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La posta del cuore. Il coming out è come il sesso

Non vi scrivo per parlarvi dei miei “problemi di cuore”, anche perchè credo di aver scoperto di avere un cuore che batte DAVVERO solo da poco tempo. Ma questa è un’altra storia! L’argomento di cui vorrei parlarvi è quel processo detto “Coming Out”. Ecco. Ho 18 anni, vivo in un CATTOLICISSIMO e RETROGRADO paesino del sud. Da poco ho ammesso a me stessa di esser lesbica. Da pochissimo. L’ho sempre saputo, ma non l’ho mai detto, neanche nella mia mente, neanche per sbaglio. Adesso, invece, riesco a scriverlo: sono lesbica. A scuola i bulli mi hanno dato il tormento per altri motivi, se avessi detto “sapete, sono anche gay, gente!”, non oso neanche immaginare cosa avrebbero potuto fare. Adesso ne sono fuori, sono diplomata e voglio ricominciare. Sono sempre stata “quella asessuata” (sì, i fastidiosissimi compagni di Scuola e quegli altri simpaticoni dei miei familiari mi han sempre chiamata così). Silenziosa, riservata, studiosa, diciotto anni, MAI stata baciata (Uh, potrebbe essere il titolo di un film, ma credo esista già una cosa del genere), mai avuto neanche lontanamente un’uscita con qualche altro essere umano. Anzi, una volta sola sono uscita con un ragazzo, tanto per provare ad essere “normale”. Normale, ovvero etero. Una sera sola fuori con lui, e poi sono sparita nel nulla. Credo stia ancora aspettando la mia risposta alla sua richiesta di una seconda uscita (ahah). Per quanto non volessi ammettere di esser lesbica, dentro ho sempre avuto questa sorta di rivalsa e rispetto nei confronti di me stessa… del tipo: “Ecco, se non posso esser lesbica, col cavolo che mi metterò con qualche ragazzo solo per far vedere che sono “normale”. No, non l’ho mai fatto. Non ho mai dato un bacio e tra poco farò 19 anni, ma non mi sento come se mi mancasse qualcosa, anzi. Sono contenta del fatto di non aver commesso l’errore di stare con qualcuno solo per comodità. Dato che ancora non faccio i salti di gioia e non vado in giro urlando: “Uh, mi garbano le ragazze!”, ho deciso di farmi aiutare. Ho deciso che ho bisogno di accettarmi, al più presto contatterò una Associazione il cui nome è LIBERI DI DICHIARARSI. Non so se uno Psicologo possa far miracoli, ma voglio provarci. Ho una sola vita, dannazione, non voglio sprecarla, e non lascerò che la paura mi uccida. Qui arriva la mia domanda: è normale che a me sembra IMPOSSIBILE anche solo lontanamente pensare alla possibilità di fare Coming Out? Mi spiego, i miei genitori, ad esempio, non sospettano di nulla. Ma proprio di NULLA. Non ho neanche atteggiamenti mascolini o robe simili (sapete, gli adulti hanno un’idea un po’ strana delle lesbiche, soprattutto nel posto in cui vivo). E continuano a parlare di matrimonio (aargh), di accudire un marito (aaaarghhhh), di essere una brava moglie (ancora più aaaarrrrghhhhh). Le persone che mi vivono intorno non concepiscono neanche l’idea di poter avere un omosessuale o una lesbica fra di loro, lo capisco dai discorsi che fanno. Al momento mi sento isolata, sola e senza alcun punto di riferimento. Non conosco nessuno del mondo GLBT, non ho nessuno di fidato con cui poter parlare… Mi sento come se fossi l’unica lesbica al mondo! Ma so che non è così. Temo di rimanere sempre una “non dichiarata”, ma al momento non vedo alternativa. Solo il pensiero di fare Coming Out mi atterrisce. E’ normale? Avete passato un po’ tutte questa fase? Grazie, a presto!

Cara lettrice,

se domai dovesse finire il mondo, almeno avrò avuto l’opportunità di pubblicare la tua mail. Perché le tue parole raccontano benissimo cosa si prova nell’accettare la propria omosessualità. E non solo, trasmettono tutto il senso di invisibilità di chi non può parlare di sé, di chi deve nascondersi per sopravvivere in un ambiente ostile. Al tempo stesso, esprimono una dignità e un orgoglio esemplare (soprattutto per una ragazza di 18 anni). Se non posso esser lesbica, col cavolo che mi metterò con qualche ragazzo solo per far vedere che sono “normale”. Questa è la strada giusta, credimi. Non mentire mai a te stessa e non avere paura. Non so se ci siamo passate tutte, ma di sicuro in tante. Anche io quando avevo 19 anni, mi chiedevo: sono l’unica lesbica sul pianeta? Evidentemente no. E nemmeno tu, visto che ce n’è almeno un’altra che ti sta rispondendo. Ma non avere fretta di fare coming out. Il coming out è come fare sesso per la prima volta: bisogna farlo (e come il sesso può dare grandi soddisfazioni), ma bisogna aspettare il momento giusto (non è consigliabile farlo se non si conoscono i contraccettivi, le malattie veneree o le posizioni giuste!). Per cui, se pensi di trovarti di fronte un muro in famiglia, aspetta di avere tutti gli strumenti necessari per affrontarlo. Non ti dico di vivere una doppia vita, ma di darti tempo e non essere kamikaze. Sei giovane, hai tutta la vita davanti per fare coming out, per dare il primo bacio e sentire il tuo cuore battere accanto a quello di qualcun’altra.

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17 commenti per “La posta del cuore. Il coming out è come il sesso”

  1. A tutta LezPop: GRAZIE veramente del contributo che date! Lo dico con tutto il cuore, soprattutto lo dico in un periodo per me molto buio, in cui mi sento sola e “sfigata” dopo svariati tantativi di trovare la ragazza giusta per me o qualcuno che mi capisca. Questa lettera è ORO COLATO. Dovreste far in modo che sia visibile per ogni nuova utente del sito. E’ un toccasana per lo spirito.
    A te “che non sei mai stata baciata” ti ringrazio enormemente, spero tu legga il mio commento solo per il piacere di sapere che le mie parole sono arrivate fino a te.
    Mi hai dato nuova forza per andare avanti e continuare la ricerca della mia felicità. Perchè anche io come te non ho MAI avuto bisogno di uscire/stare con un ragazzo per capire che non sono etero, anche io come te SO che mi piacciono le ragazze e non riesco a fare coming out (ho 23 anni e l’ho solo detto a un amico). Purtroppo è dura da morire, per me che sono abbastanza timida e che non ho la faccia tosta subito, dopo che cerchi le persone “giuste” e frequentare gli ambienti “giusti” (come dice Marta2 che ha pienamente ragione) ma non hai trovato ancora nessuno… Lo sconforto arriva, arriva eccome! E rompe il cuore. Si ha la sensazione di avere qualcosa da esprimere, ma non trova sbocchi per realizzarsi e diventa doloroso.
    La mia paura più grande? E’ quella di non riuscire ad essere me stessa, quindi FELICE. Con una persona da amare e che mi ama.
    La domanda è: come riuscire a far capire alle altre che sono lesbica se nessuno di loro lo sa?

    1. E’ normale passare questa fase. Ma, prima di cercare disperatamente di trovare la ragazza giusta… intanto impara ad accettare te stessa. Sei consapevole di ciò che sei, però noto che ancora hai un bel po’ di paura addosso. Allora, liberati da questa paura, magari trova la sede arcigay più vicina a dove abiti e fai nuove conoscenze.
      “La domanda è: come riuscire a far capire alle altre che sono lesbica se nessuno di loro lo sa?”
      La risposta te la sei data da sola, se le altre non lo sanno, come potrebbero capirlo? Specialmente se, come me, non sei proprio lo stereotipo della lesbica perfetta :D
      Quindi, forza e coraggio, che con un passo alla volta, riuscirai a trovare l’equilibrio giusto per vivere a pieno la tua vita! :)

      -Everyday you must say: “So how do I feel about my life?”. Anything is hard to find when you will not open your eyes. When will you accept yourself?-

      1. Grazie mille, quanto sei gentile! Memorizzo tutti i tuoi consigli e cerco di applicarli.

  2. Ciao Arianna, è stato davvero bello per me leggere il tuo commento, anche se per tante altre potrebbe non sembrare niente di così eclatante. Sentirsi capite e appoggiate è una cosa che purtroppo a noi “Lez” non capita molto spesso, e quando succede ti senti davvero contenta. Almeno, per me è così! Ti ringrazio molto, davvero =D

  3. Ciao cara 18enne,
    volevo solo dirti che il coming out più difficile l’hai già fatto, quello con te stessa. Tutto il resto col tempo arriverà. E’ normale che per ora ti sembri insormontabile, ma un pezzetto per volta prenderà senso.
    Ammiro molto il tuo coraggio, io ci ho messo 10 anni di più e c’è chi non ce la fa in tutta la vita. Un abbraccio
    Arianna

  4. Sono d’accordo con La Mile, il coming out è una cosa grossa e bisogna aspettare di sentirsi pronti e poi, una volta deciso, buttarsi al volo senza rifletterci oltre. Ho 18 anni e sono lesbica da circa 5 (una novellina in confronto ad alcune di voi =D) e non vedo l’ora di finire il liceo per poi potermi trasferire lontano da qui e dire alla mia famiglia come sono. Ho già detto tutto alla mia meravigliosa cuginetta di 17 anni e sono sicura che mi farà da spalla quando lo dirò a tutti. Sicuramente ci saranno scene da film strappalacrime (anche se mia madre già sospetta qualcosa, diciamo che non faccio molto per nascondermi) e qualche familiare perbenista sicuramente storcerà il naso ma, sinceramente, NON MI INTERESSA. Questa è la mia vita e solo io posso decidere con chi trascorrerla. A me piacciono le ragazze da morire, ne ho una fantastica da tre anni e me la voglio godere senza dovermi nascondere, neanche fossi un mostro… Però per me non è ancora il momento giusto per fare coming out, sono estremamente decisa e determinata ma dovendo finire la scuola non vorrei farmi scoppiare la bomba dentro casa proprio adesso che ho bisogno di un po’ di tranquillità per studiare. Però il coming out è davvero molto importante, e nel 99,9% dei casi da’ risultati positivi (la famiglia che ti ama davvero ti accetta sempre per quello che sei, così come sei). La famiglia della mia ragazza non approvava la nostra relazione e questa estate per tenerli buoni lei ha fatto finta di stare con uno… A settembre i suoi hanno cominciato a sospettare e abbiamo deciso di lasciar loro una lettera con la verità: i primi giorni dentro casa per lei sono stati terribili e anche per me le prime volte che li ho rivisti ma il tempo, si sa, sistema tutto, e giusto ieri sua madre mi ha simpaticamente “costretto” ad aiutarla a piegare le lenzuola e suo padre mi prende in giro e mi fa scherzi. A saperlo l’avremmo fatto prima… Ma quel che conta è il risultato! =D E’ la prima volta che scrivo e forse sono stata un po’ egocentrica ma spero capirete il bisogno di raccontare la propria esperienza a qualcuno che è in grado di capirti davvero e di non giudicarti in base a concetti precostituiti.. Penso che il racconto delle nostre esperienze a volte possa aiutare gli altri a sentirsi meno soli e sprovveduti davanti a quello che succede… E quando si decide di fare coming out bisogna sempre tenere presente che l’amore della famiglia è incondizionato e passa sopra ogni cosa, sempre; magari non subito, ma prima o poi tutto si sistema. E alla fine non c’è niente di meglio che stare insieme alla tua ragazza e ai suoi genitori e sentirti davvero parte della famiglia =D

  5. leggo con piacere questo blog e anche, forse ancor di più, quello che lo precedeva – all the beauty you’ll ever need. non mi sono mai dichiarata qui, e difficilmente lo farò nella vita reale. probabilmente la maggior parte delle lettrici mi giudicherebbero male, una “lesbica della domenica” eppure…vivere come me è possibile, anche se quasi mai piacevole. ho fatto delle scelte tradizionali, ma soprattutto tante non scelte. il mio processo di autoscoperta dura ancora oggi, a 30 anni compiuti, ma è iniziato quando forse ne avevo meno di 6. non sono come la protagonista di But I’m a cheerleader, film delizioso ma tremendamente surreale, che neppure lo sapeva. io sospettavo tutto, ed ogni sospetto è stato tremendamente doloroso. negli anni ho sviluppato un carattere fortemente sociofobico, forse in parte per questa mia natura negata (ma neppure troppo: da più di 5 anni mi sono “accettata”, e quelle due o tre persone che gravitano attorno alla mia vita lo sanno), in parte perché comincio a pensare che ci sia anche qualcosa di naturale, una vera e propria tendenza come quelle di natura sessuale, nel non amare il contatto con tante persone alla volta, nel non amare che si parli di te, anche se bene. sono cresciuta in una grande città – pur sempre in italia, quindi comunque provinciale – con genitori di sinistra ma senza amici o amici di famiglia neppure lontanamente vicini al mondo gay. tra i razzismi possibili quello nei confronti delle diverse tendenze sessuali mi è sempre parso il meno giustificabile; sono consapevole che l’essere gay non sia una scelta, trovo assolutamente sciocca se non dannosa l’idea che la famiglia tradizionale sia un dogma indistruttibile e che gli omosessuali non possano adottare perché ci vogliono “la mamma e il papà”. se mai, essendo genitrice io stessa, trovo sia altamente “distruttivo” pensare di crescere un bambino completamente soli, anche solo per la fatica (ma so che c’è chi lo fa, e lo fa bene). dico tutto questo per dire che sì, ho avuto periodi in cui pensare che mi piacessero le ragazze era per me ripugnante, ma non mi sono mai saputa spiegare il perché. ci sono stati altri periodi in cui, invece, avrei tanto voluto conoscere ragazzi e ragazze gay, o che qualcuna ci provasse con me. non è mai successo. invece avete fatto caso a come molti maschi eterosessuali temano che qualsiasi maschio gay voglia provarci con loro? perché quest’autostima esagerata?
    quando stavo per compiere 25 anni, dopo alcuni tentativi (6 o 7) di terapia falliti o abortiti da me stessa mi sono detta che mi mancava poco tempo per vivere a pieno, che forse dovevo fare un po’ di chiarezza e che dovevo farmi aiutare. altra terapia: altri psichiatri, una psicologa con cui ho provato a instaurare un rapporto diverso, con la quale ho anche ricominciato dopo un anno di interruzione. per la prima volta ho parlato del mio “problema” cercando di farlo in modo serio, non evasivo. avevo accennato alla mia paura di essere gay anche con tutti gli altri terapisti, in modo frettoloso, sperando che qualcuno cogliesse il segnale. l’indifferenza degli stessi mi aveva alternativamente convinto che: a) il problema, o quello che era, forse non era reale o non era rilevante nella mia vita. magari ero solo curiosa, e la curiosità non appagata non mi avrebbe di certo uccisa; b) cercare di parlare a qualcuno che non ti ascolta, rivelando qualcosa di te che ti fa soffrire, ti fa sentire nuda, umiliata. meglio tagliare i ponti…e l’ho fatto, anche se senza dichiararlo. anche dire a uno psicologo che non andrai più a terapia è in qualche modo un coming out. e quelli non li ho mai saputi fare.
    tutto questo accadeva quando ero nel pieno del vortice depressivo, ispessito dal sempiterno problema del lavoro e della realizzazione personale: una scelta di studi sbagliata mi aveva impantanato e dal pantano non sono mai uscita, anche se oggi, dopo altri lunghi e odiatissimi studi, ho un lavoro che viene rinnovato ogni anno (ma il timore che, prima dell'”indeterminato”, cambino leggi e sempreverdi decreti mi tarpino le ali è fortissimo)
    ero giovane, abbastanza graziosa (sfiorita presto, ahimè; lo so bene che molti, e anche molte nonostante il “buon” senso comune italiota e machista, alla mia età non sono così vecchi fuori e dentro), un po’ bizzarra nei modi ma non sgradevole. ero intelligente, ma la paura di non esserlo abbastanza mi ha fatto chiudere a tal punto da rendere impossibile ogni approfondimento, ogni nutrimento per le mie (modeste?) doti. ero curiosa ma anche pigra, e mi accorgo mestamente ogni giorno di come la pigrizia mi divori sempre più. c’è qualcosa – qualcuno che oggi mi rende felice, ma non basta, perché vive al di fuori di me. io resto io, e resto un casino.
    insomma, sono lieta dei vostri coming out e delle vostre prese di coscienza ma non indignatevi se qualcuno, pur cosciente, si costringe a stare fermo/a.
    io resto nell’ombra e gioisco per ogni artista che sinceramente “rifiorisce”, senza pensare alla pubblicità, e ad ogni ragazzino che comprende. però un po’ mi rattristo, perché quella ragazzina – io – non è mai stata presa per mano, né mai veramente rassicurata, se non con un “non puoi essere lesbica, con un aspetto così femminile”

  6. Sono la ragazza che ha inviato questa e-mail, la “mai stata baciata”.
    Grazie per la tua risposta, Milena, e Grazie anche a tutte Voi che avete commentato cercando di aiutarmi con il vostro punto di vista e le vostre storie. Ve ne sono grata!
    LezPop è stato il primo sito con cui mi sono rapportata quando ho cominciato a vagare per Internet in cerca di non so quali risposte.
    L’unico sito che non mi ha fatta sentire come una specie di mostro a tre teste e quattro code, o come un esperimento da laboratorio. Sì perchè su YouTube si trovano dei video allucinanti che cercano di dare una spiegazione scientifica-sociologica-antropologica (e tutte le paroline che finiscono con -ica) dell’omosessualità. Ma niente, io non mi sento un esperimento e neanche un mostro e non ho bisogno di risposte scientifiche: sono così.
    E so che molte ragazze/Donne hanno avuto storie con ragazzi/uomini prima di capire di esser lesbiche, ma io, non so perchè, questa fase l’ho saltata senza troppi problemi e senza sentire alcuna mancanza.
    Il fatto è che non ho bisogno di stare con un uomo per capire che NON voglio stare con un uomo.
    Spero di trovare il coraggio e la forza di fare coming out, un giorno, anche se la vedo dura, al momento. Ho dato dei duri “colpi” ai miei sia quando ho detto loro apertamente di essere Atea e di aver inviato il modulo per lo sbattezzo, sia quando ho comunicato loro che non ho intenzione di sposarmi nei prossimi due anni (questi erano i loro piani) perchè VOGLIO e DEVO andare all’Università.
    E poi voglio anche andar via da questo paesino.
    Credo che in quel momento, quando avrò una sicurezza economica, dirò loro tutto.
    Forse sarà un comportamento da codarda, ma è l’unica via immaginabile e possibile.
    Nel frattempo, cercherò di portare dalla mia parte il mio Fratellone. Già più volte, nei momenti di effusione e dolcezza tra fratelli, gli ho ribadito: “Sai che sarai per sempre l’unico uomo della mia vita, vero?”
    E lui: “Sì, lo so Sorellina”. Ed io: “No ma proprio l’unico. L’unico uomo che amerò. Per sempre, ricordalo!”
    Ahah sì, lo so, GOFFI tentativi di coming out falliti.
    Ma lo capirà. Lo capiranno e lo sapranno tutti.
    La vita è la mia, e per quanto sia difficile e per quanto anche la società non aiuti molto, non rinuncerò al mio personale spicchio di Felicità.

    Vi ringrazio ancora tanto, dal profondo della mia anima!

    1. Ciao BitterSong, mi rivedo molto in quel che hai scritto. Anche io, ahimè, sono cresciuta in una famiglia estremamente cattolica, in un piccolo paesino del sud…sono contenta che tu abbia accettato subito chi sei, senza forzarti a stare con un ragazzo, solo perchè “così dev’essere” :) … io invece ho avuto un processo più lungo di auto-accettazione, ed anche quando la cosa oramai mi era evidente ho continuato comunque a frequentare ragazzi per non destare sospetti… pensavo: “ci sono rimasti malissimo sapendo il fatto che sono anticlericale e che considero la chiesa un’istituzione ipocrita, figuriamoci se sapessero che sono lesbica, chiamerebbero l’esorcista!”
      Facevo proprio i tuoi stessi ragionamenti…. lo dirò quando me ne andrò via da qui, quando non dovrò rendere conto a nessuno…
      Invece sono ancora qui, ma almeno, tanto per iniziare, a mia madre l’ho detto. Giuro, è stato il momento più terrorizzante della mia vita, ma non me ne pento nemmeno un po’. Inizialmente ha reagito in maniera molto negativa… pianti, arrabbiature, sensi di colpa…. ma adesso pian piano le cose stanno migliorando. Ho capito che devo smetterla di aver paura di deludere le aspettative altrui… e se le persone che ti stanno accanto ti amano davvero ed incondizionatamente, stai certa che non le perderai mai…
      Ovviamente, ognuno di noi ha i suoi tempi e tu seguirai i tuoi, ma se davvero vuoi vivere la tua vita, in maniera completa e serena devi aver coraggio e fermezza e passo dopo passo uscire allo scoperto.

      Ti lascio una poesia, che sicuramente conoscerai, e che mi ha sempre dato tanta forza :)

      Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
      ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
      chi non cambia la marca,
      chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
      chi non parla a chi non conosce.
      Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.
      Muore lentamente chi evita una passione,
      chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle ‘i’
      piuttosto che un insieme di emozioni,
      proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
      quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
      quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
      Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
      chi è infelice sul lavoro,
      chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno,
      chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
      Lentamente muore chi non viaggia,
      chi non legge, chi non ascolta musica,
      chi non trova grazia in se stesso.
      Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
      chi non si lascia aiutare;
      chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
      Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
      chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
      chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
      Evitiamo la morte a piccole dosi,
      ricordando sempre che essere vivo
      richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
      Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

      Pablo Neruda

  7. Io sono per metà araba e ho vissuto i primi diciotto anni della mia vita in Israele (facendo avanti ed indietro dall’Italia per le vacanze estive), dove “gli omosessuali non esistono” e ti dirò: mio padre è arabo cristiano, con alle spalle una famiglia numerosa, araba, chiassosa e fastidiosamente “normale”, eppure a diciotto anni, prima di andarmene di casa ed andare a vivere da mia zia a Roma, gli ho detto di essere lesbica. Lui ha rimosso, mia madre ha reagito con i soliti “ma tu non sei così/meglio puttana che lesbica/è colpa di quella”. Mio padre ora non mi parla più di matrimoni e di fidanzati, mia madre parla al telefono con la mia ragazza e le raccomanda di farmi mangiare in maniera sana ed equilibrata, e quando si vedono parlano e scherzano e si coalizzano contro di me. Questo per dire che il coming out, citando Mile, va fatto quando si è pronti ma va fatto con decisione e senza esitare. Se guardi indietro sei perduta e se ti nascondi e ritratti, dopo, tanto vale non farlo. La mia esperienza poi dovrebbe incoraggiare: più “sud” degli arabi non c’è nessuno, la società di mio padre è chiusissima e se ti si è mosso un capello, in giro per Haifa, sta sicura che tuo padre lo viene a scoprire due minuti dopo (il brutto di essere figlia di un dottore con mille pazienti). Quindi anche nelle situazioni più “strette” un coming out – tutto sommato ben riuscito – è possibile. Bisogna solo volerlo.

    1. Posso dirlo? Il tuo commento mi ha fatto commuovere… Perchè hai avuto un gran coraggio. La società araba è abbastanza chiusa, e dire apertamente alla tua famiglia ciò che sei dev’essere stato difficile! Soprattutto perchè non si vuole deludere\schifare\far inorridire nessuno facendo coming out, ancor meno la propria famiglia alla quale, inevitabilmente, si tiene. Semplicemente siamo quello che siamo, donne libere, che devono essere libere di amare chiunque.
      Ti ammiro! Come ammiro tutte le persone che hanno deciso di esporsi, rivelandosi a persone molto importanti che avrebbero potuto non capire.
      Per me è stato facile, ho avuto davvero molta fortuna con la mia famiglia. :)

      Grazie, per aver condiviso la tua esperienza!

  8. Ciao!!!!
    Commento la tua lettera perché spero che ogni contributo possa aiutarti a stare meglio.
    Sono pienamente d’accordo con Milena ( anche se ci ho messo un po’ a capirlo) quando scrive “Questa è la strada giusta,credimi.Non mentire mai a te stessa e non avere paura”. Io, personalmente, paura ne ho avuta e anche tanta. Così tanta da commettere (più volte) l’errore di stare insieme ad un ragazzo ” solo per far vedere che sono normale”, salvo poi non riuscirci più (e aggiungerei fortunatamente:)) né tanto meno aver intenzione di farlo nuovamente dopo essere essere stata per la prima volta con una ragazza. Ecco, solo in quel momento ho finalmente ammesso a me stessa di essere lesbica…però, per tanto tempo, sono stata molto più codarda di te; per cui ti dico, sinceramente, sii sempre orgogliosa della coerenza e del rispetto che hai avuto nei confronti di te stessa!!!!!! La consapevolezza e l’accettazione, a mio parere, sono sempre il primo passo. Per il resto, concordo nuovamente con Milena..fare coming out, credo non sia facile per nessuno…per cui,datti tempo; “sei giovane, hai tutta la vita davanti per fare coming out,per dare il primo bacio e sentire il tuo cuore battere accanto a quello di un’altra”:D!!!!!
    Un abbraccio!!!

    1. Ci tengo a precisare una cosa: se prima di capire e vivere a pieno la propria omosessualità una donna esce o si fidanza con un ragazzo (o viceversa) non vuol dire che sia codarda. Le strade per trovare se stessi sono come quelle del signore (tanto per citare qualcuno), infinite. Non c’è una regola. Però avere la consapevolezza di sé e “sfidare” l’ambiente sociale in cui si vive è una cosa che va lodata :)

      1. Assolutamente!!!! Preciso che la parola “codarda” si riferisce esclusivamente alla mia esperienza e al modo in cui io mi sono sentita. Lungi da me giudicare e accusare di codardia qualcuno!!!!!!

  9. Ciao :)
    credo di capire bene la parte sulla cittadina del sud. In 23 anni non ho subito nemmeno un tentativo di abbordaggio. (probabilmente anche perchè sono una delle vittime dell’invisibilità femmes e da brava bisessuale ho avuto anche visibili storie con maschietti). Dopo troppo tempo ho capito che le persone giuste sono soprattutto nei posti in cui credi che debbano essere!
    Ti riporto una lettera del buon Iacopo Fo che mi piace tanto

    “Difficile abbordare le ragazze nei bar… Come conoscere una ragazza che ti piace? Sicuramente parlare con una ragazza che non conosci, fermandola per strada o altrove è difficile. In discoteca per me è sempre stato addirittura impossibile. Per entrare in confidenza con una donna ho bisogno assoluto di parlare con lei, ascoltare cosa dice. Devi essere un tipo particolare di paraculo e avere chilotoni di faccia tosta per riuscire a entrare in contatto con una donna così al volo. Non fa per me. La strategia che io ho sperimentato con maggior successo per trovare una ragazza che mi amasse è quella di andarmi a mettere in situazioni dove fosse automatico conoscere tante ragazze. Ad esempio hai provato a iscriverti a 5 corsi di salsa? Conosceresti un 100 ragazze in una settimana. Le ragazze che ballano la salsa sono generalmente più simpatiche della media e se la tirano di meno. Anche mettersi a lavorare per un’associazione che fa volontariato è un modo per conoscere donne di valore. E anche per fare qualche cosa di utile nella vita. Se te ne stai tappato in casa o frequenti sempre le stesse persone è veramente difficile conoscere la ragazza giusta per te. E\’ una questione matematica. Le persone che ci danno più gioia sono quelle che hanno affinità con noi, empatia. Il che non accade con tutte le donne ma solo con alcune in particolare. La domanda è: quante donne hai conosciuto nell’ultimo anno? Se hai conosciuto meno di 200 donne non sei uno sfigato perché non trovi una fidanzata… sei uno che non si mette nelle condizioni concrete in cui sia possibile trovare la persona che combacia con te. Quindi datti da fare: il tuo consulente di fiducia ti prescrive di conoscere 100 donne al mese per i prossimi 6 mesi. E’ un lavoro duro che va pianificato ma ce la puoi fare. La ricompensa è colossale. Iscriviti a 5 corsi di salsa e organizza 5 cene in pizzeria con i nuovi compagni di corso. Se hai la casa sufficientemente grande o riesci a farti prestare uno spazio potresti anche organizzare 5 feste. Magari puoi chiedere a una Casa del Popolo o a un circolo Arci. In primavera potrai anche organizzare pik nik all’aperto. Ognuno porta qualche cosa e si fa una bella mangiata. Non aspettarti di trovare subito la persona che cerchi. E’ come nell’agricoltura: prima si semina e poi si raccoglie. E la fretta fà i gattini cechi. Conosci persone, maschi e femmine, parla, ascolta, allenati alla vita sociale. Stringi amicizie, cresci nel rapporto con gli altri, SOCIALIZZARE FA BENE. E NUOVI AMICI TI PRESENTERANNO ALTRI AMICI… Più persone frequenti più ne conoscerai… Non sforzarti di essere troppo simpatico. E ovviamente non fare la neanche la mummia. Secondo punto: il terrore che ti prende a dire a una ragazza incontrata in un bar che ti piace. E vorresti non provare terrore? Magari dopo che lo hai fatto 20 volte la paura un po’ ti passa. Ma comunque si tratta di un’emozione vivificante. Io l’ho fatto come esercizio con lo scopo di farmi passare la timidezza verso le donne. Come sistema per sedurre una ragazza non funziona ma è un’esperienza terrorizzante e esaltante. Mette in circolo le endorfine, la dopamina, e tante sostanze benefiche che il cervello produce nei momenti di esaltazione. La dichiarazione di fascinosità va fatta a puro scopo ludico, senza illudersi che poi lei ti bacia. Se si dice a una ragazza che è bella, con eleganza e buona educazione, sicuramente le farà piacere e dare piacere a una persona è sempre una cosa buona e ti fa guadagnare i Punti Paradiso. E ti aiuta a giocare con la timidezza e il panico. Così poi quando conosci delle donne in un contesto favorevole al dialogo (corso di salsa) sarai meno timoroso. Sei un ragazzo intelligente, sicuramente sarai capace di dire qualche cosa di interessante. Ma sappi che quel che cercano le donne è sopratutto essere ascoltate con interesse. Ascolta le tue sensazioni mentre chiacchieri con una ragazza, cerca di dire quel che pensi, di raccontare quel che hai voglia, quel che senti senti, quel che ti piacerebbe fare. Non usare nessuna strategia PNL, vai liscio e fidati della magnificenza del cosmo. Sicuramente da qualche parte c’è una donna che cerca proprio un uomo come te. Prima o poi la incontrerai e tutto diventerà estremamente semplice. almeno all’inizio. Poi si tratta di far crescere la storia, rispettarsi, celebrare l’amore, esserci.”

    Ecco, io però per essere più sicura andrei sul calcetto! e sulle associazioni lgbt, o associazioni tipo l’arci o di volontariato come Amnesty, e collettivi vari(ehm, fra i vari difetti c’ho anche la malattia sinistra dell’attivismo (^_^; ) E non partire mai dal presupposto che siano tutte etero! Cerca di capire se c’è qualcuna che ti guarda insistentemente o ripetutamente anche se solo di sfuggita. Il gioco di sguardi è il miglior gay radar che esista per il primissimo approccio. In bocca al lupo! Un fortissimo abbraccio :)

    piesse: non ci crederai, ma arrivata a nord di Trieste, noncurante dei moniti della Carrà, le dolci fanciulle hanno letteralmente iniziato a piovere dal cielo (come mostra questa diapositiva, che richiede solo un leggero aggiustamento di genere http://www.youtube.com/watch?v=geC2gHZ6m2g) anche in feste non a tema lesbo (ma pure a quelle, poi un aperitivo a settimana di arcilesbica, cineforum a iosa, cose bellissime *.*)

    pps: nell’asessualità per alcuni periodi o per tutta la vita io non ci vedo comunque niente di male, al massimo è un insulto per chi lo intende come tale, insomma che senso ha continuare a patologizzare cose che non hanno conseguenze negative per la persona in questione, nè per altri?

    ppps: ovviamente non devi aspettare di fare coming out col mondo per avere una dolce storia d’ammore :) (o puoi farlo solo con gli amici in gamba che meritano la tua franchezza, http://zenpencils.com/comic/96-dr-seuss-those-who-mind-dont-matter/ :P ) In ogni caso io prima di farlo mi metterei almeno un paio di volte http://www.youtube.com/watch?v=QoRBFNOgeHw ;)

  10. Vorrei dare il mio contributo, per quanto la mia esperienza sia sui generis: quand’ero piccola ma piccola davvero, volevo essere un maschio semplicemente perchè pensavo fosse l’unico modo per assecondare naturalmente quello che sentivo; quando poi sono diventata più grande e ho scoperto l’esistenza delle lesbiche ho pensato “ODDIO CHE MERAVIGLIA! la mia vita sarà invidiabile e piena di gente interessantissima, non come voi poveri etero sfigati!!”. Certo, ero troppo nel Madonna mood per avere una visione critica e oggettiva di me, del mio futuro e della società in cui vivevo (e vivo), alla fine sono una persona normalissima che frequenta sì gente oltremodo interessante ma gay così come etero. Tutto questo per dire, condividendo il punto di vista di Milena, che per fare coming out c’è tutto il tempo, se non è ora, ma che è fondamentale essere a contatto con se stessi sempre e con coerenza, se tu sei forte gli altri la tua forza la percepiscono e se così non è, peggio per loro. (also sprach)

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