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Anche il circolo di Bergamo fuori da Arcilesbica Nazionale

L'ennesimo circolo di Arcilesbica che si defila dall'associazione nazionale. Una vera e propria emorragia interna

Ne rimarrà soltanto una, e forse sarà solo Cristina Gramolini, attuale presidentessa di Arcilesbica Nazionale. Sì, perché un pezzo alla volta i circoli territoriali che compongono la storica associazione lesbica si stanno defilando.

Il primo era stato quello di Perugia. All’indomani del congresso nazionale che aveva visto la vittoria (con un sistema di voto abbastanza opinabile) della mozione Mali estremi, lesbiche estreme, capeggiato dall’attuale presidentessa, il malumore era cominciato a serpeggiare tra le iscritte dell’associazione.

Di fatto, proprio il sistema di votazioni aveva favorito una mozione che sulla carta era minoritaria: i voti della dirigenza valevano uno, mentre erano necessarie cinquanta tesserate per eleggere una delegata. In poche parole, in questo modo la precedente dirigenza si era garantita uno strumento per rimanere al potere anche se con delle posizioni politiche minoritarie rispetto al numero di iscritte.

L’emorragia interna ad Arcilesbica Nazionale

Ma la democrazia, quando c’è c’è, e si ribella. Uno ad uno, i circoli locali si sono defilati. Dopo Perugia è arrivato Udine, poi Napoli (anche se non è ancora stata ancora ufficializzata la scissione). Poi la batosta di Bologna. Il circolo più numeroso ha convocato un’assemblea per i prossimi giorni che potrebbe portare alla rottura più significativa.

Infine Bergamo, che nei mesi scorsi aveva fatto sapere di non condividere le posizioni di Arcilesbica Nazionale, ma di non essere pronta al distacco totale. Oggi invece è arrivata l’ennesima doccia fredda per l’associazione guidata da Cristina Gramolini: anche Bergamo se ne va.

Se consideriamo che i numeri delle iscritte – mai ufficializzati da Arcilesbica Nazionale – di poco superano il migliaio, la dipartita dei vari circoli territoriali equivale ad una vera e propria emorragia interna. E forse sarà proprio così: ne rimarrà soltanto una. Sola al comando di se stessa e delle sue sparute accolite.

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Un commento

  1. Cara Cristina,
    domenica una Cristina mi ha chiesto : ” Ma la politica , a che serve? ” . Non aveva occhiali e maglioncino a rombi, ma felpa e leggings d’ordinanza. Non sedeva su ponderosi tomi, ma su una comune sedia da bar. Non mostrava un severo sguardo accademico, ma l’ingenua sfrontatezza che solo il volto di un’adolescente esprime. Le ho sorriso, non perché avessi una risposta certa, ma per il suo contrario: le domande che non hanno un’unica risposta, sono le domande migliori. Presi una bustina di zucchero dal contenitore, la aprii e la riversai sul tavolo. ” Vedi questi granelli? ” dissi, “Le persone senza la politica sono così. Cristallizzate, isolate, inutili, impossibilitate nell’esprimere le proprie qualità” . Prelevai una seconda bustina, la aprii e ne versai il contenuto nella tazzina di caffè. ” Ecco, Il caffè fa ai granelli di zucchero quello che la politica fa con le persone. Ogni granello entra in comunicazione con l’altro, si confronta con l’altro e così costruisce il suo significato dolcificante. Lo stesso accade per le persone. La politica offre alle persone la meravigliosa possibilità di dare significato dialettico ai modi della necessaria convivenza. Dove non agisce la politica, agiscono le armi”. Tra te e la tua omonima, cara Cristina, ci sono un po’ di decenni e qualche libreria di differenza. Ho sempre difeso il diritto alla rappresentanza delle tue idee, a maggior ragione perché non le condivido. So quanto vuoi bene ad Arcilesbica. Liberala dai narcisismi e salvala dalla sua estinzione con un grande atto di coraggio e responsabilità: dimissioni ed assemblea straordinaria costituente per approvare le necessarie modifiche statutarie agli articoli 12 e 14 .Ti ho sentito dire che non c’è niente di peggio della dittatura della maggioranza. In realtà una cosa c’è . La dittatura della minoranza.

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