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Io e le mie sentinelle. Perché credo nell’amore

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«Sono qui per raccontare a tutti la normale amministrazione della mia vita, figlia di due sentinelle, che non hanno mai smesso di essere sentinelle, ma non hanno mai nemmeno smesso di volermi bene». Qui tutte le puntate della rubrica.

Vorrei raccontarvi una storia d’amore. Non ci vogliono poi tanti ingredienti per raccontare una storia d’amore. Due persone che si incontrano, si piacciono, si cercano, si prendono, magari un po’ si perdono, e se poi si ritrovano, allora sarà amore per sempre.

Vorrei raccontarvi una storia così. Prendete un normalissimo ragazzo di vent’anni sul finire degli anni settanta, con più fidanzate che spiccioli in tasca e tanta rabbia verso il mondo. Pensatelo lì, gli occhi protetti dai suoi Ray Ban, far passare le giornate aspettando qualcosa che gli cambi la vita, o semplicemente lo stipendio dell’ennesimo lavoro saltuario. Immaginatelo al tavolo di un bar, con una birra davanti e lo sguardo perso.

E poi immaginate lei. Diciotto anni appena compiuti e occhi che vengono da lontano, da mezza Europa più in là. Una vacanza, una lingua da imparare, la voglia di scoprire che solo a quell’età. Immaginatevi lei, mentre entra in quel bar. Immaginatevi lui, mentre lei entra in quel bar. Incontrarsi per caso e piacersi da subito. Tentativi goffi di presentarsi, mezzi sorrisi, e come si glielo chiedo, adesso, se beve un altro caffè?

Tutti i grandi amori cominciano così. Un mese. Un mese soltanto prima di ripartire, quella sensazione di non voler tornare a casa mia più. Diciott’anni. Vorrei raccontarvi una storia di coraggio. Il coraggio di una piccola grande donna che per amore viaggiò in treno da sola attraverso l’Europa, per trentasei ore, con scalo a Belgrado, negli ultimi mesi degli anni settanta. Delle telefonate da prenotare al call center con giorni e giorni di anticipo per potersi parlare, perché in casa il telefono non esisteva. Vorrei raccontarvi che esiste un amore che va davvero oltre le frontiere, i pregiudizi, le tasche vuote e la vita contro. Vorrei raccontarvi che esiste davvero, in qualche luogo del mondo.

Vorrei raccontarvi una storia di follia. La follia di un piccolo grande uomo che un giorno esce di casa, con in tasca solo le chiavi della macchina e una licenza di matrimonio, chiudendosi la porta alle spalle con un «Papà, mamma, vado a sposarmi. Quando torno ve la presento». E raccontarvi di un padre che guarda il figlio ventenne partire e tornare, una settimana dopo, con una moglie che per lui ha abbandonato casa, amici, famiglia, e attraversato un continente, all’inizio degli anni ottanta.

Vorrei raccontarvi di una piccola famiglia nata da due scapestrati innamorati senza soldi che hanno fatto la scelta di amarsi nonostante tutto. Vorrei raccontarvi una storia di speranza. Vorrei raccontarvi, in definitiva, la storia che racconto ogni volta che qualcuno mi chiede perché ho ancora speranza. Perché, nonostante il pregiudizio della gente, nonostante tutti mi dicano di lasciar perdere, io continui a credere nella mia famiglia e nel loro amore nonostante le crepe, nonostante i loro limiti, mio malgrado nonostante i miei.

Quando mi si chiede perché ci credo ancora, io racconto sempre questa bellissima storia. Perché penso che se quel ragazzo e quella ragazza, tanti anni fa, sono stati in grado di scavalcare muri altissimi, abbattere barriere impraticabili, sfidare il mondo intero e continuare ad amarsi ora come allora, significa che l’amore può tutto.

Se ci credi, nell’amore. E io ci credo. Ogni giorno, ripenso a questa bellissima storia d’amore, e io ci credo. E non smetterò di farlo finché guarderò i miei genitori sapendo che gli occhi con i quali si guardano ogni giorno sono gli stessi di quel pomeriggio, al bar, sul finire degli anni settanta.

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14 thoughts on “Io e le mie sentinelle. Perché credo nell’amore”

  1. Concordo con i commenti precedenti, e purtroppo non riesco a capire se sei molto ingenua o stai così male che non riesci a vedere l’ovvio!
    Ci sono genitori omofobi a molti “livelli” (quelli della mia compagna sono anche peggio dei tuoi!), e a tutti secondo me bisogna dare il beneficio del dubbio. Specialmente nel periodo post coming out posso capire che per qualcuno lo shock sia tale che anche riconoscere la propria figlia sia ostico. Poi però il tempo e l’amore devono far trovare un equilibrio, e con questo non intendo che debbano diventare tutti membri AGEDO, ma per alcuni anche un “don’t ask don’t tell” può essere accettabile!
    Spesso si parte dal presupposto che il genitore in quanto tale sia perfetto, non possa sbagliare, e ami incondizionatamente il proprio figlio: non è così purtroppo! Ci sono genitori che non sono degni di essere definiti tali perchè mettono i loro pregiudizi e le loro idee anche davanti al benessere e all’amore per il figlio…tocca farsene una ragione, è così!
    Ti seguo e ti seguirò sempre con la speranza che i tuoi si ravvedano almeno in parte, ma onestamente a tutt’oggi sono solo pessime persone e tu li stai quasi tenendo su un piedistallo!

    1. Ehi ragazze ma che bello questo dibattito che sta venendo fuori, veramente mi sento di ringraziarvi tutte. Spero di non portare Rob ad odiarci per lo spam. Vorrei dedicare qualche riga ad ognuna di voi, con ordine.

      Per Irene. Ancora oggi rifletto a lungo sul concetto di omofobia interiorizzata, cercando di essere quanto più critica nei miei confronti…ammetto il beneficio del dubbio. Probabilmente una parte di me, per rendersi la vita un po’ meno difficile si comporta quasi come se dovesse giustificarsi di qualcosa. In questo senso credo che la tua osservazione sia azzeccata. Premesso che non c’è niente da ammirare in me, anche io posso dire di ammirare la tua tenacia, la tua voglia di incontro/scontro con i tuoi, tutte cose che non mi sono mai appartenute. Io credo che ognuna di noi trovi le modalità più opportune per manifestare la propria omosessualità in particolare e la propria persona in senso ampio. Quanto conta è sentirsi coerenti con sé stesse e quanto più a proprio agio con il contesto che ci circonda.

      Per Liquid. “La religione non è il motivo, è la scusa che le persone usano per poter continuare a sentirsi migliori di altri e più “giusti” di altri”. Sono pienamente concorde con questa frase. Ti dirò di più: un uomo che sia pienamente religioso non cesserà mai e poi mai una tensione empatica e quanto più comprensiva dell’altro. Sono molto contenta per la tua attuale situazione familiare…racconti cose, per me, dell’altro mondo!

      Per Teddy. Qui vige il silenzio assenso (ma con i mie fratelli e le mie sorelle la situazione è molto meglio, con loro ho un rapporto del quale sono molto soddisfatta, a parte con una mia sorella, e so che questo supplisce molto la carenza che invece soffro nel rapporto coi miei). Pensa che a volte invidio (Rob non prendermi a parolacce) la vivacità e la voglia di scontrarsi che vige a casa della curatrice di questa rubrica. Non sai quanto amerei litigare con i miei piuttosto che chiudermi in una non comunicazione della quale, sono piuttosto certa, presto o tardi ci pentiremo.

    2. ovviamente vengo anche io da una famiglia cattolica credente e praticante. anche se mai estremista. ovviamente sono stata ampiamente rifiutata e poco compresa. ed è per questo che mi son permessa di dire quello che ho detto più sotto: perché si possono accettare tantissime cose ma non la mancanza di rispetto. ai miei genitori ho dovuto insegnare chi sono e non è stato facile. e certe “cose della mia vita” ancora non le mandano giù, neanche dopo 15 anni, nemmeno se stimano e vogliono bene alla mia compagna, nemmeno se i miei nipoti ci adorano (e dirlo a loro, ai bambini, è stato il coming out più intenso dal punto di vista emotivo che io abbia mai fatto!). certe cose i miei proprio non le capiscono. e io lo accetto. però sento che mi vogliono bene. sento che sono contenti per me, “nonostante tutto”… sento che mi rispettano. anche se vanno a messa tutte le domeniche e credono a quel che dice il catechismo…. e per me il rispetto vuol dire che non mi rinfacciano più le scelte che loro non approvano. e che cercano anche di condividere, fin dove riescono. così come io faccio con loro. insomma, è stato faticoso ma li ho educati bene… ;) quindi vorrei dirti in tutta franchezza, rob, che forse è ora che ti cerchi anche altri modelli di riferimento, per l’amore con la A maiuscola… :) scusate la lungaggine e grazie a tutte le altre: mi è piaciuto davvero questo scambio di idee.

  2. No, mi dispiace. Ce l’ho messa davvero tutta, ma non ci riesco. Non mi piace essere radicale, e nemmeno mi piace giudicare da fuori le situazioni che non conosco. Tuttavia basandomi sui pochi elementi a mia disposizione, a partire dal titolo della rubrica, devo ammettere che non ce la faccio proprio. Non c’è nulla che mi renda più felice di leggere testimonianze d’amore, di quell’Amore vero, puro e bellissimo che travalica gli anni, le difficoltà e i pregiudizi. Tuttavia se questo amore proviene da due persone che si pongono come ragione di vita quella di ostacolare, svilire, deturpare il diritto di altre persone di viversi fino in fondo il proprio amore grande e bellissimo allora no, non ci siamo. A quel punto leggo solo una grande ipocrisia di fondo.

    1. Ciao Irene, io non sono Rob quindi lei risponderà per sé stessa. Il tuo commento però, che tocca dei punti già presenti nei commenti di S. e Valeria, in qualche modo mi riguarda quindi provo a dare il mio punto di vista (la storia dei miei genitori l’ho già fornita ;-)). Anche io sono figlia di due ferventi cattolici – loro però non sono delle Sentinelle in piedi, tutt’altro – e posso dirti che non c’è nessuna ipocrisia in loro nel relazionarsi a me. Arrivata ad una certa maturità ho semplicemente capito di non avere diritto alcuno di cambiare la mentalità di chi, nell’ordine: mi ha messo al mondo, mi ha educata, mi ha garantito uno stile di vita ottimale e ancora, nonostante il raggiungimento della piena maturità, continua a sostenermi nel faticosissimo ingresso nel mondo del lavoro. Ti confesso che di fronte a quanto appena elencato, la non accettazione del mio orientamento sessuale mi sembra non dico poca cosa, ma una cosa fra altre beh…sì. Se mi chiedi cosa pensano i miei dell’omosessualità, ti rispondo che pensano esattamente quanto sta scritto nel Catechismo della Chiesa cattolica, certo. Questa è la cultura nella quale sono stati formati e non è possibile uscirne dopo i sessant’anni, mi sa neanche dopo i quaranta guarda! I miei non mi ostacolerebbero mai in niente perché sanno di aver generato una creatura libera, con diritti e responsabilità, per la quale darebbero la vita. “Semplicemente” io – dal punto di vista affettivo e sessuale – sono andata contro quello che loro pensano sia il meglio di me. Non l’hanno presa bene, vero. Non mi capiranno mai, vero. Ma mi piacerebbe che si capisse che il nostro rapporto non è fatto solo di questo. Sarebbe anzi grottesco…come se la mia omosessualità fosse l’unica cosa che mi definisse in quanto persona! Sto scrivendo troppo, me ne rendo conto e mi scuso. Spiegare a chi non è cresciuto in una famiglia cattolica cosa significhi scoprirsi omosessuali al suo interno non è facile. Ma non mi stanco di provarci. Perché siamo tanti, molti di noi soffrono per mancanza di confronto. Per questo motivo amo così tanto questa rubrica. Rimango qui per qualsiasi altra esternazione, compatibilmente ai mille impegni…un saluto a tutte.

      1. Ciao, mi intrometto io e mi collego al commento che ho fatto sopra sperando di aver capito bene quello che hai scritto (nel caso non fosse così ti prego di correggermi!).
        Mi pare di aver inteso che tu con i tuoi genitori cattolici abbia trovato un “compromesso”: non capiranno mai il perchè di questa tua “scelta” (immagino che per loro di scelta si tratti), ma ti amano e ti stimano per la persona che sei e con te hanno trovato un equilibrio.
        Non lo so come gestiate la tua omosessualità in famiglia, se ne discutiate pur con pareri opposti o semplicemente (come capita a me che pure ho genitori cattolici anche se non integralisti!) non ne parliate. Non è una situazione che mi fa impazzire quest’ultima che io vivo, ma come hai detto tu, a una certa età e con un certo vissuto è difficile cambiare idea. Mia madre mi ha chiaramente detto che per lei è difficile parlarne ma che è sufficente per lei che io sia felice, e per me questo è sufficente.
        Rob però non vive una situazione così, i suoi genitori sentinelle, anche dopo aver saputo della sua omosessualità non si son tirati indietro, non han fatto neppure un passo incontro. Potevano dire “ok non cambio idea ma evito di sbattertelo in faccia manifestando apertamente”…non l’han fatto! In un post precedente, quello scritto nel periodo della discussione al senato delle unioni civili, Rob s’è trovata a raccontare di un padre che praticamente le ha riso in faccia gioendo all’annuncio della pessima fine che stava per fare la legge…era necessario? Aspetta che tua figlia esca dalla stanza e poi stappa pure lo champagne se proprio devi, ma schernire in questo modo, sbattere in faccia la cosa…magari era solo un piccolo ghigno eh…ma trattenerlo non costava nulla dai…

      2. Non sempre è così. Anche io sono cresciuta in una famiglia molto cattolica, come è successo a te nemmeno i miei genitori hanno preso bene la mia omosessualità, anzi l’hanno presa davvero malissimo, soprattutto mio padre, al punto da arrivare alla violenza diverse volte. Non racconterò i dettagli, l’ho già fatto altre volte, ma sono dovuta andare via di casa, per la sicurezza di tutti. Ho perso i contatti con i miei genitori per diversi mesi, per poi ritrovare due persone completamente diverse. Mio padre non me l’ha mai detto, è stata mia madre a raccontarmi di loro e delle terapia che hanno seguito supportati da uno psicologo. Ora non solo sono più sereni con loro stessi e con me, ma conoscono la mia compagna, la ospitano a casa loro e parlano del nostro possibile futuro e dei loro possibili nipoti esattamente come potrebbero fare se fossi fidanzata con un uomo.
        Non sono gli unici in famiglia molto credenti, considera che le mie due zie vanno tutti gli anni in pellegrinaggio da Padre Pio e sempre ogni anno fanno il cammino di Santiago e alternando gli anni vanno una volta in Terra Santa e una volta a Medjugorje. Oltre a far parte del coro della chiesa di seguire il catechismo serale. Delle matte insomma. Eppure nessuna delle due ha avuto problemi con la mia omosessualità.
        La religione non è il motivo, è la scusa che le persone usano per poter continuare a sentirsi migliori di altri e più “giusti” di altri.

        Detto ciò, le storie d’amore raccontate sono davvero bellissime. Bellissime le avremmo considerate se fossero state le steorie di due coppie di donne o anche di due coppie etero, ma friendly.
        Ed ecco che saremmo delle ipocrite anche noi a considerarle diversamente solo perché non siamo in linea con il pensiero dei protagonisti.

      3. Provo a dare una risposta, precisando che parlo solo ed esclusivamente per me e non per una verità universale dunque è giusto che le mie opinioni possano essere in disaccordo con quelle di qualcun altro. Premetto anche la mia storia, e cioè quella di una ragazza cresciuta in una famiglia non estremamente cattolica: catechismo a noi figli solo da bambini, messa solo a Natale, Pasqua e alle ricorrenze importanti. Eppure i miei genitori non mi hanno accettata subito e stentano a farlo anche adesso che dal giorno del coming out ne è passato di tempo. Eppure la mia compagna non è invitata alle riunioni di famiglia come invece accade alle compagne dei miei fratelli; il rapporto che ci lega per i miei genitori non è amore ma è poco più di un gioco disgraziato. Le ragioni dell’omofobia sono tante, numerose e variegate, e l’educazione fortemente cattolica è solo una di queste. E per quanto anche la storia d’amore dei miei genitori sia stata travagliata e bellissima io non ce la faccio, in coscienza, a portarla ad esempio dell’Amore, quello con la A maiuscola, perché l’amore che riconosce sé stesso ma nega il diverso non è un amore che corrisponde per me alla definizione.
        Io ti ammiro, davvero, per riuscire a scrivere frasi come “la non accettazione del mio orientamento sessuale mi sembra non dico poca cosa, ma una cosa fra altre beh…sì”. A me va il sangue alla testa al solo pensiero. I miei genitori rinunciando appieno ad accettare tutta me, non solo la parte che loro reputano essere la migliore, ma quello che sono io, senza mutilarmi, mancano al loro primo dovere fondamentale di genitori, arrecandomi tante sofferenze che condiscono il mio quotidiano. Io penso che in questi casi giustificare nasconda pure un po’ di omofobia interiorizzata, quel piccolo tarlo che ci convince che, sotto sotto, forse sia giusto e lecito che gli altri non ci accettino fino in fondo. Ma io sono convinta che basti levare un solo pezzetto, anche piccolissimo, della nostra identità ed ecco che il puzzle non si completa più. E’ vero che tutte le mie battaglie e l’opposizione fatta in questi anni non hanno portato grandi risultati; è vero che sono state e saranno estenuanti, però io non demordo e non mi sogno nemmeno di giustificarli. Lo devo a me stessa.

  3. ma che bella storia d’amore! proprio con tutti gli ingredienti giusti…proprio tutti giusti…
    possibile che tu veda con fede così assoluta questo amore da manuale che lega i tuoi genitori?
    un amore così intenso, perfetto e vivo che li unisce da tutta una vita. che da nulla è turbato, nemmeno dalla grave imperfezione di aver generato una figlia lesbica… ;)
    scusa il sarcasmo ma non riesco a non vedere tutti i danni che persone come i tuoi genitori continuano a fare nel nome di ciò che è giusto e sacrosanto.

  4. Sì, Rob, senti, è tutto molto romantico…ma ricordiamo anche, per le lettrici più distratte, che questi due romanticoni sarebbero anche “le tue sentinelle”. Ecco.
    Detto ciò…sono i genitori peggiori, me lo lasci dire? I fricchettoni. Li conosco bene. Mio padre era talmente comunista, ma talmente comunista, che lui e i suoi fratelli dipinsero i muri della camera di rosso. Quando io avevo vent’anni e iniziai a parlare di commercio equosolidale, dei mali del capitalismo nel mondo, di responsabilità negli acquisti, lui me ne disse di tutti i colori.
    Perché, ehi, l’unico modo “giusto” era il suo, quello dei “suoi” vent’anni. Io, a quasi quarant’anni, continuo a credere di essere responsabile in prima persona di ciò che faccio pur non avendo l’ambizione di portare il mondo sulle spalle; lui la pensa al contrario da bravo comunista vecchio stampo, e va bene.
    Allo stesso modo, per i tuoi genitori, l’unico amore “giusto” è il loro, e il tuo è sbagliato. Magari è salutare rendersi conto di questi perversi schemi mentali, anziché prenderli ad esempio. ;-)

  5. Mia mamma era maestra nella stessa scuola elementare di papà. A quei tempi, anche qui, i Settanta, le auto erano poche: pochissime nel medio Campidano. Così mio padre doveva spesso accompagnare mia zia, al suono della campanella d’entrata, o riportarla nel loro paese all’uscita. Giorno dopo giorno rimaneva sempre più colpito dagli occhi verdi di quell’altra maestrina, una ragazza timidissima che credo avesse parlato con il genere maschile solo nelle persone di suo padre e di suo fratello. Mio padre audace le offriva sempre un passaggio, ma lei diventava paonazza e diceva: “Ma no…ehm…prendo la corriera!” Finché mia zia non la obbligò a salire sulla Cinquecento colore acqua marina (papà non smetterà mai di descriverci il bolide, finché camperà). Da lì mio padre collezionò: una partaccia violenta da mia nonna, che l’aveva beccato sotto casa PRIMA di essere stato presentato; uno stipendio intero buttato dalla finestra per un mazzo di rose rosse finite nel fiume: mamma si vergognava di rientrare a casa con quel regalo romantico; decine di 33 giri con dediche d’amore scritte a penna attorno al buco, che puntualmente mamma non notava (le leggevano poi le sorelle minori…)…tutto questo durò 10 mesi. Dopo i quali erano già marito e moglie, erano già altrove, innamoratissimi. Fu una evidente follia ma altrettanto evidentemente funzionò: esattamente 43 anni e 5 figli dopo, è arrivata anche la quinta laurea, ovvero la mia. Non potranno mai capirmi fino in fondo ma ecco, sì. La mia stima per loro è proprio grande grande. Buona serata e grazie come sempre, Rob!

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