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Io e le mie sentinelle. La prossima volta, sarà matrimonio

da Rob 169 visite1

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Ci sono mesi in cui non succede mai nulla di nuovo, e mesi in cui si ribalta il mondo. È passato un mese esatto da quando ho scritto per l’ultima volta per LezPop e in questo mese è successo davvero di tutto.

Lavoro, famiglia, la rata del mutuo, la prima croce sul muro da abbattere in salotto, il ritorno sui banchi di scuola, il caldo torrido, il freddo polare, entrambi nella stessa giornata, il mio sushi preferito che non è più all you can eat. La legge sulle Unioni Civili.

Scrivo questo articolo mentre seguo le votazioni alla Camera e alterno la diretta con i profili social dei politici coinvolti. Fastidio intestinale che manco dopo il matrimonio del cugino che odi più di tutti e tu sei l’ultima della tua generazione al tavolo dei single. “Making history”. Tra tutti gli hastag dell’ultimo periodo, questo mi dà ancora più fastidio di “Petaloso”. Facciamo la storia. Oggi. Noi politici. Alla Camera. Beh, scusate, no.

Non fraintendetemi. Considero questa legge il minimo (e non il migliore!) compromesso possibile, e certamente quando rivedrò Ilaria alla fine di questa settimana la guarderò con occhi diversi. Certamente percepirò attorno a noi, tra noi, per noi qualcosa di diverso e certamente sorriderò. Probabilmente andremo a cena fuori e passeremo la serata a non fare l’amore perchè troppo distratte a giocare con un gatto di otto mesi decisamente troppo socievole per essere un felino.

Però, making history, voi politici proprio no.
Non oggi, per lo meno.

Perché sì, questa battaglia ha scritto un pezzo di storia che sono fiera di aver vissuto e mai nelle retrovie. Ho conosciuto persone la cui stima nei miei confronti reputo il più grande onore mai ricevuto. E per me sono quelle persone ad aver fatto la storia. Ed è a queste persone che penso, oggi, mentre ascolto e ricordo e ogni immagine è una lacrima di orgoglio e gioia che mi scivola sul viso.

Penso a una Deputata che vota la legge ma ci chiede scusa per «non essere stata capace di difendere la nostra dignità», laddove tutti gli altri hanno solo preteso un grazie, e penso che tra tutti loro Michela Marzano sarà l’unica che ringrazierò davvero. Penso a chi ha portato la nostra voce sul grande schermo senza dover per forza proferire parole. Penso che la storia, quella vera, quella che nessun libro racconterà, sia stata scritta nelle piazze e sulle strade.

Penso che la storia l’abbiano scritta tutti i piccoli e piccolissimi Comitati d’Italia, quelli che contano i soldi nella cassetta per capire se anche questo mese pagheranno l’affitto, quelli che ogni tessera guadagnata è un tesoro, quelli che magari non accendono il riscaldamento in sede ma gli striscioni non mancano mai. Come il mio Arcigay Orlando nella sua piccola e colorata sede di Brescia, come le meravigliose persone che lo rendono quello che è.

Penso che la storia l’abbiano scritta, e molto più super partes di quanto a volte meriterebbe, i siti, le pagine Facebook, i blog a tematica LGBT e le facce di chi non ha mai avuto paura di esporsi. Come Milena, che tra le altre, ha trovato lo spazio e il tempo di scrivere anche la mia.

Penso che la storia l’abbia scritta un ragazzo vestito da nazista che un sabato di settembre, davanti alle Sentinelle in Piedi, mi ha pasteggiata e convertita al Pastafarianesimo nella piazza della mia città. E penso che la storia l’abbiano scritta la madre e il padre di uno splendido bambino, che un giorno, armati di dolciumi e parrucche, si sono inventati le Caramelle in Piedi e a colpi di marshmallow hanno smosso le montagne.

Persone con cui ho l’onore di condividere battaglie, discorsi, risate e ogni tanto anche un bicchiere. Penso che la storia l’abbiamo scritta noi ogni volta che abbiamo riempito una piazza, sempre nel ricordo di chi non c’è più, e non posso non sentire una fitta di dolore al pensiero di chi non potrà vedere questo giorno, mentre io sono qui, che aspetto, che spero, e che forse nemmeno me lo merito, di vederlo, questo giorno. Ti redimi davvero, prima o poi, per tutte le volte che sei stato fermo a guardare? Non lo so.

Tanti anni a voltarti dall’altra parte perchè “tanto a me non importa”, e poi ti innamori di qualcuno con cui vuoi passare la tua vita, e semplicemente cominci a combattere. E forse non ti redimerai mai, ma il tuo pezzettino di storia lo scrivi anche tu.

Ed è così, mentre ormai ci siamo, che penso a lei, e penso a noi, e penso a tutto quello che è successo e che ci ha portate fino a qui. A quando le nostre facce sono finite in prima pagina sul giornale e a me fregava più che mi avessero presa di profilo che di cosa avrebbe potuto pensare la mia famiglia. A quanto mi sono messa a nudo nelle pagine di questo sito, più che mai, forse troppo, eppure con la voglia di voler raccontare ancora, condividere ancora, crescere ancora. A lei che è sempre stata la mia prima fan e allo stesso tempo è gelosa dei commenti troppo entusiasti, quando poi è lei la vera star.

Penso ai milioni di piccoli noi, che goccia dopo goccia abbiamo fatto l’oceano. Penso che siamo tanti, ma davvero tanti, e che nessuno studierà di noi nei libri di scuola. E penso che la cosa veramente bella sia che non ce ne frega proprio niente. Perciò sì, che chi gioca al ribasso con i nostri diritti si prenda pure il merito di una svolta epocale. Noi sappiamo.

Bravi. Tutti. Davvero.

La prossima volta, sarà matrimonio.

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Commenti (1)

  1. Come sempre rendi bene la realtà. Io oggi vado a letto molto contenta. Ma davvero stai insegnando?? Che meraviglia, io per ora lo faccio a gratis ma vorrei che diventasse il mio lavoro. In bocca al lupo per tutto, buonanotte, in un paese più civile.

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