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Le Sentinelle contro il Tg1 per “La Banda della culla” di Francesca Fornario: «Ma è la vita che chiama il gender»

Ogni domenica, al Tg1 delle 13:30 va in onda Billy il vizio di leggere, rubrica dedicata al mondo dei libri. Nell’edizione del 27 dicembre, Bruno Luvarà ha intervistato Francesca Fornario, autrice di un libro, La banda della culla (ed. Einaudi), che abbiamo scoperto essere foriero di pericolosissima ideologia gender. Subito dopo la messa in onda, infatti, la redazione del Tg1 è stata sommersa da mail di protesta da parte delle Sentinelle in piedi.

La banda della culla, infatti, racconta la storia di tre coppie, tutte desiderose di metter su famiglia, ma tutte impossibilitate dalle leggi dello Stato italiano, che alla coppia di precari non garantisce una stabilità economica, alla coppia con problemi di fecondazione non permette l’eterologa e alla coppia lesbica non riconosce alcun diritto. Queste ultime due non sono piaciute alle Sentinelle: «L’indottrinamento non si ferma nemmeno sotto le Feste. Ecco che la rubrica dedicata ai libri del TG1 di oggi, in pochi impercettibili secondi, fa uno spot alla fecondazione eterologa in piena ora di pranzo». Ho fatto quattro chiacchiere con Francesca Fornario per sapere di preciso com’è andata. Anche perché finire nel mirino delle Sentinelle in piedi è un’impresa di tutto rispetto.

Cos’è successo dopo la tua intervista a Billy?
Sono arrivate una valanga di messaggi, sia alla mia pagina Facebook che a quella di Billy. E tutte recitavano più o meno così: “È scandaloso fare propaganda con i soldi pubblici su certi temi su cui c’è un dibattito politico aperto: il Tg1 non si può schierare”. Certo, ma è come come dire: “Non puoi proporre un libro giallo, perché istighi le persone ad ammazzare altra gente”. Se fosse così, allora la Rai non dovrebbe trasmettere né Montalbano, né il Commissario Rocca.

Da parte della redazione del Tg1 c’è stata qualche reazione?
Nessuna, anzi. Anche se devo dire che in questi giorni sono stata offline. A differenza di quanto pensano le Sentinelle, il gender va in vacanza, semmai sono loro che non staccano mai. Ma forse la famiglia tradizionale è proprio questa: il padre e la madre non si parlano, nemmeno a Natale, perché passano la giornata su Facebook ad allontanare quelli che fanno propaganda gender. Me li immagino tutti davanti al camino con i loro smartphone a controllare quello che succede.

Ora che sei finita nel mirino delle Sentinelle in Piedi, la tua vita è cambiata?
In realtà, ero un po’ preoccupata, anzi c’ero rimasta proprio male: La banda della culla sta andando così bene e le Sentinelle non si sono accorti di me? Avevo pensato di fare un’inserzione a pagamento sulla loro pagina Facebook per segnalare il mio libro. Poi per fortuna c’hanno pensato loro.

Il libro è uscito a fine novembre, non c’hanno messo poi così tanto…
Sì, però vi chiamate Sentinelle, che state a fa’? Non vegliate? Insomma, le facevo un po’ più reattive.

Forse negli ultimi tempi sono state un po’ distratte?
Secondo me, non lo sanno nemmeno loro cosa sia la teoria gender, quindi sono costrette a monitorare tutto, perché si può nascondere ovunque. In un programma di ricette di cucina, nelle previsioni del tempo.

Del tipo: “Non c’è più la mezza stagione: è colpa del gender”.
Esatto.

Ma da 1 a 10, quanta teoria gender c’è ne La banda della culla?
Potrei fare un’edizione del libro Segnalato dalle Sentinelle in piedi. Perché di gender ce n’è tanto: c’è la coppia lesbica, c’è la fecondazione eterologa, c’è un ateo dichiarato, e quello qualche punto lo porta, come un fantasmino a Packman. Ci sono due che fanno un figlio fuori dal matrimonio. C’è l’Aied (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) e poi, attenzione, ci sono i supplì. E pure quelli sono gender.

Cioè?
Non sapendo cosa sia la teoria gender, pure loro possono essere gender. In effetti, c’è molto fritto nel libro, e non so se c’è un legame tra il tasso di colesterolo e il tasso di pericolosità gender. O se è inversamente proporzionale. Magari il supplì è un antidoto alla teoria gender. Un po’ come l’aglio per i vampiri.

Ma tu volevi davvero scrivere un libro gender?
A dire il vero, quando ho iniziato a scrivere La banda della culla, non c’avevo pensato. La prima coppia che mi è venuta in mente è quella dei due precari che vorrebbe un figlio e non sa come mantenerlo: hanno i contratti a progetto che impediscono di fare progetti. Poi scrivendo mi sono venute altre storie, ma, lo ammetto, non avevo un intento gender. Ho semplicemente scritto un libro sulla vita. E nella vita di tutti i giorni, ti capita di incontrare persone omosessuali, persone precarie, persone con problemi di fertilità. È la vita che chiama il gender. Se parli della vita non puoi non incappare nel gender. Il 10% della popolazione è omosessuale, quindi in un caso su dieci, quando racconti una storia d’amore, ti capita una storia d’amore gay. È un dato statistico, se poi consideri che il 95% dei romanzi parla di una storia d’amore, è inevitabile. Come del resto nella vita. Non è che bisogna andare a cercare i gay all’Arcigay, sono nel mondo.

Intanto, le Sentinelle e altri gruppi ultra conservatori continuano a organizzare incontri ed eventi contro la minaccia gender, soprattutto nelle parrocchie…
È curioso, come racconto anche nel libro, che le parrocchie dedichino così tanto zelo, così tanto spazio all’omosessualità che nella Bibbia è trattato in pochissime righe. La Bibbia non è un librino di poche pagine, anzi. Quindi penso che se fosse stata davvero una questione importante, provo a mettermi nei panni di Dio, ci fai un capitoletto, almeno. O un libro. Non so: Genesi, Esodo, Deuteronomio e Omosessualità, no? E invece, la Bibbia si limita a dire: “non giacere con un uomo come giaci con una donna”, quindi l’omosessualità femminile non è neanche vietata.

Non esiste…
No. Però, visto che nella Bibbia c’è il divieto di mangiare gamberetti e di vestire misto lana, mi chiedo perché non si organizzino incontri contro H&M che vende vestiti misto lana, o contro Carlo Cracco che cucina i gamberetti.

“Gender” è stata la parola più cercata dagli italiani su Google nel 2015, ed è impressionante che sia arrivata al dibattito pubblico una parola che non vuol dire nulla…
Sì, ma se consideri che sono anni e anni che discutiamo della Salerno-Reggio Calabria che non c’è, è evidente che discutere del nulla sia una cosa che piace agli italiani. Il problema è cosa hanno trovato: spero che ora trovino La banda della culla.

Se vi state chiedendo quanto sia alto il tasso di gender in La banda della culla, andate alla pagina successiva e troverete il secondo capitolo del libro che è molto, molto gender.

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COMMENTI

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    Emanuele 11 mesi

    Io ho comprato il libro qualche mese fa e non sono ancora riuscito a leggerlo: troppi impegni, ahimé. L’ho comprato a scatola chiusa, intrigato dalla trama. Se le Sentinelle si oppongono…ne sono intrigato ancora di più :)

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    Simona 11 mesi

    Bello!

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    Gender o non gender, queste poche righe sono state bevute dalla lettrice assetata di buona scrittura che è in me in pochi minuti. Mi piace molto lo stile…geniale :)
    Se le sentinelle in piedi non amano questo libro comprino tutte le copie disponibili…un paio di ristampe almeno. Per toglierlo dalle mani degli ignari possibili acquirenti, ovvio! ;)

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    Eliorr 11 mesi

    Lo compro subito