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01 – LezWork. Ovvero come fare coming out al lavoro

Settimana 1.

Ho già lavorato in questo ufficio negli ultimi mesi. Ma questa è la mia prima settimana da dipendente full time. Niente di difficile nell’affrontare il nuovo lavoro, poco per volta s’impara quello che c’è da sapere. Ce la posso fare, mi dico. Quand’ecco che un’impietosa consapevolezza mi assale: non sanno che sono lesbica. Non mi conoscono e non sono così individuabile.

E adesso? Cosa faccio? Lo dico? Non lo dico? Come lo dico? Non ho una fidanzata, quindi non posso buttargliela lì con un semplice “oh ma sai che la mia ragazza mi ha detto che… “.

Ok, calma, respira. Analizza.

A: fingersi etero.
Non l’ho mai fatto e non lo farò mai

B: dirlo a tutti.
Come? Quando? Cosa potrà mai importare a loro? L’opzione di mandare una mail a tutto l’ufficio con capi in copia conoscenza e togliermi il peso è poco professionale e poco consigliabile. No.

C: chiedere alla mia amica e collega B. di farselo scappare parlando con qualcuno, nella speranza che questo qualcuno lo spettegoli in giro.
Potrebbe andare. Ma B. non si presterebbe mai.

D: Omettere.
L’ho fatto al liceo per anni. Perché no? Perché no. Tutte le persone della mia vita lo sanno, 24 anni non è più un’età consona per non fare coming out.

So già che ometterò, almeno all’inizio. E, purtroppo, l’ufficio è informale e amichevole. Le domande su miei eventuali fidanzati pioveranno nel giro di pochi giorni. Staremo a vedere.

Immagine presa qui.

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14 thoughts on “01 – LezWork. Ovvero come fare coming out al lavoro”

  1. A lavoro? Sono militare quindi potete solo immaginare il machismo che aleggia nell\’ambiente… Fingo di essere etero non ne vado fiera ma dichiararmi rovinerebbe tutto il lavoro fatto per farmi apprezzare NONOSTANTE io sia una donna… rovinare tutto per fare coming out non mi piacerebbe affatto.

  2. A lavoro? Sono militare quindi potete solo immaginare il machismo che aleggia nell’ambiente… Fingo di essere etero non ne vado fiera ma dichiararmi rovinerebbe tutto il lavoro fatto per farmi apprezzare NONOSTANTE io sia una donna… rovinare tutto per fare coming out non mi piacerebbe affatto.

  3. ho cambiato lavoro e colleghi recentemente, tutti maschi, e già il secondo giorno: “tu ce l’hai un ragazzo?”
    “ho una ragazza”, ho risposto.
    grande sollievo (anche se mi sono scoperta tremare per qualche lungo attimo dopo averlo detto), nessun commento e sensazione di non essere momentaneamente in Italia (perché qua chi non ha problemi col tuo orientamento sessuale ci tiene a specificare che non ha assolutamente problemi col tuo orientamento sessuale, che è come dire “non mi frega niente che sei nero, però sappi che sei nero”).
    mi sono resa conto, ed è stato illuminante in un certo senso perché da androgina con sempre altre colleghe di sesso femminile intorno proprio non ci avevo pensato, è che in un contesto completamente maschile è molto difficile essere lesbica E donna piuttosto che “solo” lesbica (la mia lipstick-fidanzata ancora ringrazia per la solidarietà). è tutto un educarli, e se si ha la fortuna di trovare maschi che si lasciano educare, il processo può anche risultare piuttosto divertente.

  4. Io ho avuto l’esperienza più o meno opposta.

    Premessa: io sono bisessuale (la parola non mi fa impazzire, ma vabbé), preferisco le donne ma sono sposata a un uomo (come dice la grandissima Erika Moen: “lesbian with an exception”?). Nonostante un corpo molto femminile (leggi: seno coppa G), in università sono piuttosto “mascolina” (leggi: jeans e magliettona o camicia di taglio maschile), sarà che devo “mimetizzarmi” in un dipartimento al 90% di maschi. E non faccio mistero dell’essere femminista e a favore dei diritti gay.

    Un giorno una professoressa mi dice, sorpresissima: “Ma non sapevo che… hai un marito!”

    Mando in crisi i gaydar, evidentemente. Non che non mi piaccia, eh… :-)

    (In generale io non “cerco il discorso”. Ma se il discorso capita, ecco: io non mi tiro indietro.)

    1. Non ci credo, non sono sola al mondo! Anch’io, esattamente come te, “lesbian with an exeption”,e pure con due figlie; rispondo se qualcuno domanda, mi sono aperta con alcune colleghe spontaneamente, un’altra collega ha parlato a me dei problemi con la sua compagna, ma non mi ha chiesto nulla di me, la domanda è rimasta sospesa sulle nostre teste come una spada di Damocle, e io non ho risposto. Non è facile il coming out sul lavoro, per nessuno/a, neanche per le “bisessuali” (oh anch’io odio questo termine, mi sa di porno di infimo livello); noi prendiamo le critiche e le battute ironiche e sprezzanti da tutte e due i mondi…

      1. “Porno di infimo livello”, sì! Anche se le lesbiche si beccano il peggio, quando un certo quotidiano a tiratura nazionale (sì, insomma, il Corriere) fa i titoloni online su “il lesbo-scandalo” e affini. Lì siamo direttamente al “Gran pezzo dell’Ubalda”.

  5. No, sarebbe meglio di no, almeno per me …
    e alla faccia del sentirsi libere. Per esperienza personale, ho scoperto che, anche se detto a persone che sembravano \”aperte\”, mi sono ultimamente ritrovata con una collega che pensava ci provassi con lei. E con gli uomini non va meglio … Per me certi etero sono come la storiella dello scorpione e la tartaruga (mi pare…) E\’ NELLA LORO NATURA! Non pensano minimamente che a): non importa che lei sia etero, NON TI PIACE e basta. 2) gli uomini pensano che comunque hai solo incontrato sfigati e con loro sarebbe diverso. 3) non hai le idee chiare e probabilmente sei bisessuale! Ora, la madre degli imbecilli oltre ad essere sempre incinta, fa pure parti plurigemellari!!!

  6. No, sarebbe meglio di no, almeno per me …
    e alla faccia del sentirsi libere. Per esperienza personale, ho scoperto che, anche se detto a persone che sembravano “aperte”, mi sono ultimamente ritrovata con una collega che pensava ci provassi con lei. E con gli uomini non va meglio … Per me certi etero sono come la storiella dello scorpione e la tartaruga (mi pare…) E’ NELLA LORO NATURA! Non pensano minimamente che a): non importa che lei sia etero, NON TI PIACE e basta. 2) gli uomini pensano che comunque hai solo incontrato sfigati e con loro sarebbe diverso. 3) non hai le idee chiare e probabilmente sei bisessuale!
    Ora, la madre degli imbecilli oltre ad essere sempre incinta, fa pure parti plurigemellari!!!

  7. beh io ho adottato la via di mezzo, con il capo ometto con i colleghi se mi ispirano mi sbottono :) dipende anche dall’ambiente di lavoro, a me non piace sbandierare i fatti miei e lavorando in ospedale / ambulatorio in qualche modo mi faccio scrupoli ancora maggiori. c’è anche da dire che sono relativamente “nuova”, magari più avanti spiattellerò la cosa con nonchalance

  8. maddai non farti problemi, è facile che l’ufficio del personale prima di assumerti ti abbia stalkerato su internet per mesi e lo sappia già ;)
    Comunque se a me arrivasse una mail da parte di una collega col mondo in cc che fa coming out sarei contento, almeno avrei qualcuna con cui commentare ogni altra donna dell’ufficio :D

  9. Ciao,
    io lavoro in un grande Istituto pubblico, personalmente non ho mai sentito nessuno dei miei colleghi etero annunciare a tutto l’Istituto il loro orientamento, perciò non vedo perché debba farlo una persona gay. Io mi comporto normalmente e do per scontato il mio orientamento quando capita l’occasione di farlo, esattamente come lo fanno gli etero… Penso che l’ammissione della normalità nell’essere gay da parte della società, passi anche attraverso comportamenti “normali” e questo è proprio uno di quei casi. Certo, ho la fortuna di vivere in una città molto aperta e di lavorare in un ambiente culturalmente molto vivo, perciò è più facile.
    In bocca al lupo!!!!

  10. opzione E: indossare la maglietta “I like vagina” :D

    è ovvio che non devi mandare comunicazioni ufficiali, ma come tutti parlerai della tua vita quando avrai confidenza.
    la scelta di come rispondere, dipende da come vivi tu la tua sessualità principalmente, secondo me.
    in bocca al lupo per il tuo lavoro.

  11. Io l’ho detto piano piano…in un posto pieno di uomini e di omofobi…Non mi interessa che lo sappiano anche persone che non mi conoscono, ma quelle con cui lavoro tutti i giorni o quasi lo sanno, anche se è stato faticoso all’inizio.
    Il consiglio? Parlare di donne in modo naturale e senza porci troppa attenzione…poi dipende anche da che rapporto hai con i colleghi, con quelli con cui ero più in confidenza gliel’ho detto senza troppi giri di parole.

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