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Io e le mie sentinelle. Un giorno diremo: “Il 23 gennaio 2016 io ero lì”

L'aperitivo della domenica

Nella mia ossessione eterna di prolungare il più possibile il passaggio all’età adulta, tra le varie cose rientra anche la mia smodata passione per tutto ciò che è nerd, giochi in scatola per bambino (dov’era il GIENDER quando, a sei anni, chiedevo insistentemente per Natale La Fabbrica dei Mostri?) e cartoni animati. Quando decisi di provarci con Ila, esattamente un anno fa, lo feci nel modo più scontato e codardo che si possa immaginare, ovvero con una richiesta di amicizia su Facebook.

Non potete capire la mia gioia quando, nell’ingrandire la sua immagine del profilo, mi accorsi che la maglietta che indossava era nientemeno che un crossover delle mie tre cose preferite nell’intero universo nerd, ovvero Harry Potter, Il Signore degli Anelli e Star Wars. Ricordo di aver pensato che oltre a essere gnocca in modo assurdo doveva essere anche molto intelligente, e che quindi lasciarmela scappare sarebbe stata la peggiore idea nella storia delle pessime idee. E così le scrissi.

Col tempo, imparai molte cose di lei, e il famoso senno di poi venne a bussare alla porta della mia consapevolezza il giorno in cui realizzai che stare con Ila significava, per forza di cose, convivere stabilmente con tutti i personaggi di Frozen, Il Regno di Ghiaccio. E in particolare, avere in macchina tre, e dico tre versioni diverse della canzone che Elsa canta quando costruisce il Palazzo di Ghiaccio, ovvero Let It Go. E ascoltarla talmente tanto, a ripetizione, che ormai è diventata il tormentone delle mie giornate.

Oggi stavo pettinando la mia parrucca in attesa della mobilitazione del 23 e, stranamente, canticchiavo Let It Go (amore, ti ucciderò prima o poi, sappilo), quando improvvisamente mi sono fermata e ho iniziato a pensare alla mia prima contromanifestazione. Poche, semplici parole che raccontavano perfettamente la me stessa di quel giorno. Era settembre, e le Sentinelle in piedi erano venute a far visita alla mia città. Io non ero mai andata a manifestare, perchè non mi ero mai sentita pronta, fino a quel momento, ad affrontare una visibilità così elevata. Sì, ero stata al Pride a Milano, e sì, bazzicavo in Arcigay quando potevo, ed era ormai molto tempo che vivevo la mia storia alla luce del sole, ma quella era un’altra cosa. E ricordo che Ila si stupì moltissimo quando le dissi che desideravo andarci.

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“Ci sarà la tua famiglia”, mi disse.
“Fa niente”.

Quel giorno, nel camminare verso la piazza prescelta per la veglia, mi fermai davanti a una vetrina. Fu un una decisione improvvisa e per nulla ponderata, il che per me è decisamente una stranezza. Entrai con quindici euro nel portafoglio e li spesi tutti per una splendida parrucca blu. Quando Ila la vide, mi prese in giro. La mia eccitazione durò il tempo di avvicinarmi ai ranghi del mio schieramento. Mi resi conto di aver iniziato a respirare più velocemente. Capii che la mia era paura. Più che paura. Ero terrorizzata, in mezzo alla folla di manifestanti che si stavano radunando attorno alle transenne che separavano le Sentinelle dal resto della piazza. Il mio sguardo correva qua e là alla ricerca dei miei genitori, o di qualsiasi altra persona che potesse conoscermi. Riconobbi molte facce. Attorno a me conoscenti, amici, sconosciuti che cantavano, ballavano, saltavano e non si vergognavano. Accanto, Ila vestita da Ash Ketchum, con un peluche di Pikachu sotto braccio e la testa alta, lo sguardo fiero.
Ed io.

Io e la mia testa bassa, i miei occhiali da sole enormi a coprire il mio viso, la mia ansia dei fotografi che cercavano lo scatto perfetto per i quotidiani locali. Tanto preoccupata di nascondermi appena ne passava uno da perdermi tutto il resto. Come ci riescono, pensavo, queste persone attorno a me? Come possono ogni giorno avere voglia di scontrarsi ancora e ancora contro questo muro di ignoranza e odio, dove lo trovano il coraggio di guardare a testa alta chi si sente così superiore a loro, e tenta ogni giorno di schiacciare ogni loro desiderio di felicità? Erano tutti lì, che li guardavano in faccia, che sorridevano ai fotografi, che sgomitavano per essere in prima fila. E io mi nascondevo dietro la schiena di una fidanzata più alta di me che non avevo il coraggio di prendere per mano, e i miei quindici euro buttati in una parrucca che non avevo il coraggio di indossare.

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Sconfitta di nuovo dall’invisibilità che credevo di aver superato.
Ci ripenso mentre canto.
Don’t let them in, don’t let them see
Be the good girl you always have to be
Conceal, don’t feel, don’t let them know…
La storia di una vita passata a nascondersi.
Quel momento non era altro che la sintesi di una intera vita in cui nessuno doveva sapere, in cui nessuno doveva vedere.
Perché sono qui? Perchè ho deciso di prendere la metropolitana, oggi, e venire in questa piazza, per poi starmene nascosta? E il coraggio? E il “Fa niente”? Cosa volevo dimostrare? Per cosa volevo combattere?

Mi guardai attorno smarrita alla ricerca dell’ennesima faccia conosciuta al di là della barricata. E poi lo capii. Alzai gli occhi e le risposte alle mie domande, i mille motivi per cui avevo deciso di farlo erano lì davanti a me. I suoi occhi verdi, grandi, fieri. Il cappellino dal quale spuntavano ciocche di capelli castani. Bellissima, la più bella per me, come ogni giorno da quando l’avevo incontrata.
Conceal, don’t feel, don’t let them know…
Well, now they know!

Let It Go è una canzone bellissima perchè Elsa, dopo aver cantato della sua vita passata a reprimere sé stessa, simbolicamente si toglie il guanto e fa la sua prima magia. Io quel giorno non mi sono tolta nessun guanto, ma credo davvero che qualcosa di magico sia accaduto anche a me.
“Amore, mi aiuti a metterla?”

Il sorriso di Ila mentre mi toglievo gli occhiali e passavo in prima fila accanto a lei col mio nuovo colore di capelli è qualcosa che non dimenticherò mai. Mi chiedo se sia mai stata più fiera di me di quanto lo sia stata quel giorno. Mi chiedo se lo sia mai stata io stessa, più fiera di me. O almeno altrettanto. Well, now they know. E soprattutto Let It Go, che fondamentalmente vuol dire cavoli vostri, non mi importa, io non mi nascondo più, e nessuno di voi ha più alcun potere su di me. Che fondamentalmente vuol dire rivincita.

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Sabato prossimo tutta l’Italia si colorerà di arcobaleni e mai come ora è importante esserci. Mai come ora è importante dimostrare che siamo tanti a chiedere civiltà. Credo fermamente che tra pochi giorni si scriverà un pezzo di storia del nostro Paese, una pagina di cui andare fieri, una volta tanto. Lo vedo come uno di quei momenti storici che poi, a distanza di anni ti guardi indietro e ti chiedi tu cosa stavi facendo in quel momento. Beh, io voglio poter dire con orgoglio che ero lì, al fianco della donna che insegnandomi ad amare mi ha spiegato perchè si deve combattere.

E so, nel profondo del cuore lo so, che se lei quel giorno non mi avesse tenuto la mano mentre facevo il salto più importante della mia vita, mentre dalle ultime file passavo nelle prime, mentre mi toglievo gli occhiali da sole e volgevo lo sguardo verso quei sepolcri imbiancati che mi stavano davanti, non avrei avuto la possibilità di dire, in futuro, “Il 23 gennaio 2016 io ero lì”.

Non dimenticherò mai il suo sguardo fiero e il suo sorriso mentre mi diceva “Dammi un bacio”.
Pochi, pochissimi attimi prima di guardarla e sentire la mia voce pronunciare parole che non avrei mai pensato di poter dire.
“Ti va di trascorrere tutta la vita con me?”

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10 Commenti

  • A volte vale la pena sciogliersi per qualcuno :)
    Belle, bellissime entrambe. E adoro la tua rubrica sembra di più.
    A sabato!

  • L’ho fatto leggere subito alla mia ragazza e ovviamente ora siamo entrambe commosse, anche lei che di solito è quella dura e pura che non piange nemmeno se la paghi. Grazie. Comunque vada, noi sabato ci siamo.

    • Emotiva con fidanzata dura e pura che non piange neanche se la paghi (almeno finché non muore Piton) a rapporto!

  • Adorabili!!! VI adoro. Punto. E vi auguro con tutto il cuore, di tutto cuore, di essere sempre felici e trascorrere tutta la vita assieme! (e a testa alta;)))

  • Bellissimo, mi hai davvero commossa!
    Non c’è niente di più logorante che dover vivere nascondendo la propria identità…
    Spero che sabato saremo così tanti e così colorati da far vedere a tutti che non si può fermare la storia.
    Buon flashmob a te e a tutt* quelli che parteciperanno!

    • Ed è stato proprio come speravi tu :) anche nella mia piccola città, eravamo in più di mille. E dopo le quasi 300 conferenze sul gender e affini che ci è toccato ospitare in due anni, è stato stupefacente!

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