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Io e le mie sentinelle. Il primo amore prima di imparare ad amare me stessa

da Rob 102 visite40

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È veramente poco, poco tempo che pronuncio con naturalezza parole come “La mia compagna”, “La donna che amo”, “La mia ragazza”… Da Ila in realtà. Ed è invece da diverso tempo, molto più di quanto io stessa ammetta, che mi innamoro di donne. La mia maestra dell’asilo. L’infermiera che mi ha ricoverata a sette anni. La mia compagna di banco. Emma.

Ecco, Emma è stata la prima donna di cui ho avuto consapevolezza di essermi innamorata, ormai sette abbondanti anni fa. Non avevo neanche vent’anni ed ero in vacanza con il mio fidanzato e alcuni amici. A Viareggio. E credo di non dover spiegare a nessun* dei presenti cosa c’è vicino a Viareggio e perché faccio questa precisazione. “Mi hanno detto che c’è un locale di froci qui vicino”. L’amica del mio ragazzo aveva esordito così durante la cena, quella sera, in perfetto stile “i gay mi fanno schifo ma vorrei tanto l’amico checca per andarmene in giro a farmi consigliare le scarpe più cool” perché si sa, il gay è una categoria fatta con lo stampino e tutti quanti hanno buon gusto. Che poi non so voi, ma ho davvero tanti amici con un gusto raccapricciante… Ma tant’è che, due ore dopo, una macchina infarcita di leghisti che paventavano la necessità estrema di “mutande di ghisa” e “io striscio contro il muro” si dirigeva a velocità sostenuta verso Torre del Lago. E in quella macchina c’ero anch’io.

Non dimenticherò mai la prima volta che vidi il Mamamia. Non lo so cosa mi scattò dentro in quel momento, ma ciò che ricorderò per sempre è che, mentre sui visi dei miei amici si disegnavano le espressioni più disgustate, io mi scioglievo in un sorriso. Il primo, vero sorriso di tutta la vacanza. Cercai di ballare, ma i ragazzi erano schifati e non volevano avvicinarsi alla musica. Proposi di andare a fare un giro, ma persistevano nel fumare le loro sigarette al di là del parcheggio, quasi a volersi proteggere. Alla fine mi stufai. “Vado a prendere da bere”. Non mi seguì nessuno. Meglio così, pensai.

Faticosamente individuai il bar e dopo diversi minuti stringevo fra le mani il mio cocktail. All’epoca, mi riempivo di Long Island senza troppi complimenti al mio fegato. Non cercai subito i miei compagni: ero infastidita dalle loro esternazioni, non potevo fare a meno di chiedermi quale fosse il senso di andare lì per poi trascorrere la serata a parlar male delle persone. Così seguitai a guardarmi intorno, tra un sorso e l’altro, e all’improvviso il mio occhio si posò su qualcosa… Su qualcuna. Alzai lo sguardo e, tra una spalla e un braccio alzato, c’erano i riccioli rossi più belli che avessi mai visto. Bella, bella come un carnevale. Colorata come i fiori disegnati sul suo braccio destro, dalla spalla al polso. La canottiera bianca. Aveva una cannuccia fra le labbra e sorseggiava un cocktail ormai quasi finito, mentre annuiva alle parole di qualcuno che non vidi, nascosto tra la folla.

Sparì come era comparsa, inghiottita da altre persone, da altre voci, da altri visi. La cercai con lo sguardo, sperando di cogliere, tra le teste, un bagliore di capelli rossi. Non la vidi. Sconsolata, mi voltai, pensando che, forse, sarebbe stato meglio trovare il mio fidanzato. E fu un attimo. Un urto improvviso, e tutto il mio Long Island sulla mia t-shirt bianca. Alzai gli occhi, furiosa, e tutti gli insulti che avevo pensato mi morirono sulle labbra con la stessa velocità con la quale ci erano arrivati. Era lei. Fradicia quanto me, divertita, più bella ancora di come mi era sembrata un momento prima.

“Wow” fu tutto ciò che riuscii a pronunciare.
“Mi dispiace” disse lei con un mezzo sorriso e uno splendido accento toscano. All’epoca, la scena mi parse romantica come nei migliori film strappalacrime di Hollywood… Oggi, so per certo che in quel momento stava semplicemente studiando la mia maglietta bagnata, e la terza che portavo sotto. Forse fu proprio questo a farle dire, un secondo dopo “Te ne offro un altro”.

Ci misi mezzo secondo, il tempo di un numero di telefono, e se pensate che sia una brutta persona, infedele, traditrice, bugiarda, non mi importa. Lo feci. “Amore, ho incontrato Giulia, una mia compagna di liceo. Te la ricordi? Ma come, vi siete anche visti! Vabbè comunque volevo dirti che sto un po’ con lei, insomma, non la vedo da un sacco… Come dici? Non preoccuparti, mi arrangio. A dopo amore!”. Conclusi telefonata con un grosso sorriso. “Dovrai offrirmi anche un passaggio a casa secondo me”. Lei scoppiò a ridere e in quel momento capii di aver fatto centro. “Mi pare il minimo, ma all’ora che voglio” rispose.

Ci sono momenti che non si dimenticano mai. Occhi che ricordi ancora come se avessi appena smesso di guardarli, profumi di shampoo che potresti riconoscere in mezzo a qualsiasi folla. Emma rideva e mi guardava e io mi sentivo sempre più confusa. Lei voleva sapere tutto di me: perché fossi lì, da quanto stavo insieme al mio ragazzo, se ero felice. Mi guardava fissa negli occhi ed io non riuscivo a distogliere lo sguardo da quel bosco verde che erano i suoi.

Cosa mi sta succedendo? Chi è questa donna qui, davanti a me, e cosa sono tutti questi pensieri che mi vorticano nel cervello? Dov’è il bandolo della matassa? È una donna, accidenti, una donna. E io non sono attratta dalle donne, non lo sono mai stata. Deve essere l’alcool. Sì, è certamente l’alcool. Ora la saluterò e le dirò di riportarmi a casa. Sì, farò così. Ha dei capelli bellissimi. Ricci perfetti, di un rosso che non ho mai visto prima. Saranno tinti? Ma poi, chissenefrega. Sono splendidi. È tutta splendida. È luminosa. Quando sorride mi si secca la gola. Forse mi serve un altro cocktail. Forse dovrei smettere di bere, invece. Forse sto impazzendo.

Mi baciò, la prima volta, al centro della pista. Io sapevo che stava per accadere, e mi stava scoppiando il cuore nel petto. Avevo la salivazione completamente azzerata. Era così vicina che potevo contare tutte le sue lentiggini, e il suo respiro alcolico era caldo. Lo sentivo sul viso mentre le guardavo le labbra, un secondo prima che le posasse sulle mie. Era morbida, era vellutata, e io capii per la prima volta il significato della frase “il primo bacio non si scorda mai”. Si staccò, e mi baciò ancora. E si staccò nuovamente, e la baciai io. Per un tempo infinito.

Odiai Emma con tutte le mie forze, per una vita. La odiai perché non potei fare a meno di innamorarmi di lei, nei mesi che seguirono. La odiai per il modo in cui esserne innamorata mi faceva sentire sbagliata. Per il modo in cui mi costringevo a fare sesso col mio fidanzato e a fingere che mi piacesse. La odiai, ogni giorno, per ogni ragazza che mi voltavo a guardare per strada pensando che tanto non sarebbe mai stata bella come lei. La odiai perché, innamorandomene, ero stata costretta ad ammettere di essere tutto ciò che nella vita mi era sempre stato detto di disprezzare. La odiai per ogni volta che mia madre mi chiedeva chi fosse al telefono e io rispondevo che era una compagna di corso. La odiai, perché mi faceva sentire così felice e allo stesso tempo così in colpa, sbagliata, malata. La odiai per tutte le bugie che non avrei mai più potuto raccontarmi. Soprattutto, più di tutto il resto, la odiai perché sentivo che senza di lei non sarei mai più stata felice.

E alla fine le dissi che non volevo più sentirla. Lei si arrabbiò, poi pianse. Giurò di non cercarmi mai più, e lo fece. Non so più niente di lei, da quella sera. Scomparve dalla mia vita come se non fosse mai esistita, e a me lasciò un vuoto incolmabile. Ci spezzammo vicendevolmente il cuore, ed io promisi a me stessa che mai più mi sarei innamorata di una donna. Mi fidanzai, alcuni mesi dopo, con un ragazzo che conoscevo da tempo. Ho quasi sposato quell’uomo, qualche anno dopo. E se ci penso ora, mentre guardo Ila dormire accanto a me, con la febbre e la mia mano fredda sulla fronte a rinfrescarla, e la registro mentre russa (amore, scusa, ma faccio scorta per la laurea!), penso a quanta vita sprecata a cercare una felicità che è sempre stata a un passo da me. Nei mille posti che io e lei abbiamo sempre frequentato senza mai vederci. Stessi vicoli, stessi locali, stesse feste. Stessi amici.

Per poi trovarla al momento giusto, il momento giusto per smettere di odiarmi e iniziare a innamorarmi di me.

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Commenti (40)

  1. Uno degli articoli più belli ed intensi che io abbia mai letto.

  2. AAA CERCASI una Rob, non aspetto i saldi, la pago a prezzo pieno…

    1. Una Rob che non si alza mai a fare il caffè, che “Amore stasera facciamo follie” e poi a mezzanotte sta già dormendo, che mentre hai trovato la posizione perfetta per dormire ti fa spostare perché “Amo’ devo togliermi i calzini” (perché, ebbene sì, team “dormire coi calzini” a rapporto)… Dalla regia mi dicono che non fai un affare neanche ai saldi :)

      1. *high5* per quanto riguarda i calzini ;) Calzettoni di lana spessa, nel mio caso. E pigiama felpato. Anche quando non ero single, che mi ha detto “uff, 3 ore per toglierti i vestiti, passa anche la voglia”! :)

      2. Mitica ;-)

  3. Piango… perché qualcosa di simile sta succedendo anche a me .. anke io ho lasciato il mio fidanzato…perchè era il momento…perchè ero stata con una ragazza davvero speciale.. ma ora non riesco a concedere il mio amore…. dopo 4 mesi che l’ho lasciato…. e sono tristissima.. perché sento che lei è super..ma il momento è quello sbagliato…

    1. A forza di aspettare il momento giusto, ho lasciato un uomo a due passi dall’abito bianco. Le persone giuste non arrivano mai al momento giusto. Ila è arrivata il giorno dopo aver detto “Basta donne, voglio un anno sabbatico”. Io sono arrivata nel momento in cui lei decideva di riprendere a studiare e cambiare città. Eppure siamo qui e mai, mai per nemmeno un secondo sono pentita di averle chiesto di invitarmi a uscire (donna coraggio fino in fondo io, nevvero?).
      Le uniche cose di cui mi pento sono i salti nel vuoto che non ho fatto.

      1. Grazie Rob!

  4. Ehi, grazie te.
    Mi è successa la stessa cosa ma senza bacio e con tanto rimpianto! Succede.
    Alla prossima.
    Ps: vi immagino voi due tipo Sandra e Raimondo…ahahah troppo belle!

    1. Questa cosa mi fa sorridere un sacco, perché glielo dico sempre anche io che siamo come Sandra e Raimondo :) quantomeno, io sono sicuramente rompiscatole come Sandra, ma spero proprio che lei non sia provolona come Raimondo… Altrimenti presto leggereste “Io e le mie arance in prigione”

  5. Stima infinita per la chiamata al tuo ex! <3 per il resto, le altre hanno ragione, scrivi davvero bene! ^_^

    1. Si, devo ammettere che è stato un colpo da maestro. Se fossi stata così sgamata anche quando ho conosciuto l’attuale, mi sarei risparmiata un bel po’ di sfottimento e soprannomi improbabili :)

  6. Bellissimo. Lacrime.

  7. Lacrimuccia solitaria.
    Ti seguo:)

    1. Ma grazie *_*

  8. Ho amato le tue parole in questo pezzo, complimenti

    1. Non è stato facile scrivere questo pezzo e trasmettere tutto quello che volevo, ma mi piace pensare che forse ci sono riuscita. Grazie :)

  9. Mi piace questa dolcezza narrativa, brava!A me andò peggio, ci andai con 4 amiche etero che già abbondantemente sapevano di me e si incazzarono tantissimo quando videro che nessun uomo le filava..

    1. Ahahahah! Fantastiche!

    2. Oh beh, un po’ se la sono cercata però :) ahahah

  10. Ma cavoli, solo io al Mamamia rimorchio uomini eterosessuali?

    1. Tranquilla, ho rimorchiato più uomini lì che nel corso della vita :)

  11. Adoro il modo con cui scrivi, la scorrevolezza, l’argomento….tutto! We want more! Complimenti :) e grazie!

    1. Ti ringrazio :) è solo e soltanto la mia vita, niente fronzoli e tanti capitomboli!

  12. Complimenti a te che scrivi così, e a quello che scrivi.
    Mi “serve” una tua sosia :-). Dove si recapitano?

    1. Non te la consiglio. È una vera stracciaminchia ;)

      1. Sei sempre un tesoro amore mio… Per rispondere alla ragazza, però, devo confessartelo: ha ragione XD

  13. Ooooooooh :’)

  14. Davvero bello!

    1. Ti ringrazio :)

  15. To be continue?

    1. Assolutamente si, appena mi riprendo da tutti questi panettoni!

  16. Bellissimo, sono commossa

    1. Assolutamente si, appena mi riprendo da tutti questi panettoni!

      1. Sei del segno della Bilancia? Ringrazi troppo. Troppa grazia!

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