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Io e le mie Sentinelle. Nonostante tutto, oggi è un giorno bellissimo

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Stamattina mi sono svegliata e ho pensato che ti amo, e che oggi è un giorno bellissimo. Sai, amore mio, sembra una vita che apro gli occhi prima di te. Mi rigiro nel letto, mi alzo, mi lavo, mi vesto, un’ora di viaggio, e la tua sveglia suona quando ormai io sono già dietro a una scrivania, e probabilmente ho già visto una decina di clienti. Ti prendo sempre in giro dicendoti che il tempo che impiego io ad essere a lavoro riuscendo anche a farti trovare il caffè pronto è pari a quello che serve a te per infilarti un singolo calzino. Ti prendo in giro e ti amo.

Stamattina mi sono svegliata e mi sono sentita quasi in colpa, a pensare che fosse un giorno bellissimo. I media, i social, la gente intorno, mi ricordano quanto è successo dall’altra parte del mondo e mi chiedo se si possa veramente pensare che sia un giorno bellissimo. Ti penso, amore, mentre esci la sera e magari te ne vai a ballare con le tue amiche, in una discoteca uguale identica a quella di Orlando. Penso a me che domenica ero a Milano, un bicchiere in mano, la musica R&B che mi piace tanto e i miei amici attorno. Penso che ti ho conosciuta esattamente in una serata così.

Mi chiedo se a Orlando, quella sera, due ragazze si siano viste, tra tutte le altre ai due opposti di una pista gremita, e abbiano continuato a guardarsi. Mi chiedo se si siano poi incontrate sulla porta, come è successo a noi, e se a una di loro si sia seccata la gola, nel tentativo goffo di dire una sola parola, qualcosa di intelligente, come è successo a me. Mi chiedo se quella sera, da qualche parte su quella pista, stesse per germogliare lo stesso seme che ha dato vita a questa cosa che adesso siamo noi, a questo sentimento che muove me e tutto ciò che faccio verso di te. Cerco l’amore, lo stesso amore, in quella tragedia.

E ho mille motivi, oggi, per pensare che no, non è un giorno bellissimo. Ma lo è. Penso a te, penso a me, penso alle piastrelle e alla cucina e al nostro gatto che si farà le unghie sul divano nuovo e ai traslochi già all’attivo il cui numero inizia a diventare preoccupante, e ai chilometri su e giù per addormentarci sullo stesso cuscino, e alle lotte per chi si alza a fare il caffè, e ai calzini sparsi ovunque, e quelli sono miei, no sono tuoi, hai visto la mia maglietta? E penso a quanto distante dai miei sogni di bambina sia tutto ciò.

Ho sognato per anni un marito, un’utilitaria, due figli, una casa con giardino, un cane. Per quasi tutta la vita. Talmente tanto, talmente forte, da non rendermi conto che questo sogno non era il mio. Talmente tanto da dire di sì, anche quando tutto in me urlava no. E ho camminato, amore mio, senza meta, negli angoli più remoti della mia stessa mente, dove mi ero persa.

Chi sono io? E cosa c’è, in me, che non mi fa essere felice, quando ho tutto, tutto quello che desidero da quando ero bambina? Ho urlato in silenzio, pianto senza versare una lacrima, e ho odiato, odiato come non mai, ogni singola parte di me. Ogni singolo specchio nel quale potevo vedermi. Al punto di volerli distruggere tutti. Forse è per questo, penso, che si scatena la violenza. Penso al desiderio di cancellare il mio riflesso ovunque potessi trovarlo, e mi chiedo se sia questo, in ultima istanza, che ci spinge a odiare. E credo, senza nessuna presunzione, di aver ragione.

Oggi mi sono svegliata, amore, e ho pensato che ti amo, e che è un giorno bellissimo. E che ho tutto il diritto di dire che lo è. Mi sono guardata allo specchio, quello grande che tu non vuoi in camera perché dici che così, a freddo, di prima mattina proprio non ce la fai. Mi sono guardata e ho sorriso a me stessa, e ho pensato che sì, oggi è proprio un giorno bellissimo.

Ho pensato che oggi, ventisei anni fa, proprio in questa città tu nascevi. E che avevi già gli stessi occhi, quella faccia da schiaffi, e che nessuno lo immaginava che saresti diventata una pertica con due metri di gambe, e che magari tua mamma già sognava per te gonnelline a pieghe e una collezione di Barbie, e invece no. E magari anche lei sognava per te un marito, un’utilitaria, due figli, una casa con giardino e un cane, e invece no. E invece io.

E io ti amo. Ti amo ogni giorno, anche quando vorrei solo metterti le mani attorno al collo e odio ogni singola parola che dici, quando il tuo mangiarti le unghie mi manda fuori di testa e quando trovo i miei calzini nel tuo cassetto e io è una settimana che impazzisco perché mi tocca mettere le scarpe nere con le calze bianche. E oggi sì, è proprio un giorno bellissimo.

Oggi, ventisei anni fa, tu nascevi e so che odi che ti si facciano gli auguri e so che mi odierai, e non ti piacciono le feste e sono troppo povera per farti un regalo che poi neanche vuoi, e avrei dovuto scrivere un articolo serio sull’omofobia e sulle Sentinelle e su quando hanno bloccato la pagina di Adinolfi e su quanto mi faccia incazzare che eravamo tutti Charlie e nessuno è gay, ma il punto è che oggi è il tuo compleanno e non posso pensare ad altro che si, è un giorno bellissimo.

E ti amo.
E forse è questa la risposta che mi sembra più sensata contro tutto questo odio. Contro tutta questa paura. Io ti amo. E ti amerò lo stesso.
E continua ad essere un giorno bellissimo.
Buon compleanno.

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4 commenti per “Io e le mie Sentinelle. Nonostante tutto, oggi è un giorno bellissimo”

  1. Tantissimi Auguri ad Ila perché, senza di lei, probabilmente questa meravigliosa rubrica non esisterebbe.
    Grazie ragazze!

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