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“L’altra parte di me” di Cristina Obber. Un romanzo lesbico per adolescenti: «Perché c’è bisogno di storie d’amore positive»

da La Mile 686 visite3

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Un vecchio detto recita “L’amore smuove le montagne”. Forse non sarà sempre vero. Ma a volte l’amore ci costringe a fare i conti con noi stessi, ci porta a scoprire chi siamo davvero e cosa vogliamo: l’amore può smuovere le montagne che abbiamo dentro. Questo succede a Francesca, la giovane protagonista di L’altra parte di me, il nuovo romanzo di Cristina Obber, edito da Piemme.

A 16 anni Francesca si imbatte in un gruppo Facebook dove troneggia a lettere maiuscole la parola lesbica. Una parola che spaventa, come spaventano le donne più grandi che fanno parte del gruppo. Ma proprio lì, tra i tanti profili, un volto cattura la sua attenzione. Quello di Giulia. A Francesca basterà scambiare con lei un semplice “ciao” per avere il cuore in subbuglio e capire che no, non ci saranno principi azzurri nella sua favola. Ma con Giulia arriverà il primo bacio, la sua prima volta, e non avrà più paura della parola lesbica.

L’altra parte me è un romanzo d’amore destinato principalmente ad un pubblico giovane, «perché si parla sempre della sofferenza degli adolescenti omosessuali, ma c’è bisogno anche di storie positive, che magari non finiranno sui giornali, ma aprono il cuore e mostrano come la felicità sia possibile», spiega Cristina Obber. L’idea del romanzo, infatti, le è venuta vedendo due ragazze che si davano un bacio accanto alla macchinetta del caffè nei corridoi dell’università. «Ero convinta che fosse una di quelle coppie appena nate, quando nei primi mesi non hai occhi che per l’altra persona. Così ho chiesto alle ragazze da quanto tempo stessero insieme. E sono rimasta sorpresa: erano fidanzate da sette anni. In pratica, si erano messe insieme quando avevano quindici anni».

Cristina Obber
Cristina Obber

Anche se con l’happy ending, il percorso di Francesca, come quello di tante adolescenti che si scoprono lesbiche, non sarà semplice, anche lei incontrerà delle difficoltà, in particolar modo in famiglia. Del resto, senza dover tirare in ballo i tragici episodi di cronaca in cui adolescenti – omosessuali o percepiti tali – si tolgono la vita, sappiamo benissimo che non è sempre facile dichiarare la propria omosessualità. Soprattutto in provincia: L’altra parte di me è ambientato a Bassano del Grappa, in quel Nord Est troppo spesso poco permeabile ad un certo tipo di discorso.

Francesca, infatti, incontra Giulia su un social network, «perché se è vero che il web è il luogo dove si amplificano la violenza e il bullismo, è anche vero che internet ti toglie il senso di solitudine. Lì capisci che non sei solo, che certe difficoltà non le stai vivendo solo tu. Ed è quello che mi ha spinto a scrivere il libro: volevo raccontare le difficoltà nello scoprirsi lesbica ma non la solitudine. Anche perché da soli non andiamo da nessuna parte».

Da anni Cristina Obber lavora con i più giovani, dopo Non lo faccio più e Siria mon amour (che narra di un’adolescente siriana nata in Italia e costretta a tornare nel suo paese d’origine dove è promessa sposa ad un cugino mai conosciuto e violento) tiene una serie di incontri nelle scuole in cui affronta argomenti come lo stupro e la violenza di genere: «Nei discorsi con gli studenti ho notato che anche i ragazzi più aperti su certi temi, quando si discute di omosessualità, si ritraggono. Per questo bisogna parlarne: è più facile smantellare gli stereotipi e i preconcetti degli adolescenti, ce li hanno da meno tempo rispetto agli adulti. I ragazzi, poi, saranno i futuri genitori, i futuri datori di lavoro, e se cambiamo la loro mentalità quella che oggi è la maggioranza un giorno sarà la minoranza».

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È possibile scaricare gratuitamente il primo capitolo di L’altra parte di me sul sito di Piemme, basta andare qui. Per acquistare il libro, in formato cartaceo o ebook, potete andare qui.

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Commenti (3)

  1. L’ho divorato vorrei riavere vent’anni

  2. Concordo c’è un grande bisogno di storie positive.

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