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“Olivia” di Dorothy Strachey. Quando le donne andavano in collegio e amavano altre donne

da Cyrilla 3.515 visite0

Un filone cinematografico/letterario in cui abbondano i personaggi lesbici è quello dei collegi. Donzelle chiuse per mesi assieme ad altre donzelle, soprattutto nell’immaginario di chi vive nel pregiudizio che si sia lesbiche “per ripiego” (non ci sono uomini decenti a disposizione ergo si ripiega su altre donne, come se fosse, del resto, la cosa più logica del mondo) non possono che dar vita ad ambigui e morbosi rapporti saffici.

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Il cinema in genere usa il filone per trame softporno (o per regalarci lesbodrammi epici, anche la poiana e la sua padrona vivevano in un collegio di sole ragazze che però per motivi che ancora mi rimangono inspiegabili stava a dieci metri da uno di soli maschi, che dico a quel punto siate meno ipocriti e uniteli), la letteratura cerca di fare di meglio e certe volte ci riesce.

“Olivia”, l’unico libro di Dorothy Strachey, amica di Virginia Woolf e componente del gruppo Bloomsbury, rientra nel genere “donzella va in collegio e si innamora di un’altra donzella”, tuttavia sono molteplici le cose interessanti che riguardano codesto tomo. Innanzitutto è una storia parzialmente autobiografica. L’autrice, che mandò alle stampe il libro in forma anonima, scrisse successivamente un’introduzione in cui racconta i ricordi legati a questa storia che aveva a tutti i costi voluto raccontare, “Non s’era mai sentito di una cosa simile per non per scherzo. Già, la gente soleva alludere scherzosamente alle “cotte delle studentesse”. Ma io sapevo fin troppo bene che la mia cotta uno scherzo non era”.

Dorothy Strachey

La trama è incentrata infatti sui ricordi della Strachey durante il periodo che ella passò in Francia per completare la sua istruzione in un collegio per signorine della buona società. La protagonista, Olivia, giunge in loco ancora molto bambina e prova per la prima volta in vita sua un forte e sconvolgente sentimento amoroso verso una delle due direttrici del collegio: mlle Julie.

Che non si tratti di sola fascinazione o della famosa ammirazione per donne più grandi (altra mitica riduzione del lesbismo assai frequente) la Strachey lo esplicita apertamente quando viene in visita a mlle Julie, Laura, una ex allieva che invece per l’insegnante aveva davvero solo una forte ammirazione. È parlando con lei che Olivia capisce di esserne perdutamente innamorata di mlle Julie: “E dimmi ancora una cosa Laura, anche a te batte il cuore quando entri in una stanza dove c’è lei? Anche a te il cuore si ferma quando le sfiori la mano? Ti si secca la voce in gola quando le parli?”

Mentre noi siamo impegnate a capire se l’avvenente insegnante ricambierà la passione e ci perdiamo in danze con ereditiere americane dalle braccia di panna, la trama evolve verso quello che definirei un lesbodramma di epiche proporzioni, tinto di giallo. Tra le due direttrici, Julie e Cara, vi è infatti una relazione (peraltro esplicitissima) che va avanti da quindici anni, ma che, negli ultimi tempi, soffre dell’intromissione di due figure esterne: Frau Riesener, l’insegnante di tedesco, che si è morbosamente attaccata a Cara e la Signorina, l’insegnante d’italiano, che invece broccola dietro Julie.

Può mai finire bene un caos del genere? Non ve lo dico, ma il libro stramerita. L’unico neo è che purtroppo al momento è fuori commercio. Tuttavia io l’ho comprato all’usato dove si dovrebbe trovare con un po’ di ricerca e di certo si trova in biblioteca.
Credetemi, ne vale la pena.

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