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L’assessore fa coming out pubblico: «Dichiararsi migliora le cose»

da Redazione 39 visite0

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L’assessore alla cultura di Cinisello, in provincia di Milano, Andrea Catania

Anche da un piccolo comune possono partire grandi cambiamenti. È il caso di Cinisello, paese che Sgarbi ha definito ultimamente “una landa desolata”, in provincia di Milano. Più specificatamente è il caso dell’assessore alla cultura di questo comune, Andrea Catania, trent’anni, del Partito Democratico, che questa settimana ha fatto coming out pubblicamente, nell’auditorium del Centro culturale, di fronte a più di duecento persone, durante l’inaugurazione della sezione della biblioteca con libri e film per grandi e piccini a tematica LGBT. Il gesto di Andrea è importante perché dimostra che, nonostante il mondo che ti circonda, come quello politico italiano, sia maschilista e omofobo, uscire dall’armadio si può.

Il tuo coming out è stata una scelta politica?
In realtà, l’ho vissuta come una scelta totalmente personale, volta ad evitare di rifarlo ogni volta che conoscevo qualcuno. Penso però che il coming out sia un atto politico nella misura in cui chi fa politica dovrebbe dare l’esempio e quindi essere più trasparente possibile.

È importante fare coming out in politica?
Sì . È importante per dare un esempio a chi non riesce a esporsi, a chi si sente solo o ha paura della reazione degli altri.

Ti porrai come punto di riferimento per le battaglie sui diritti civili?
Non voglio diventare un politico monosettoriale e ritengo che la battaglia per i diritti civili debba essere portata avanti anche dagli eterosessuali. Se il mio vissuto può aggiungere forza a questa battaglia, allora ben venga.

È stato difficile fare coming out nella tua sfera personale?
Dirlo in sé è stato un grosso sforzo, anche se non era una difficoltà razionale: amici e famiglia non erano persone omofobie o razziste. Le cose, comunque, dopo averlo rivelato, sono solo migliorate. Quando sveli un segreto così importante, rafforzi il rapporto con queste persone e lo vivi con più serenità.

All’indomani della tua uscita pubblica temi di subire discriminazioni da maggioranza o opposizione?
Non mi stupirei se un attacco arrivasse dalla minoranza. Attaccarmi per quello che ho fatto sarebbe come attaccarmi per quello che sono. Se il fatto che un assessore gay promuova iniziative sul tema fosse visto come conflitto d’interessi sarebbe ridicolo, c’è solo da esserne fieri.

C’è qualcuno da cui hai preso ispirazione per il tuo coming out?
Mi è servito molto frequentare altre persone gay dichiarate che conducono una vita normale, allora ho capito che effettivamente potevo farlo senza problemi.

Cinisello luogo di discriminazione per omosessuali?
L’unica problematica che mi è capitata è stata la battutina detta alle spalle, spesso fatta per ignoranza. In città manca il fatto di poterlo vivere apertamente. Non si vedono molte coppie gay in giro mano nella mano, contrariamente a quanto succede in centro a Milano. Questo denota ancora una paura nell’essere accettati e porta il cittadino, che non vede mai un certo tipo di situazioni, a stigmatizzarle.

Sei per tutti i diritti civili (matrimonio, adozione)?
Sì, ma intanto un’unione civile vera – anche per gli eterosessuali – sarebbe un passo importante. Si ha questa idea che dare dei diritti significa elargire dei privilegi, mentre fornirebbe solamente delle garanzie ai membri della famiglia.

Non si ha paura di usare la parola matrimonio perché in Italia ha una valenza prettamente cattolica?
In parte può essere vero, ma penso che pian piano si arriverà alla legge sul matrimonio.

Prima del Coming out: omissione o bugia?
Omissione. Quando si sa di essere gay, ci si accetta, e non se ne parla, è omettere. Io parlavo il meno possibile della sfera affettiva, volevo tenere nascosto un pezzo importante della mia vita. Bugia è chi vive talmente male il suo orientamento da far finta di essere qualcun altro.

Intervista di Noemi Tediosi

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