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La figlia di Bobby Solo fa coming out “mi piacciono le donne ma non chiamatemi lesbica”

Veronica Satti si è dichiarata a Domenica Live ed è disposta a perdonare il padre

Veronica Satti, la figlia che Bobby Solo abbandonò quando aveva tredici anni, ha fatto un emozionante coming out televisivo. Nel salotto della sempre eterna Barbara d’Urso domenica scorsa Veronica ha lanciato un appello al padre, che non vede da moltissimi anni perché finalmente si riuniscano e lui possa conoscere la sua fidanzata. Nonostante la diatriba legale che è ancora in corso, Veronica è disposta a perdonare il padre e finalmente parlare direttamente con lui dei motivi che l’hanno portato ad abbandonarla a tredici anni. Inoltre desidera un giorno presentare a una sua compagna il padre.

 Era già successo con la mia ex: io avevo conosciuto i suoi genitori, lei, invece non ha mai potuto incontrare mio padre perché mi ha abbandonata quando avevo tredici anni”.

 

Veronica ha scoperto di provare attrazione per le donne a sedici anni, quando si è innamorata della sua compagna di banco ma non vuole in alcun modo essere definita lesbica. In una intervista però ha dichiarato:

Io non ho dubbi e insicurezze sulla mia sessualità ma, allo stesso tempo, non voglio che mi si applichi l’etichetta di lesbica. Io sono Veronica, una donna che ama le donne.  […] Domenica ho parlato della mia omosessualità e cosa ne è uscito fuori? Che sono lesbica e non che a Veronica piacciono le altre donne.

Cara Veronica, non lo sai che una donna che ama le donne, è una lesbica? Se vuoi davvero che si combatta l’ignoranza, dovresti essere la prima ad avere il coraggio di usare una parola che, lo ricordiamo, non è un insulto. Dire che sei lesbica non ti obbliga a farti la rasata laterale e metterti una camicia di flanella. Lesbica non è un etichetta dispregiativa, è la parola che definisce “una donna che prova attrazione fisica ed emotiva per un’altra donna” (cit). Perché non usarla? Cosa c’è di male in una parola? E perché lesbica fa così paura?

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Fou Savant

Wearing a bow tie is a statement. Almost an act of defiance.
Wearing a bow tie is a way of broadcasting an aggressive lack of concern for what other people think.

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14 thoughts on “La figlia di Bobby Solo fa coming out “mi piacciono le donne ma non chiamatemi lesbica””

  1. una donna che ama le donne è lesbica punto. e un rapporto donna-donna non è diverso da un rapporto uomo-uomo o uomo-donna

  2. Barbara, come potrei dirlo? Potrei fare il distinguo tra butch, lipstick lesbian etc, ma, per il target di penionate e casalinghe che seguono la trasmissione tra un pisolo e l’altro, o in sottofondo tra una stirata e l’altra, penso che queste siano sottigliezze tecniche troppo specifiche…dato che il target medio pensa a lesbian come mascolina-flanella scozzese-birkenstock, allora tagliamo la testa al toro e diciamo che non mi definisco così…

  3. Non mi viene in mente neanche un etero che non voglia essere definito tale, sembra un problema solo delle lesbiche, c’e ancora tanta paura purtroppo

  4. inutile girarci in torno. almeno in Italia il termine lesbica viene usato in modo dispregiativo come “frocio” per i maschi, i quali maschi si sono coniati il termine “gay” per ovviare. allora perché non usare il termine gay anche per le donne ? anche a me la parola “lesbica” oltretutto riferita all’isola di Lesbo perché ci stava Saffo che per inciso non era assolutamente omosessuale. questa è una leggenda metropolitana come il fatto che Nerone incendiò Roma. quindi non vedo perché usare “un’etichetta” che anche etimologicamente nulla c’entra con l’omosessualità femminile. infine se si invoca il rispetto per tutto e tutti se una donna non vuole essere definita “lesbica” è giusto non definirla tale senza se e senza ma

    1. Per inciso, non è affatto vero che Saffo non fosse lesbica, ovvero che non amasse sessualmente e sentimentalmente le donne. Leggiti Jacqueline de Romilly o altri, non qualche tendenzioso studioso cattolico. Saffo ebbe una figlia, le donne erano comunque costrette a sposare un uomo e a figliare, ma ciò non vuol dire nulla riguardo al loro orientamento sessuale. Bastano i famosi frammenti lirici per capire quanto fosse intenso l’amore per le altre donne. A me poi non interessa se una cultura ignorante e becera ha usato il termine lesbica come un insulto: il termine non è un insulto, è di ascendenza letteraria, quindi addirittura elegante e per nulla volgare. Come dice Cesare qui sotto, non ha niente a che vedere con termini pesanti come “frocio”.

  5. Io sono d’accordo con Veronica…
    nel senso che la parola “lesbica” non è un insulto, però trovo brutto identificare una persona come “donna lesbica o gay”. Quando ci riferiamo a coppie miste, non diciamo “Tizio è etero”, ma diciamo semplicemente Tizio sta con X. Perchè non si può parlare delle persone omosessuali in questi termini.
    Perché mettere i puntini sul fatto che sono lesbiche o gay….in questo modo sembrano risultare diversi dalle coppie “classiche”, quando invece dovremmo evitare di differenziare i vari tipi di unione.

    Alla fine è solo una questione di terminologia, ma per molti è importante perché sono più sensibili ai vari significati che quella parola ha avuto nella loro vita.

    1. nella mia esperienza e nella mia vita non è affatto uguale essere lesbica o essere etero e dato che mi ritengo molto fortunata a essere venuta su così: lesbica , perché mi ha dato una prospettiva, un punto di vista un po’ diverso sulle cose sono felice di definirmi tale e non mi ritengo per nulla uguale un rapporto tra due donne e un rapporto donna uomo o uomo uomo, detto questo ognuna è libera di richiedere di essere chiamata in un modo o in un altro, è anche normale però che se dichiari che sei attratta e hai relazioni sentimental/sessuali solo con donne, la gente ti chiami lesbica perché è la parola corrispondente a quel significato in italiano, come di solito chiamiamo tavolo un oggetto a 4 zampe + un piano, su cui si mangia.

    2. “”Quando ci riferiamo a coppie miste, non diciamo “Tizio è etero”, ma diciamo semplicemente Tizio sta con X. Perché non si può parlare delle persone omosessuali in questi termini.”
      Ti sei fatta la domanda, datti anche la risposta. Già, perché gli etero non hanno bisogno di definirsi etero? Chissà… Forse perché l’eterosessualità è considerata la norma, è considerata scontata in tutti gli esseri umani, è istituzionalizzata, sostenuta, incoraggiata, ben vista eccetera eccetera? Perché l’omosessualità è avversata, biasimata, stigmatizzata eccetera?
      Ragazze, vi consiglio caldamente di leggere, studiare, approfondire, capire con qualche cognizione di causa il mondo e la cultura in cui siete immerse, altrimenti tale cultura vi renderà schiave. Già l’aiutate con molto zelo nell’opera di rimozione dell’omosessualità femminile.

  6. Se per lei “lesbica” è un insulto affari suoi, come vuole essere chiamata sinteticamente? donna gay? omosessuale? saffica?
    Noi donne omosessuali siamo più dimenticate rispetto ai gay, come quasi sempre avviene nella società nei rapporti uomo vs donna, ma almeno i nostri termini non sono caricati di tutta quella offensività che ancora residua nei termini come gay

    1. A leggere certi strafalcioni che si sentono in giro, per cui l’omosessuale è (ovviamente) chiamato “uomo-sessuale”, quasi quasi mi piace la definizione “donna-sessuale”

  7. cara Veronica, una donna a cui piacciono le donne è lesbica, punto e basta. Non è un insulto sai’ è come dire che una persona nata in Africa si chiama africano o uno coi capelli chiari si definisce biondo. Che palle la gente come te.. pure in tv le vai a dire certe stronzate

  8. È così adesso sta succedendo anche con la parola lesbica. È da anni che i bisessuali trattano la parola bisessuale come se fosse una parolaccia e cercano di distaccarsene in ogni modo, non capendo che il miglior modo per liberare un termine dallo stigma sociale che porta con sé, è usarlo con ancora più con orgoglio, non vergognarsene. Se non fosse per le “etichette” (anche note come semplici definizioni) non ci sarebbero comunità e sarebbe incredibilmente difficile combattere ed anche solo parlare delll’omo/bi/transfobia senza avere dei termini che descrivano gli orientamenti sessuali e le identità di genere. Da bisessuale vi posso solo dire che mi dispiace che stia succedendo anche a voi. Spero che rimanga un caso isolato.

    1. “… il miglior modo per liberare un termine dallo stigma sociale che porta con sé, è usarlo con ancora più con orgoglio, non vergognarsene.” Appunto. Se lo capissero. Penso che la cultura “queer” stia prendendo una direzione preoccupante, che in un certo modo fa il gioco di chi vuole che l’omosessualità non esista. Lo sanno o no, tutte queste tipe, che l’oppressione delle donne omosessuali è sempre stata basata soprattutto sul dire “non esistono”?

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