7 giugno 1954, l’omofobia di Stato “suicidava” Alan Turing

Genio della scienza e della tecnologia, perseguitato perché gay

Alan Turing è stato tra i più grandi geni che il ‘900 ci abbia donato. Scienziato a tutto tondo, matematico, crittologo, padre dell’informatica e del computer. Durante la Seconda Guerra Mondiale il suo contributo inestimabile per decriptare le comunicazioni in codice dei militari nazisti è stato decisivo in molte battaglie degli Alleati. Si stima addirittura che grazie al suo lavoro la guerra in Europa sia stata accorciata di almeno due anni, salvando oltre 14 milioni di vite. Un eroe oggi simbolo delle vittime di omofobia di Stato.

Se fosse vissuto ai giorni nostri Alan Turing sarebbe stato coccolato e coperto di ricchezza e onori per i risultati dei suoi studi e delle sue invenzioni. Lui però ha avuto la sfortuna di vivere in un’epoca in cui nel suo Paese l’omosessualità era ancora un reato. Gross indecency (alla lettera, “indecenza volgare, spudoratezza grossolana”), atti osceni. Nessuna riconoscenza verso il genio, l’eroe di guerra. Nel 1952 per Turing ebbe inizio un calvario giudiziario non dissimile da quello subito a fine ‘800 da Oscar Wilde. Per lo scrittore la punizione per le relazioni omosessuali fu il carcere duro con i lavori forzati (fosse stato scoperto qualche anno prima sarebbe addirittura stato passibile di pena di morte). A Turing invece venne proposta un’alternativa alla prigionia: la castrazione chimica con la massiccia prescrizione di ormoni.

Un’altra analogia con la storia di Oscar Wilde è l’essere stato perseguitato dalla stessa legge cui era andato a chiedere giustizia. Wilde era stato spinto dal suo compagno a denunciare il padre di questo per diffamazione (l’uomo, indignato per la storia del figlio con lo scrittore, aveva fatto outing al genero in un club) e si vide presto imputato anziché accusatore. Turing a 39 anni aveva da poco iniziato a frequentare un uomo più giovane, Arnold Murray, quando la sua casa venne svaligiata da un conoscente del compagno. Denunciò il ladro, ma l’ammissione di una relazione con il 19enne gli costò tutto (anche il compagno fu riconosciuto colpevole).

Per un anno il suo corpo e la sua stabilità emotiva furono devastati da iniezioni di estrogeni sintetici che lo resero impotente e gli fecero crescere un seno femminile. Non poté più lavorare per i grandi progetti segreti del Governo del Regno Unito e gli Stati Uniti gli negarono l’ingresso nel Paese.

Alan Turing, vittima dell’omofobia di Stato

Il 7 giugno del 1954 Alan Turing moriva nella sua casa, solo. Il corpo fu ritrovato senza vita il giorno dopo dalla sua domestica. Negli anni sono state compiute tante indagini per trovare un’alternativa plausibile a quella dell’autopsia, unico report ufficiale, che indica come causa della morte il suicidio. Come nella sua fiaba preferita, Biancaneve e i 7 nani, Turing aveva morso una mela avvelenata. Nessun principe in questo mondo per riportarlo in vita con un bacio.

Accidentale o voluto, il suicidio dello scienziato ha privato il mondo di un genio che avrebbe potuto accelerare ancora di più la storia dell’evoluzione scientifica e tecnologica. Le scuse ufficiali del Governo britannico sono arrivate solo nel 2009, 55 anni dopo la sua morte. Quattro anni dopo la Regina Elisabetta II concedeva il simbolico perdono formale della Corona per quel reato insensato. Nel 2017 il “perdono” reale è stato esteso in maniera retroattiva per tutti gli uomini ingiustamente condannati per la colpa di un “amore che non osa pronunciare il suo nome” (O. Wilde).

Ricordate chi era Alan Turing e cos’ha passato. Ricordatelo a chiunque diffonda l’omofobia sui social, che se può scrivere online è grazie ad un uomo gay che ha permesso la nascita dei computer. Ricordatelo a chi pensa che le terapie riparative sono innocue e che dall’omosessualità si può “guarire”. Ricordate che l’omofobia a volte uccide, altre “suicida”. Ricordate tutto di Alan Turing, “suicidato” dalla peggiore omofobia, quella di Stato.

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Vincenza

Apostata, iconoclasta, adoratrice di sneakers, seriamente affetta da sindrome di Stendhal acuta in presenza di ogni filmato pre-1927, cultrice di Karen Walker e fedele consumatrice di banda larga con un debole per i classici della letteratura. Difetti a parte, una persona normale. Forse.

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