanza agli idioti. L’unica cosa che mi dà fastidio (ma è tipico di alcuni cattolici bigotti) è che, nonostante per la visione cattolica sia impossibile conoscere il disegno di Dio, si vuole ergere a giudice, giuria e boia della “natura” che può essere in senso lato vista come Dio stesso.

  • Quello che più mi preoccupa è il silenzio dei giornali nel denunciare questa cosa. Insomma si tratta di una scrittrice, anche abbastanza in voga, per l’infanzia e l’adolescenza che dice cosa turche e nessun giornale, a parte i soliti siti LGTB e quelli di estrema destra, denunciano la vicenda.

  • Non credo che con la radiazione la tizia si rimangi tutto e diventi Pro LGBT: farà la fine della Mereu, tanto ormai i suoi accoliti li ha istruiti per bene

  • “Invece qualcuno mi dice “salve, mi chiamo Andrea e sono gay”, e io sono costretta a vedere nella mia mente il pene in mezzo alle feci e a provare il normale ribrezzo che una mente normale prova davanti a un’immagine”
    Sarà una tipa insicura, un’estremizzazione di “immagina il pubblico in mutande” perché certamente non può definirsi normale una che immagina il suo interlocutore a letto. E cosa pensa quando qualcuno le dice “Salve mi chiamo Giuliano Ferrara”.
    Ps. Radiazione immediata e un buono psichiatra

    • signora mia pensi che io la immagino in quanto collaboratrice di Adinolfi ( e che ve lo dico a fà?) impegnata con il di lui pene ,ovviamente posizione del missionario, darci dentro come macachi sulla scrivania della redazione della Croce. Che schifo, signora mia…

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