Arrestato in Russia uno dei 6 attivisti della bandiera arcobaleno “umana”

Ore di interrogatorio, lacrime e tanta paura prima del rilascio

Avevamo celebrato l’impresa dei 6 attivisti che grazie al progetto di un’associazione LGBT spagnola avevano portato la bandiera arcobaleno in giro per la Russia indossando le maglie delle proprie Nazionali. Oggi purtroppo apprendiamo che il loro coraggio stava costando caro a uno di loro, il colombiano Mateo Fernandez: è stato arrestato e rinchiuso per 16 ore in una stanza senza sapere le ragioni della detenzione.

Mateo lavora nel settore pubblicitario a Parigi ed era arrivato a Mosca il 29 giugno. Pochi giorni a disposizione per gli scatti e poi tutti a casa. Il progetto della bandiera arcobaleno umana non era ancora diventato virale sui social media a livello internazionale: per la sicurezza dei sei attivisti era stato disposto che le foto sarebbero state pubblicate solo al ritorno di tutti e sei a casa. La famigerata legge russa contro la “propaganda gay” proibisce infatti di esibire in pubblico la bandiera arcobaleno.

Quando Mateo è andato in aeroporto per il viaggio di ritorno, ha scelto di essere lì già quattro ore prima del volo, così da non avere problemi con i controlli, sicuramente affollati per via dei tanti tifosi-turisti. La polizia lo ha prelevato e interrogato sulle sue azioni compiute in Russia, ma Mateo non ha potuto svelare per precauzione che aveva partecipato in un’azione dimostrativa per i diritti LGBT:

Eravamo d’accordo che se fosse capitato qualcosa, avremmo detto di essere amici di diversi Paesi che giravano per la Russia.

L’attivista colombiano della bandiera arcobaleno “umana” detenuto senza un perché

La polizia ha sequestrato il cellulare di Mateo e gli altri effetti personali, rinchiudendolo in una minuscola stanzina per quasi un’intera giornata.

All’inizio dicevano: “Non preoccuparti, non sei in pericolo, vogliamo solo farti alcune domande”. Non mi hanno mai detto perché sono stato detenuto. Volevano sapere perché fossi lì. Lo chiedevano ancora e ancora. È stato snervante.

L’interrogatorio insisteva soprattutto sulla sua presenza ai Mondiali, ma il colombiano ha preferito continuare a dichiararsi un semplice turista.

O non capivano, o non erano contenti della risposta. Ho pianto almeno tre volte. Ho pensato che mi avrebbero tenuto rinchiuso lì per sempre.

Il 29enne ha affermato che nonostante il terrore provato in quella stanzetta, l’appoggio di una poliziotta che insisteva per lasciarlo andar via lo ha confortato. Quando il cellulare gli è stato restituito, lo staff della campagna si è messo in contatto con lui, offrendosi di andare sul posto per parlare con la polizia. Mateo ha preferito rifiutare per evitare di attirare maggiori sospetti, promettendo di tenerli aggiornati.

Al momento del rilascio Mateo aveva ormai perso due voli. Per un impegno di lavoro ha preso il primo volo per Amsterdam, concludendo così la sua esperienza in Russia. Non è la prima volta che al giovane capita di avere brutte esperienze in aeroporto: come ha spiegato ad alcuni giornalisti, quando va in America la sua nazionalità colombiana lo porta spesso ad essere sotto osservazione più del dovuto.

Un’esperienza comunque positiva

Mateo ha partecipato al progetto grazie al suo migliore amico, coinvolto nell’associazione che ha curato la “missione”:

Non sono un gay effeminato, perciò all’inizio non avevo paura, ma è stato diverso una volta arrivati lì. Quando eravamo impegnati negli scatti, me la stavo facendo sotto dalla paura.

I Russi ci hanno ringraziato per averlo fatto. Anche se le foto non avessero avuto l’attenzione mediatica che hanno avuto, dobbiamo fare quel che possiamo per mostrare che ci importa.

Questo tipo di repressione non c’è solo in Russia. Ne è valsa davvero la pena.

Mondiali, 6 attivisti beffano la polizia russa sul divieto alle bandiere arcobaleno

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