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Lez Come Together – Carne e sangue

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Lez come together  è una rubrica che si può leggere come un’unica storia o anche un pezzetto per volta, saltando avanti e tornando indietro. Un ipertesto di esperienze che hanno formato ed educato il sentimento di una giovane donna.

L’avevo conosciuta al tempio, quando al tramonto iniziava il giorno sacro, il sabato. Dopo le preghiere, scendevamo alla mensa tutti insieme. M. la ginevrina, aveva preso posto accanto a me con una carota cruda nel piatto, da tempo unico suo pasto quotidiano. Pensai che era minuscola, non avevo mai conosciuto persone magre come lei e quando si era allungata dalla mia parte per prendere il sale, i suoi capelli lisci e corti mi avevano sfiorato il naso, un centimetro più vicina e ci sarei affondata dentro. Il solo pensiero dell’odore che avrei inalato mi fece diventare rossa.

– È calda la tua zuppa?-, mi sorrise.
– Fa caldo qui dentro –, risposi a caso mentre lei sembrava congelare dentro sciarpa e maglione troppo grandi.

Passai la sera a quel tavolo costruendo metafore in una lingua a metà tra il francese e l’italiano, non conoscevo le parole giuste per chiederle di rivederci ancora. La mattina mi raggiunse all’entrata del tempio con un casco in mano. Mi disse che era pronta ma non per la liturgia. Passammo il sabato sulla mia vespa su e giù per i colli, inseguendo un lembo di sole tra macchie di ulivi e cipressi, a ispezionare teatri antichi, a comparare metope ai nostri visi come Jules o come Jim, diceva lei. Al tramonto riportai M. al convitto, non era freddo eppure tremava così forte che mi sarei staccata la pelle di dosso per darla a lei sempre più gracile e piccola, aggrappata a me come un koala senza pelo.

Quando la cercai il giorno dopo, le sue compagne di stanza mi dissero che M. non stava bene, che era ritornata a casa sua a Ginevra lasciando una borsa e un biglietto per me. Passai il mese successivo a leggere tra le righe di una lettera scarna come la sua mittente, foderando la pancia con i libri e la musica che mi aveva lasciato, “La schiuma dei giorni”, “Jean sol partre” per dirla alla Vian, la colonna sonora di Trainspotting, cercando invano antidoti al liquido caldo che mi faceva avvampare ormai ogni volta che pensavo al suo nome.

Mi tagliai i capelli e li feci bianchi come sick boy del nostro film preferito e con le mance del ristorante e pochi risparmi, mi immersi in un andata e ritorno per Ginevra, assicurandomi di avere in tasca almeno 50 mila lire nel caso non avessi trovato M. Tra una lista di 10 nomi in elenco, riconobbi la sua voce al secondo numero che componevo. Mentre le monete cadevano giù, lasciai un breve messaggio in segreteria, dicendo che l’avrei richiamata ancora. Ma più tardi il sole sarebbe calato e come in una fiaba nordica così sarebbe arrivato il buio nello stomaco e il freddo nelle ossa.

Sul Pont de Machine le mie monete scarseggiavano, come quelle del ragazzo che faceva giochi di prestigio accanto a me. Risposi ai suoi sorrisi, piacere Julien. Mi disse che se avevo voglia di aspettarlo ancora un po’, saremmo potuti andare al caldo a casa sua. Non era affatto primavera quassù e io ero armata alla leggera. L’ultimo giorno di aprile in una stanza occupata tra le cento di uno squat a Paquis sono morta e rinata con Julien. Mi ha strappato dai denti l’amore che avevo impigliato dentro, come un metallo raro non ancora ossidato dall’aria delle parole, una vena pura. Ha capito che la amavo ancor prima di liberarmi dal suo abbraccio, molto prima che confondessi lui col nome di M. Così seduti sul ciglio di un letto ad una piazza, di colpo amanti non corrisposti di donne irraggiungibili, Julien mi raccontò del suo amore di un tempo, che lui chiamava “la signora”, quella che annullava gioie e dolori, la sostanza suprema. Adesso ne moriva di nostalgia, lentamente ogni giorno.

Uscii da quella camera all’alba, a pancia vuota, mentre girava ancora il nastro dei Noir Desir. Prima che anche le mie gambe si annullassero e con loro tutto il senso del mio vagare nella città straniera, cercai qualcosa che fosse ancora fatto di carne e sangue. Comprai uova, pancetta, latte e pane, un salasso svizzero per il mio portafoglio.
La chiamai di nuovo da un telefono pubblico di fronte a casa sua.

– Entra – rispose M.

Mi accarezzò i capelli annusandoli, diceva che il bianco mi donava e poi guardando le buste di cibo in mano capì che ancora non avevo mangiato. Lei così sottile e eterea, senza più carne e poco sangue, mi guidava ai fornelli mettendo su un tè alla verbena e menta, l’unica cosa che buttava giù dopo aver smesso anche di mangiar carote.
Scherzando mi disse che pancetta e uova avrebbero rimesso al mondo un moribondo, peccato che lei non sentisse più la fame. Volevo cucinare per lei e finii con riempirmi due volte tanto, per scongiurare la morte forse.

A quel punto mi invitò nel suo letto, voleva riposare ancora un po’ perché la sera sarebbero venuti a prenderla. Con un foglio aveva rinunciato alla sua volontà, perché il suo corpo potesse tornare a nutrirsi. Tremavamo entrambe, lei per il freddo. Le tenni il viso tra le mie mani e mi vergognai un po’ che sapessero di cibo. Ridisegnai le sue sopracciglia lievi con la punta delle dita e poi scesi giù fino al collo. M. fermò la mia mano e si girò su un fianco.

– Rimani con me – mi disse, mentre il mio corpo come un grande cucchiaio raccoglieva i pochi grammi del suo.

Qualche mese fa la incontro a pranzo dopo 15 anni, ha i capelli lunghi e ride con i suoi tre bambini e un marito premuroso, un predicatore. Mangia poco ma mangia. – È calda la tua zuppa? -.

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Ingrid

Dopo aver conseguito una laurea in architettura e un master di comunicazione multimediale alla Rai, si occupa di New Media e Social Media Strategies. È autrice e produttrice del blog e del film documentario Lei disse sì, una storia di diritti civili che segue il viaggio di una coppia omosessuale verso il matrimonio che ha vinto il premio della giuria e del pubblico al Biografilm Festival di Bologna 2014. Ingrid insegna Social Media, Etica nella Comunicazione e Video Design presso IED Firenze e presso FIDI – Florence Institute of Design, cura con sua moglie il blog 2d su D di Repubblica.

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95 thoughts on “Lez Come Together – Carne e sangue”

  1. Leggo il commento della suggestione mazzantini e penso: ecco, che decadimento di gusti. Vabbè che la sottocultura lesbo non ha mai brillato per scelte di qualità(ai miei tempi mi vi piaceva dolcenera

  2. Mi intrometto anch’io nella discussione, perché trovo davvero incredibili certi commenti.
    Credo che definire la scrittura di Ingrid “oggettivamente brutta” o con espressioni ben piú colorite come ho ne ho lette tra i commenti precedenti, sia chiaramente sintomo di non sapere ciò di cui si sta parlando.
    Lo stile puó piacere o non piacere, questo é naturale, ma l’oggettiva bruttezza di uno scritto é tutt’altro.
    Detto questo credo che qui dentro ci sia piú di una persona che nella sua vita qualche libro l’ha letto e se a molte gli articoli sono piaciuti, beh, qualcosa vorrà pur dire!

    Ps: Personalmente adoro il suo stile, mi ricorda quello di una scrittrice che mi ha tenuto compagnia per tutta l’adolescenza e ogni volta bastano due righe per colpirmi

  3. Mi intrometto nella discussione soltanto per dire che a me la rubrica di Ingrid piace, e molto anche. Oltre al contenuto trovo interessante anche la forma. Lo stile è tagliente, crudo, intenso, e trovo che rispecchi molto la sostanza degli episodi di vita raccontati. La forma frammentata, a tratti allusiva, rende poi decisamente bene l’idea del ricordo, sempre frammentato anch’esso, al contempo nitido e sfuggente. Non scrivo queste cose per ergermi a critica letteraria, sia chiaro, ma dire che la scrittura di Ingrid sia “oggettivamente brutta” mi sembra ingiusto, fosse anche soltanto per il fatto che io e altre persone, l’abbiamo trovata bella.

  4. Un’ultima nota, e poi, per fortuna vostra, la chiudo qui.
    Dispiace leggere del sorellicidio, che si preferisca fare le pulci alle sorelle invece che altrove. Ma che discorso è? Perché mia sorella deve essere esente da commenti o anche critiche, solo perché è sorella?
    Perché se mia sorella scrive qualcosa di oggettivamente coraggioso ma oggettivamente brutto, io non lo posso dire? Perché è sorella?
    Mi sembra il ragionamento ammuffito delle separatiste di quando stavo al liceo: era il 1977, sorelle. Non mi sono mai piaciute, le separatiste, e rischio di ritrovarne qualcuna su Lezpop nel 2015, saranno i corsi e ricorsi storici, non so.
    C’è un sito internet, questo, con una buona diffusione, che pubblica.
    Pubblica. Pubblica con uno scopo preciso che è la diffusione.
    Allora non va bene pubblicare purché sia. Non metto in dubbio che chi scrive giustamente ci mette l’anima e il coraggio e lo fa con onestà intellettuale, ma se vuole pubblicare è meglio che lo faccia in modo corretto perché il pezzo va al pubblico indistinto dei lettori.
    Non nascondiamoci dietro a un dito: queste polemiche non vengono fuori perché il contenuto dei testi è forte e quindi scandalizza qualcuno. Vengono fuori perché i racconti sono oggettivamente un poco scadenti ed è un peccato.
    Arianna, i pezzi che scrivi li leggo con piacere, come quelli di La Mile, leggo le risposte alle lettere. Siete attente, profonde. Scrivete bene.
    Vi piacerebbe che vi dicessi che, sì, avete coraggio, però i vostri pezzi trovano quello che lasciano, tanto non avete pretese? Che basta postarli purché sia, tanto ognuno cercherà quello che c’è da cercare?
    O vorreste che vi dicessi che avete avuto coraggio e avete scritto un bel pezzo, corretto e chiaro, che è andato dritto dove doveva andare e poi, per proprio questo, avete aiutato a capire perché avete dato la chiave?
    Perché i pezzi di Chiara Sfregola non suscitano polemiche? Non è vita, la sua, quella che racconta?
    Io non posso che essere grata a voi, a Ingrid, per questa operazione, per così dire, a cuore aperto, ma così, secondo me, rischiamo di guardarci l’ombelico. Ed anche qui, torno a dire: che peccato.

    PS: Cacchio, Vault, hai acceso una speranza su questa mia povera vita residua, proprio adesso che sto entrando in menopausa!

    1. Olivia il problema è “oggettivamente brutto”. È il tuo punto di vista, non il mio, non quello di tantissime altre lettrici che apprezzano i post di Ingrid. Non pubblico Ingrid tanto per (niente su LezPop viene pubblicato tanto per, e chi collabora al sito sa bene quale trafila deve fare), pubblico quello che scrive perché mi piace leggerlo, e perché piace a tante altre altre lettrici (e lettori). Se a te non piace, va benissimo, ma per favore, davvero, non metterti sullo scalino più alto ad emettere giudizi, che poi non sono altro che considerazioni personali. Perché così ci perdiamo tutti.

    2. Nota bene e la finisco qui , che quando parlo di sorelle parlo di donne che hanno a che fare con altre donne, l’orientamento non c’entra niente, mi pare che l’istinto polemico e puntiglioso di certe donne privilegi le proprie simili, questo è quel che sento.

    3. Oliva, ho una domanda in canna, non riesco a trattenerla: ma veramente hai capito dell’anoressia solo alla quarta/quinta lettura? Sicura di non esserti concentrata troppo sulla punteggiatura, il passato remoto e l’imperfetto?

      1. La carota dell’inganno, anzi come dicono gli americani the swindling carrot.

        Ma se fosse stato un cetriolo, ah, quanta letteratura italiana sui rimbalzi che fa up in the ass del poor contadino, altro che ‘sti peracottari magnacheesburger che ci rubano la letteratura.

      2. Ti prego falla finita che io rido da sola e qua mi vogliono fare un tso.

      3. Ma come, non ho piazzato neanche una virgola… tu e i tuoi infinite jest

      4. Ahahahahahah, Vault, my dear, ma tu, il pezzo di Ingrid alla fine l’hai letto, o la tua è una posizione, per così dire, pre-supposta?

      5. “Un poco scadente”, “guardarsi l’ombelico”?!!! Mi sembra l’invidia che parla, Oliva

  5. Io vi immagino all’aperitivo triste only women + evento sponsorizzato su fb “crazy night lei + lei”, davanti a uno di quei tavoloni di una disarmante tristezza con tutte le portate: ne adocchiate una, ve ne riempite il piattino, ve lo spazzolate di gran lena, poi andate dal barista e gli dite “oh quella pasta alla norma faceva davvero davvero schifo, fidati io lo so perché sono obesa”.
    Lui vi guarderà con un’aria fra il “oh no ecco la rompicoglioni della serata” lo “e sticazzi?” e “ho ancora quattro mesi di affitto da pagare prima della laurea” con una punta di “hai una cintura bianca in finta pelle e delle diadora ai piedi, davvero dovrei cagarmi la mossa?”
    Voi, cocciute paladine delle martellate subequatoriali, sempre piacevoli come una sessione di fisting anale a sopresa dopo una gita a cavallo, non troverete quel barlume che accomuna le persone integrate socialmente e in possesso di capacità cognitive nella media, per cui proseguirete imperterrite, ignorando la prassi consolidata di qualunque persona normodotata che a differenza vostra contribuisce attivamente e positivamente al consorzio umano: non rompere i coglioni e tirare avanti quando qualcosa non ci piace.

    Ve lo garantisco di tasca: se qualcosa non piace si può vivere benissimo tralasciandola, non curarsene e soprattutto senza doverlo far presente con wall of text di cui personalmente leggo una riga ogni quattro che manco il bugiardino delle supposte quando ho la febbre.
    Certo non si può fare nella vita reale, ma confido che questo ambito non sia fra i vostri cavalli vincenti, altrimenti non avvertireste l’impellente necessità di sperimentare il sentirvi delle ribelli con una personalità che vi differenzi dalla massa come delle dodicenni al menarca scrivendo commenti patetici su un sito internet.

    1. Secondo me, invece, al di là di quello che può essere il contenuto dei commenti, la discussione o il confronto civile ( qualsiasi sia il contesto) è sempre qualcosa di positivo. Anche perché, altrimenti, non vedrei la necessità di inserire a fine articolo la sezione ” commenta”. Tirare avanti quando qualcosa non piace? Sì, sicuramente sarebbe una delle soluzioni da prendere in considerazione ma non l’unica per fortuna

      1. Ho sempre avuto un debole per le donne che esprimono cotanta finezza con arzigogolate perifrasi!! Che in inglese suona come “me cojons”, cosi apprezza pure Olivia!!

  6. Ragazze, a leggere questi commenti mi stupisco seriamente di ciò che si vende in libreria. La maggior parte dei romanzi (o almeno quelli più venduti) per la maggior parte hanno trame banali e una sintassi che è corretta spesso perché un sacro editor ci mette mano. Gli scritti di Ingrid che non è una scrittrice, ma una persona che scrive un’esperienza di vita vissuta per condividerla con noi tutte, non ha la pretesa di essere un libro, mi pare nè un racconto con aspirazioni letterarie. E’ il racconto di alcuni episodi della sua vita.
    Non capisco questa acrimonia. Anche i commenti che dicono che siamo provinciali e che all’estero chissà che roba leggono: posso assicurare che escono cose assolutamente discutibili anche dall’estero, non è che una roba inglese è per forza buona. Secondo poi, non capisco cosa c’entri. Terzo: continuo a ripetere che capirei l’incavolatura se si trattasse di un best seller decantato (ma avete mai visto la sintassi di “50 sfumature di grigio”? No, perché non esiste), ma si tratta di un pezzo onesto e umano soprattutto.
    Perciò vediamo il fine oltre che il mezzo: il fine è comunicare un’esperienza di vita che grazie al coraggio delle protagoniste ha avuto una grande visibilità, il mezzo è la scrittura, che può anche non essere perfetta, ma ha richiesto indubbiamente tempo, cuore e anche coraggio, che non è che scrivere i propri fatti privati sia una faccenda all’acqua di rose o mi sbaglio? Perciò caspita giovini, vanno bene le critiche, però pensiamo anche a questo.

    1. Cara Cyrilla
      , credi che le accademiche qui discutino veramente la bontá letteraria del pezzo? Non lo farebbero per nessun altro racconto, lo fanno qui perchè trovare pecce alle proprie “sorelle” è lo sport preferito di alcune donne, ahimè!

  7. ..i miei complimenti a Ingrid, è interessante quel che scrivi e come lo fai , per quanto riguarda le accademiche della crusca …beh..poi ci si domanda perchè le donne non hanno spazi quanto gli uomini, SORELLICIDIO.

  8. Non sono brava ad esprimere le mio opinioni attraverso la scrittura e, nella mia vita, ho affrontato poche letture veramente impegnative. Detto questo l’anoressia della ragazza l’ho capita da subito e l’indizio della carota è stato determinante. Mi piacciono molto i racconti di Ingrid e, in verità, è una di quelle poche rubriche che mi incuriosiscono e mi fanno entrare su questo sito. Probabilmente la lettura non è scorrevolissima. A questo punto basterebbe coinvolgere Olivia nella correzione del testo prima della pubblicazione e il gioco è fatto. Una correzione lieve, stiamo parlando di tempi verbali, che non snaturi il testo originale. Però, ragazze, ma quanto vi dilungate nei discorsi :D che poi si divaga e non si capisce più nulla riguardo al succo della questione :D

  9. Ingrid, di te conosco solo quello che scrivi qui, e per questo ti volevo ringraziare per condividere i tuoi racconti con tutte noi. Più ti leggo e più capisco che la tua è una forma d’arte invidiabile. Hai delle capacità di raccontare e trasmettere sentimenti ed emozioni con una semplicità disarmante, inutile dire che amo tutto quello che scrivi e non mi stupirei di trovare anche qualche tua pubblicazione in giro.
    Hai uno stile molto particolare, lasci al lettore la ricerca dell’emozione descritta nei tuoi racconti, portandolo quindi ogni volta attraverso un viaggio diverso.
    Penso che ogni tanto non è facile capirti, ma l’abilità del lettore sta nel riuscire a leggere quello che scrivi sdoganandolo dal contesto, senza pensare se il racconto può essere veritiero o meno, se è una situazione credibile o no, se è stato scritto in modo corretto (ognuno ha il proprio stile e non esiste quello giusto e quello sbagliato), l’importante è leggere le tue parole e basta, come se fossero le uniche scritte su un universo bianco. Solo così possono essere apprezzate davvero. Perciò grazie per tutto questo!

  10. Allora sono intervenuta perché ho letto tutti i racconti di Ingrid, pure quello misteriosamente sparito (perché, poi? Era troppo zozzo? Non mi è sembrato proprio), e la lettura, dal punto di vista dello stile, mi ha lasciato un disagio, il solito disagio. Che voglio dire? Che dobbiamo fare le cose per bene, tutto qui.
    Parliamo di sesso e di voglia? Di mani che cercano, occhi che guardano e calore che scende (scende, non sale; va lì, dove si sente tutto)? Era ora, siamo in grado di parlarne perché lo vogliamo, prima di tutto a beneficio nostro, finalmente. Riusciamo a raccontare qualcosa di noi, qualcosa che riconosciamo immediatamente. Scriviamolo bene. Se lo troviamo scritto bene da altre, impareremo a scriverne e forse diventerà per tutti, oltre il genere. Una mia carissima amica americana, quando entrava nelle librerie immense del suo paese e per caso trovava un settore di romanzi LGBT, passava un po’ di tempo a distribuirli negli scaffali della narrativa generale perché secondo lei era il posto loro, erano interessanti per tutti. Chiaramente gli scritti di Ingrid sono un pretesto, non ho preso la matita rossa e blu per correggerli, ma qualcuna di noi l’ha detto: c’è della sostanza ma dobbiamo migliorare, ammettiamolo. Questo non è un sito di cultura pop? Ce la vogliamo tenere solo per noi? Non credo. Ma deve essere buona: le nostre sono belle storie, buone. Se ne vogliamo scrivere, dobbiamo imparare a scriverle bene, come a leggere meglio.

    1. Ti rispondo in qualità di chi ha deciso con Ingrid di realizzare questa rubrica. LezPop non è un sito letterario, né ha ambizioni di esserlo. Le nostre storie non sono né belle, né buone. Questo è il fine di Lez Come Together (forse per questo ad alcune non piace). Non c’è niente di consolatorio, non c’è niente di retorico, niente che voglia “redimere” l’immagine delle lesbiche agli occhi della società. C’è qualcosa che va oltre. Può non piacerti, puoi metterti con le matite blu e rosse e fare le pulci – se vuoi puoi farlo anche con i miei articoli, non mi offendo – ma perdonami, cos’è per te “scrivere meglio”? Qual è il livello letterario da raggiungere? Virginia Woolf? Michael Cunningham? (tra l’altro, speravo che qualcuno cogliesse la citazione), Elena Ferrante? Qual è il principio secondo cui una cosa è scritta bene e una è scritta male? (a parte la benamata Accademia della Crusca) Cosa vuol dire migliorabile? In base a quale parametro? Sai, Chomsky nei suoi scritti di linguistica usava un esempio molto interessante: «Il tavolo quadrato è tondo». Grammaticalmente è corretto, ma è il senso che è sbagliato (o se vogliamo dirla per bene, la struttura semantica è sbagliata). A te forse interessa un certo tipo di grammatica. Io ne preferisco un’altra. Peccato che non mi limiti a quello, cerco anche il senso. E Ingrid li ha entrambi.

      1. A me stupisce tutto questo livore. Stupisce anche l’incapacità di riconoscere che le cose di Ingrid sono letterariamente belle (magari non incontrano i gusti di tutte, ma lo sono). E se proprio vogliamo parlare dell’importanza di raccontare l’esperienza lesbica (come se ce ne fosse, e ce ne dovesse essere, solo una) stupisce ancora di più la gente che critica chi fa le cose e poi però non fa niente in prima persona. Sinceramente: avete rotto

      2. non si tratta di grammatica, quella è scontata, se scrivi. Almeno, dovrebbe esserlo. È quello che diamo in pasto a chi legge. Anche scrivere piccole cose, per un sito che comunque ha un’utenza abbastanza estesa come questo, è una responsabilità. Questi racconti non sono bei racconti. Non serve aver letto tutto Proust per rendersene conto. E non penso che chi non abbia apprezzato ce l’abbia con l’autrice necessariamente. A me il progetto Leidissesì è molto piaciuto, per esempio, anche il film. Ma questo c’entra poco. Anche io trovo che questi racconti siano brutti. Devo essere messa in croce? Non penso.

      3. Affatto. Ci mancherebbe, basta non leggerli. È semplice. Ben altra cosa è dire cosa dobbiamo o non dobbiamo pubblicare. Perché se a te non piacciono ci sono altre centinaia di lettrici (e centinaia mi sono tenuta bassa) che li apprezzano. Per cui, tutta questa polemica è inconsistente.

      4. ok, ma dal momento che mi piace leggere, e non pensavo si trattasse di una cosa del genere, da delusa ho espresso una mia perplessità. Io non sono una scrittrice, ma potete sottoporre questo scritto a uno scrittore qualunque minimamente capace e vi dirà la stessa cosa. Solo ve la dirà meglio.

      1. Se parlo di storie belle e buone, intendo dal punto di vista della scrittura, e poi anche del contenuto (di quello possiamo parlare all’infinito), ma prima di tutto della scrittura. E qui non c’è redenzione, né sapori forti che tengano, e non serve invocare Virginia, l’ho detto nel mio primo post, nemmeno il circolo letterario: parlo di narrativa di consumo, di pulp. Certo che questo non è un sito letterario, non sto chiedendo letteratura (anche se non ci sarebbe niente di male a farlo), ma un racconto, in italiano, ha certe regole. Mi chiedi che vuol dire scrivere meglio? Vuol dire azzeccarci con l’imperfetto e il passato remoto. Ti devo dire dove e come? Ti devo dire che una frase stride se il soggetto salta dal passato remoto all’imperfetto, passando per il passato prossimo in un amen? Stride, disturba. Se si parla di ‘lei’ e poi di M. insieme, chi legge si confonde, torna indietro. Non sono una maestrina, per carità, non è questione di gusti, qui. E’ che una storia la devi vedere mentre la leggi, non basta solo che sia forte e che non ci siano errori di grammatica (quello è il minimo).
        Se è vero ciò che dici, che non c’è redenzione, che è vita quella che si racconta, e sono perfettamente d’accordo, perché avete eliminato il post precedente?
        Si può raccontare tutto, non sono certo io quella che si scandalizza, né sono una suora, finalmente si parla di vita vera e non di api e fiori; però, sarà l’età, ma mi sono servite tante letture per capire il senso della storia di Ingrid, e, credimi, io per lavoro leggo e scrivo, anche se non è letteratura, purtroppo.
        Mi dispiace fare paragoni e non è nemmeno giusto data la differenza di stile e, appunto, di contenuto, ma forse è utile per capire che voglio dire: i post di Chiara Sfregola vanno giù in un secondo e non è perché sono divertenti, è perché sono immaginifici e scritti bene.
        Non è questione di semantica e tavoli tondi. Parlo per me, ovviamente, forse sono stanca e rincoglionita, ma che M. fosse anoressica l’ho capito alla quarta, quinta lettura, non è che basta una carota. Ancora mi sfugge il motivo per il quale Ingrid sia andata a letto con il prestigiatore, sarebbe stato interessante capirlo (e non certo perché Ingrid non potesse andare a letto con chi le fosse parso). E mi sfugge il perché a Ingrid piacesse così tanto M. Sarebbe stato indispensabile saperlo.
        Allora io mi sento di dire, senza offesa per nessuno, non basta il contenuto forte se non arriva o arriva tardi e male. Vogliamo raccontarlo alla rinfusa perché non abbiamo pretese di fare letteratura e quello che ci interessa è il contenuto? Va bene, pazienza. Occasione persa, però. Peccato per il contenuto, si sarebbe potuto fare qualcosa di più significativo e insieme pop. E’ chiedere troppo? Sono solo una rompiballe?
        E ripubblicate il post cancellato, per piacere.
        E il desiderio ha un percorso in discesa, finisce tutto in un certo posto in mezzo alle gambe, più è grande e più ci finisce. Lo sapevo che l’avresti notato :)

    2. Ciao Oliva stavo osservando tutta questa bagarre attorno al post di Ingrid e credo che ci sia un unico punto non ancora toccato e che sarebbe da toccare. Non ho nulla da ridire se tu o altre utenti vorreste racconti grammaticalmente corretti, privi di sbavature e chiari in ogni punto come un libro (a parte che non sempre è così nemmeno nei libri) ma tutte queste pretese derivano dagli occhiali che state indossando per leggere questi contenuti. Voi state continuando a commentare e criticare questo pezzo da un punto di vista razionale. “Ma non ho capito, ma il tempo verbale, ma ma ma”. Questi pezzi non devono essere belli, non devono essere chiari, non devono rispondere ai vostri quesiti. Questi pezzi vanno percepiti, vissuti, capiti o no, e vanno lasciati decantare. Se poi è necessaria una seconda lettura ben venga, vuol dire che stanno scavando dentro ad un’emotività che alla prima non è stata in grado di leggere tra le righe. Con questo non sto criticando ovviamente, sto solo cercando di farvi capire che questi pezzi vanno letti a cuore aperto e senza la pretesa che siano perfetti, perché nessuno è perfetto, men che meno un’autrice che ha deciso di mettere in piazza pezzi di vita e la vita come sapete non è né perfetta né chiara in primis per chi scrive, figurarsi per chi legge. L’anoressia non dichiarata (e rispettosa di M.), il sesso brutale-consolatorio-riempitivo, sono sfumature che vengono colte nella loro totalità se si sono vissute o se si è sufficientemente predisposti da lasciarsi alle spalle il punto di domanda che pongono e prendere quello che lasciano direttamente nello stomaco. Vedrete che poi il resto passa in secondo piano.

  11. Non ho mai scritto su LezPop (anche se lo seguo sempre, in particolare la rubrica di Ingrid) ma questa volta mi sento in dovere di spendere due parole in difesa di chi ha scritto l’articolo. é ormai risaputo che la bellezza è assai soggettiva ma non per questo la critica deve sfociare in qualcosa di offensivo. A me personalmente lo stile di Ingrid piace, e anche tanto!Se la rubrica non è gradita, basta non leggerla!! o se proprio si vuole esprimere un giudizio negativo lo si può fare nel rispetto di chi scrive e di chi legge. Data la mia giovane età (18) reputo importante osservare e imparare qualcosa da qualcuno che scrive in maniera diversa dalla mia. Datevi una calmata!

  12. Scusate se intervengo, vi seguo da molto tempo, il sito è bello, divertentissimo. Non ho mai scritto, pure se ogni tanto qualche commento l’avrei fatto volentieri. Ho più di cinquant’anni, lo dico solo perché di roba ne ho letta a tonnellate, ovviamente ne leggo e ne leggerò. La vogliamo chiamare letteratura di genere? Lesbian fiction? Chiamatela come vi pare, il livello qui da noi è talmente basso, poiana a parte, che qualunque scritto un filo più intenso sembra chissà che. E questo è uno di quelli. La storia di Ingrid la conosciamo tutte, e l’ammiriamo. Io l’ammiro, lei e sua moglie sono forti, brave, aprono autostrade. Ma questi piccoli racconti, tecnicamente, sono scorretti. Hanno problemi di consecutio, richiedono una punteggiatura più accurata, e alla fine risentono di una struttura rigida, sono scoordinati. Non basta il ricordo di qualche emozione forte per tenerli in piedi. Detto ciò va bene lo stesso, se smuovono l’immaginazione sono perfetti. Ma tenete presente che là fuori, tra l’Inghilterra e l’America, c’è un mondo di racconti e storie, di sesso e passione, che qui ce lo sogniamo proprio, da passarci la notte a leggere, e non parlo solo di autrici brave e famose, tradotte in piccolissima parte anche da noi. Parlo di semplice letteratura di consumo. Allora dico a voi, di molte potrei essere tranquillamente madre: leggiamo più che possiamo, andiamoci a cercare quello che qui tristemente non c’è, poi saremo in grado di raccontare quello che ci succede. E soprattutto smetteremo di essere questa piccola provincia culturale che siamo.

    1. Ok, sono perfettamente d’accordo. Al di là dei gusti personali, il vero problema è il bassissimo livello della letteratura moderna italiana!! E spero di parlare con un po’ di cognizione essendo un avidissima lettrice!!:)
      Comunque non conosco la storia di Ingrid ma mi è parso di capire che non sia una scrittrice professionista, quindi trovo decisamente ammirevole ciò che scrive seppure con ampi margini di miglioramento!!

    2. Olivia secondo te miglioriamo culturalmente leggendo storie d’amore e di sesso non Italiane, giusto? vedi io non ne leggo ne italiane ne straniere e leggo questa rubrica con leggerezza e la trovo carina punto, non capisco tutto questo pippone sarà che do importanza a altre cose

    3. Olivia grazie del consiglio, ma chi ti dice che qui sopra non ci siano comunque delle buone lettrici? Il fatto che a molte sia piaciuto quanto scritto da Ingrid (che non si è mai proclamata Virginia Woolf de noantre eh, visto che tecnicamente le state facendo le pulci) è sufficiente a relegarle tra le lettrici di harmony?

      1. Infatti, io leggo tutt’altre cose ma non mi permetto di dare praticamente delle ignoranti a chi non legge quello che leggo io,boh

      1. Scusa teso’! Ho detto harmony così, per dire una cosa più leggera…capito no? ;)

      2. Io sono cintura nera di arrampicata sugli specchi, ma così mi arrendo!

  13. Al di fuori di scelte stilistiche che possono piacere o meno, penso che Ingrid tratti di cose e argomenti molto sottili e indicibili. Alcuni suoi post mi hanno fatto riflettere e mi hanno dato occasione di introspezione.
    Se non piace o non si condivide, ha senso fare una critica lucida e attenta, non quattro baggianate. (Ventolin, il tuo commento è del tutto privo di contenuto)
    Mi sono davvero seccata dopo aver scoperto che l’ultimo post è stato cancellato.

  14. De gustibus non disputandum però personalmente trovo superlativo il modo in cui Ingrid riesce a raccontarsi. Cara Ventolin dato che ormai hai appurato che non ti piace questa rubrica mi chiedo perché continui a leggerla e soprattutto a postare sempre gli stessi commenti!

  15. Ventolin mi trovi completamente d’accordo. Questa non è letteratura, è un’accozzaglia di varie cose prese un pò qui e un pò lì, masticate e mal digerite. E servite ad una platea che, con ogni evidenza, si ritiene mediocre.

    1. “si ritiene mediocre” ma come ti permetti, ma fai il tuo commento sull’articolo e lascia stare gli altri

      1. Preciso: secondo me è l’autrice del racconto che crede che chi legge sia mediocre.

  16. Non capisco le critiche negative, forse vengono da chi non legge niente al di là del Topolino. Niente da togliere a Topolino eh!! Io, invece, vorrei espormi con qualche complimento. Mi piace leggere i tuoi pezzi, mi calpesti lo stomaco ogni volta e mi annullo!! La trovo una sensazione piacevole che viene fuori raramente. Il tuo stile mi ricorda la Mazzantini, nella scelta lessicale e nella crudezza…beh, pollice in si per te!!

  17. conosco bene chi scrive questa rubrica ma ogni volta sono sorpresa dall’intensità e dalla bellezza di quello che leggo. credo che una persona che si racconta così a cuore aperto abbia la capacità di smuovere tanto in chi la legge e per questo non mi stupiscono reazioni e commenti così aggressivi. brava ingrid continua così!

  18. Se non sbaglio è la prima volta che una rubrica scatena commenti così negativi, e già qualche tempo fa è stato cancellato un pezzo dopo critiche inspiegabilmente pesanti. Ho la sensazione che ci sia dell’altro.
    Non fate le reticenti, su!

  19. Concordo col primo commento. Storia e stile patetici.
    Invitare a non leggere vuol dire non saper accettare le
    le critiche.

      1. Per sfortuna poca gente fa la differenza. Poi in internet la gente dimentica la civiltà e si permette di dire cose che non oserebbe mai dire nella vita reale. Sanno che passerebbero subito per delle brutte persone (per non dire altro).

      1. Se non ti piacciono puoi sempre non leggerle. Non sei obbligata. E nel caso, argomentare sarebbe esempio di civiltà.

      2. Aggressività inutile e pessimi gusti letterari. Ventolin, spero di non incontrarti mai

    1. Se non hai critiche più costruttive ti propongo di chiudere gli occhi e di veloce veloce leggerti un altro articolo ;)

      1. se leggessi grand hotel mi piacerebbe molto quello che c’è qui sopra, penso.

    2. non sono racconti, non è letteratura. Non è bellezza questa. Vero anche che questa non è una rivista letteraria. Ma non per questo meritiamo sta roba. Dai ragazze, su, è illeggibile. Non c’è alcuna frustrazione in quanto scrivo, davvero. Non sono una scrittrice, non voglio esserlo. Ma sono una lettrice e difendo le cose belle (che so riconoscere).

      1. :D
        In realtà mi pento quasi subito del mio umorismo da camallo, e comunque ventolin non è obbligata a farsi piacere la rubrica. Però Mile ha ragione, scrivere “basta,è una cagata” oppure “non sono racconti” (no? e che so’?) che vuol dire?

      2. Lo decidi tu cosa è bello? fatti un sito tuo e illuminaci, comunque non si paga per leggere lezpop e lo decidonoloro cosa postare o no

      3. Cioè che è leggibile o illeggibile lo decide il lettore. Mi sai che sei in minoranza. Contenta te ;)

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