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Una ComBinaizione Vincente. Il ritorno in Italia: dopo la vita alla luce del sole la paura di tornare nell’ombra

da Silvia e Fra 204 visite0

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Una coppia, due mondi: Una comBInazione vincente è la narrazione a due voci tra il serio e il giocoso delle tante sfaccettature di una relazione tra una donna lesbica e una bisessuale.

Silvia: La routine è una cosa noiosa per tante persone. Fare sempre le stesse cose tutti i giorni, non avere mai nulla di nuovo da raccontare, fare sempre lo stesso percorso per andare al lavoro, vedere le stesse facce, parlare delle stesse cose. La nostra routine stava invece diventando traslocare: nel giro di pochi anni avevamo già cambiato così tante volte casa che sembravamo diventate delle vagabonde. Sognavamo un po’ la routine noiosa in quel momento. Anche adesso invece ci toccava fare scatoloni, prenotare furgoni, organizzare il trasporto delle cose e il nostro viaggio di ritorno in Italia con i gatti.

Nel frattempo ovviamente lavoravamo entrambe e io tra andare e tornare dall’ufficio di Londra ci mettevo più o meno 4 ore. Eravamo stremate ma contente, anche se i gatti ci guardavano sempre più male man mano che gli scatoloni aumentavano e la casa si svuotava. La nostra coinquilina inoltre ci aveva battute sul tempo e aveva deciso di tornare in Spagna perché non sopportava più la vita in Inghilterra, quindi noi 4 eravamo rimasti soli in una casa che piano piano diventava sempre più simile ad un magazzino.

Il tempo passava, io al lavoro mi trovavo benissimo in realtà, facevo parte di un team di 10 persone, tutte di nazionalità diversa, con le quali mi divertivo un sacco nonostante i ritmi lavorativi fossero assolutamente folli. Quando ho dato le dimissioni, 3 mesi in anticipo, dicendo che tornavo in Italia, i colleghi mi hanno organizzato una cosa stupenda: un pranzo in ufficio in cui ognuno di loro aveva cucinato qualcosa di tipico del proprio Paese d’origine.

Ho capito che ci eravamo piano piano adattate e avevo paura che ci saremmo pentite di questa scelta, ma ormai avevamo preso la decisione e dovevamo rischiare. Così, a poche ore dalla partenza, dopo aver venduto quasi tutti i mobili, aver spedito tutti gli scatoloni e aver svuotato la casa, abbiamo deciso di salutare gli inglesi mettendo in strada, a disposizione di chi ne avesse avuto bisogno, tutte le cose che non avevamo venduto, il cibo rimasto, i prodotti per la casa, tutto quello che avevamo ancora in casa in pratica.

Abbiamo messo tutto dentro scatoloni aperti con su scritto “Stiamo traslocando e non ci portiamo via queste cose: prendete quello che vi serve”. In quel momento abbiamo sentito il calore degli inglesi come mai in un anno e mezzo: ogni persona che passava e prendeva qualcosa ci bussava per ringraziare, ci lasciava un biglietto o urlava un “grazie di cuore” alla finestra.

E allora abbiamo capito due cose: la prima era che c’era tanta miseria e tante persone messe malissimo; si trattava di persone estremamente umane e non glaciali, ma forse questa cosa non era un bel segno per come siamo fatte noi perché in quel tipo di società a lungo andare forse saremmo finite anche noi come loro. La seconda invece era che quel calore ci mancava da morire, così come quell’empatia con il prossimo, quel darsi una mano a vicenda. Noi italiani ce lo abbiamo dentro, ma non è così comune a tutte le nazionalità.

Una volta capite queste cose non vedevamo l’ora di metterci in macchina e tornare a casa.

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