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“L’uovo fuori dal cavagno” di Margherita Giacobino

da Cyrilla 372 visite1

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Di libri che trattino degnamente il tema lesbismo nell’adolescenza non ce ne sono molti. Fiorisce molto più come genere in ambito maschile, anche se, in quel caso, la gran parte delle trame vede degli inermi ragazzini alle prese con storie truculente a base di calcio, bullismo e virilità. 

Anche negli Usa è un tema che tira molto. È recentemente uscito al cinema Geography Club, ispirato al libro di Brent Hartinger, in cui un liceale gayo e prestante si innamora, ricambiato, di un suo compagno di scuola omofobo inside. Nel suo vagare interiore, trova conforto in un collettivo Glbt che si traveste da club di geografia ed è composto da una coppia lesbica, un ragazzino gay e un ragazzino etero vessato dai compagni machi. È una trama carina in cui appare il classico personaggio de “La lesbica di supporto”, mitologica figura propria di tutte le arti letterarie e audiovisive che vedono una trama gay maschile con questa quota rosa, di solito tostissima, ma insomma sempre di contorno (appare anche nel film “Milk” fateci caso).

Qualche anno fa, Margherita Giacobino cercò di spezzare l’incantesimo con un bel libro (dal titolo forse un po’ troppo criptico per il target di adolesciiiienti più avezzi a cose come “Tvukdb”),  L’uovo fuori dal cavagno ed. Elliot.

La storia, a due voci, vede correre in parallelo le vite di Gioia e Debora. La prima è una studentessa liceale perdutamente innamorata di una coetanea pronta a diventare la classica lesbica che però non vuole definirsi lesbica perché in fondo è etero e in generale non ama le etichette e intanto, nel dubbio, balla nei letti di mezza comunità. Gioia, aspirante fumettista e amica di una bomba sexy in erba, passa, in nome della funesta eterolesbica, una serie di casini che dimostrano come il lesbo drama colpisca già in tenera età.

Debora invece, pasciuta, concreta e confusa, sa di essere lesbica, ma come tutte le adolescenti si chiede ove le proprie simili siano, se esistano, come e dove costoro si incontrino e come può fare per superare il muro che la divide dal paese delle lesbiche meraviglie. La sua crescita, da giovane goffa all’ombra di una sorella maggiore perfettina e osannata dai genitori a star di uno spettacolare coming out, è tra le due storie (ovviamente intrecciate, ma non vi dico come), quella più lineare e credibile. Soprattutto è fonte di immedesimazione per qualsiasi ragazzina si sia mai trovata a dirsi “Rimarrò sola per tutta la vita, non conoscerò nessuno, dove devo andare? Perché nessuno mi dice cosa fare?”. 

Debora, col suo enorme e goffo coraggio, dà alle ragazzine e donne che lo hanno letto all’età giusta o con vent’anni di incolpevole ritardo (il libro è del 2010), l’unica risposta sensata: esci di casa, buttati e rischia. Il mondo non è mai dentro le nostre stanze, ma da qualche parte là fuori e, nonostante le inquietanti forme dell’amore, val sempre la pena di crescere e tentare.

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Commenti (1)

  1. Uno dei libri che ho letto con la presenza della lesbica di supporto è “la corsa di Billy”. Unica figura femminile positiva, perché nel libro l’autrice mette sulle bocche e nei pensieri dei protagonisti (gay) parole non troppo lusinghiere nei confronti delle donne.
    Comunque seguirò anche questo tuo consiglio per gli acquisti.

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