20 anni di Azzurre. “Quelle che… il calcio – Le ragazze del Mondiale” di Milena Bertolini

La lunga strada della Nazionale femminile di calcio: 20 anni di Azzurre raccontati nel libro di Milena Bertolini

È passata poco più di una settimana dall’ultima partita giocata dalle Azzurre al Mondiale. Riguardo una foto della Nazionale che ho postato su Facebook a inizio giugno e mi sembra incredibile che tanto sia cambiato in un mese appena. È davvero così?

I social si stanno riempiendo di pagine e gruppi dedicati alle nostre amate, le scuole calcio raddoppiano il numero di nuove bambine iscritte. Iil negozio della Nike di Corso Vittorio Emanuele a Milano ci dà il benvenuto con una Sara Gama gigante. I giornali iniziano a parlare del calcio giocato e non più solo dell’aspetto esteriore delle Ragazze Mondiali, che per la seconda volta vengono ricevute al Quirinale, dove la capitana ricorda a tutti l’articolo 3 della Costituzione. E quando pronuncia quel «rimuovere gli ostacoli…» mi accorgo di essere in piedi ad applaudire davanti alla televisione, da sola.

Quelle che… il calcio – Le ragazze del Mondiale di Milena Bartolini e Domenico Savino

Un attimo dopo ricevo il libro che Milena Bertolini ha scritto con Domenico Savino, Quelle che… il calcio – Le ragazze del Mondiale, ed è leggendo che diventa evidente come un simile miracolo non si sia potuto compiere in così poco tempo. Il libro è organizzato in brevi capitoli dedicati a queste e ad altre donne, come Federica D’Astolfo, con cui gli autori fanno un salto nel 1999.

Quell’anno per partecipare al Mondiale le azzurre presero ferie o interruppero gli studi, si dovettero lavare da sole magliette già usate dagli uomini e ad avventura terminata parte della diaria fu loro decurtata per non averle restituite. D’Astolfo allora scrisse alla Ministra per le Pari Opportunità per denunciare il trattamento ricevuto e l’allenatore la escluse dalle successive convocazioni.

Eh sì, vent’anni era un secolo fa, come dicono i due autori. Solo dal 2017 i club delle serie superiori hanno l’obbligo di avere una squadra femminile, che significa che buona parte delle nostre ha militato in squadre miste e per giocare (dai 14 anni in avanti) in un team femminile ha vissuto lontano da casa, trascurando in diversi casi studi e affetti (ora alcune sono iscritte all’Università, con una preferenza per la facoltà di Scienze Motorie).

Non può quindi stupire se in generale preferiscono la televisione ai libri, o non si interessano alla politica – ad eccezione di Marchitelli, Linari, Gama, e Girelli che ha a cuore l’ambiente. Nonostante i risultati raggiunti, comunque, nessuna di loro si sente arrivata. Elena Linari dice addirittura «Tra pochi anni non avrò più nulla e dovrò ripartire da zero». Una frase che non sentiremo mai da un uomo con il suo stesso palmares.

La differenza tra calciatrici e calciatori

Perché nessun calciatore si è alzato alle 3 del mattino per mantenersi lavorando in un panificio come faceva Laura Giuliani per allenarsi in Germania. Nessun calciatore, almeno non in Italia, per quanto ne sappiamo, ha lavorato nel recupero crediti come Valentina Cernoia inseguendo parallelamente il suo sogno. E c’è chi questo sogno non credeva di poterselo permettere, come Martina Rosucci che quando fu chiamata nell’Under17 non sapeva nemmeno che questa esistesse.

Da sempre queste atlete (come quelle di tutti gli sport e come tutte le donne, del resto) combattono le implicazioni del sessismo dentro e fuori il campo (e la Federazione), e stando a quanto vediamo persino in questi giorni di esultanza dovranno continuare a farlo. Tutte però sembrano consapevoli del fatto che non è solo questione di equiparare gli stipendi e garantire le dovute tutele, ma si tratta di un cambiamento che dovrà essere innanzitutto culturale, riguardando l’intera società.

Ed è per questo motivo che Bertolini e Savino chiudono con degli accenni a storie altre: quella di Khalida Popal, che ha dovuto lasciare l’Afghanistan dopo aver denunciato le violenze verso le giocatrici, quello delle donne di Zanzibar, considerate pervertite perché scelgono il pallone, quelle saudite, cui è negato andare allo stadio. Ma con la consapevolezza che anche da noi c’è molto da lavorare: ci sono ex calciatori che non accettano di sentir parlare di tattica le donne, giornalisti che non le vogliono come arbitre, tifosi che le tengono lontane dalle prime dieci file della curva.

«Ho avuto una famiglia che ha anticipato i tempi sui diritti», scrive Milena Bertolini. E so che anch’io come tutte devo moltissimo a lei se alla mia prossima fidanzata dirò «Sei bella come la Nazionale del 2019».

Articolo scritto da Chiara Zanini

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