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Natalia Aspesi: “La vera coppia è quella gay! Oggi sono liberi, non mi scrivono più”

Natalia Aspesi, la famosa firma dietro alla posta del cuore di Repubblica, parla d’amore ai giorni nostri, tra coppie gay, diritti e gender. Lo fa sempre con un tatto e un rispetto davvero invidiabili e con un’apertura di vedute che sarebbe bello avessero molte più persone.

Fin dall’incipit fa sorridere la sua umiltà e onestà intellettuale: “Gay e media? E cosa dovrei dire? Non sono né donna né gay, né lesbica né trans: ormai sono solo una vecchia”, tema che in realtà dovrà affrontare al Festival della giornalismo di Perugia.
Ma come mai non si definisce nemmeno donna? “Io direi che sono una persona: ora uomo o donna, etero o lesbica, insomma alla fin fine queste differenze riguardano il sesso e alla mia età, purtroppo, quella cosa lì non solo non succede, ma non la vorrei manco morta! Se dovessi vedere un uomo nudo, scapperei di corsa”.

Ora scapperebbe, ma in passato Natalia ha avuto tanti amori compreso un amore gay:
“Ma lo sa che da giovane ho avuto anche un fidanzato gay? Erano gli anni Cinquanta e mi ricordo che la mamma di questo mio fidanzato un giorno mi disse (le mamme sono tremende): ‘Sai… dovresti dire a Riccardo che questo ragazzo che dorme con lui dovrebbe lavarsi di più i piedi’. ‘Forse dovrebbe dirglielo lei, signora, io non dovrei nemmeno sapere che dorme con un altro ragazzo’, le risposi”.

Poi con la sua Questioni di cuore sul Venerdì di Repubblica, lei è diventata “l’amore” la confidente di tante persone omosessuali: “Ho ricevute migliaia di lettere. Quello che ho cercato di fare, era di non rispondere mai all’omosessualità, ma al problema che mi si poneva: se il tuo compagno ti tradisce, il problema è il tradimento; vuoi piantare il tuo compagno? Il problema è l’abbandono. A meno che qualcuno, magari vivendo in qualche piccolo paese, non aveva il coraggio di rivelarsi e allora lì il problema era il coming out”.

Negli anni però la situazione è cambiata molto: “Tranne poche lettere di chi ancora non osa, e soffre moltissimo, oggi gli omosessuali che mi scrivono sono in realtà pochissimi. Sono più liberi, non hanno più bisogno di raccontarmelo, hanno altri canali. Mi scrivono per lo più gli eterosessuali, che continuano a esprimere il loro disagio, il loro scontento”.

E se verso le persone che ancora sono legate a stigma sociali, come alcune donne costrette a rispondere alle aspettative della società, Natalia spera nella loro evoluzione, verso il desiderio di famiglia delle coppie lgbt non è di parte, visto che lei in particolar modo figli non ne ha mai voluti…
“Ecco, io capisco che nell’impossibilità di vivere apertamente uno trovasse anche piacere, un divertimento completo, ma capisco anche chi desidera avere dei figli. È un’omologazione, si dirà: ma perché no? Non credo che avere due padri sia diverso. Ad esempio mio papà è morto che io avevo quattro anni. Ho vissuto tutta la vita con mia sorella, mia mamma, e una zia vedova con una figlia. Eravamo una tribù di donne e siamo cresciute benissimo“.

E oggi i media come hanno cambiato la visione dalla comunità lgbt…
“Quello che mi pare è che i giornali democratici, per così dire ‘civili’ – degli altri non parlo – anche nel loro modo di parlare ‘civile’ di questi temi sono, come si dice, ‘politicamente corretti’ […]  E così la vera parità, se vogliamo chiamarla con una parola stupida ‘civile’ degli omosessuali è poter dire che sono degli stronzi anche loro, magari anche tra loro c’è un assassino, magari no, non son santi, sono persone”.

E parlando di coppie, la Aspesi però si sbilancia: “Attraverso le lettere mi è nata un’idea magari sbagliatissima: che in realtà la vera coppia è quella omosessuale. Un uomo e una donna si legano per amore, che nasce soprattutto dalla fisicità. In questo caso poi arriva un momento che questa fisicità si placa e restano un uomo e una donna: due persone opposte. Che è molto difficile che si capiscano, tant’è che molte coppie si disfano. […] Però tra due uomini omosessuali – le donne lesbiche le conosco meno – che hanno avuto un legame passionale che poi come per tutti finisce, restano un uomo e un uomo, cioè hanno molto in comune: si capiscono meglio. Infatti hanno delle vite diciamo in comune, familiari, molto più placate anche perché forse – questo lo invento, ma mi guardo intorno – hanno più comprensione nel tradimento, o si tradiscono insieme. Sono coppie che si capiscono perché hanno le stesse esigenze e lo stesso rapporto tra di loro. In generale la convivenza tra due uomini è più armonica: anche se a un certo momento il dato fisico si dilegua, non è importante, perché quello si accetta che venga esercitato anche insieme altrove. O no?”.

E poi Natalia si dilunga su temi altrettanto spinosi, ma potete seguire direttamente su Repubblica.

 

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2 thoughts on “Natalia Aspesi: “La vera coppia è quella gay! Oggi sono liberi, non mi scrivono più””

  1. sono affermazioni provocatorie ma lasciano il tempo che trovano. Natalia Aspesi è una donna e lo sa, le coppie gay possono avere gli stessi problemi di quelle etero, non c’è una coppia più vera di altre. le donne che vogliono sposarsi e avere dei figli lo vogliono perchè il loro desiderio genuino, anche molti uomini vogliono sposarsi e sono liberi, non sono sottomessi alla società, chi vuole sposarsi è persona libera e non omologata quanto chi non vuole sposarsi

    1. Ma sai che invece capisco il discorso sulla coppia omosessuale maschile? Li ho osservati e, nella mia piccola esperienza che non può essere universale, ho riscontrato i tratti che lei evodenzia. Parlo soprattutto n merito al tradimento,ingrediente fondamentale quando ad un certo punto la fisicità declina. Per le donne è un po diverso e non mi pronuncio.

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