Bergamo Pride, lettera dei seguaci di Adinolfi al sindaco: “No al patrocinio”

I burattinai dell'omofobia organizzata fanno pressioni su Giorgio Gori

Il tema più discusso in merito ai Pride in questo 2018 è di sicuro quello della concessione dei patrocini delle istituzioni pubbliche. Sempre più amministrazioni locali stanno concedendo il proprio supporto formale alla sfilata per la celebrazione del mondo arcobaleno. Purtroppo però a fare rumore sono sempre quei politici che con motivazioni bizzarre vengono a dirci cosa è accettabile e cosa no per affermare la nostra esistenza in una società che ci vorrebbe invisibili. Il sospetto di azioni mirate per far pressione su determinati gruppi o soggetti politici locali ci era già venuta leggendo il vademecum di boicottaggio ai Pride pubblicato da Osservatorio Gender. In seguito abbiamo notato come molte delle scuse adottate da chi ha rifiutato il patrocinio somigliano proprio alle direttive date in quella guida. Gli indizi si fanno quasi una prova ora che i seguaci di Adinolfi hanno preso di mira il Bergamo Pride.

Osservatorio Gender pubblica la guida per boicottare i Pride

Il Coordinamento provinciale bergamasco del Popolo della Famiglia (il partito da 0,6% alle politiche capeggiato da Adinolfi) ha scritto una lettera pubblica al sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Il sindaco era stato candidato del Partito Democratico alle recenti elezioni regionali in Lombardia, sconfitto dal leghista Attilio Fontana. Sì, quello stesso Fontana che sminuisce il ruolo delle donne nelle stanze dei bottoni della politica perché “non s’impegnano” e che in quanto etero non farebbe sfilate per manifestare la sua eterosessualità.

Cosa pretendono i seguaci dell’hater di professione martirizzato da Le Iene? Impedire che il Comune conceda il patrocinio al Bergamo Pride, la cui parata si terrà il 19 maggio, tra le prime in Italia per l’anno 2018. Come c’era scritto nella guida al boicottaggio ai Pride? Se non c’è in amministrazione un politico amico cui far dire no a mezzo stampa perché il Pride è una “manifestazione divisiva“, allora va fatta pressione sui media attraverso una lettera pubblica al politico.

La lettera del Popolo della Famiglia contro il Bergamo Pride

Egregio Signor Sindaco,

abbiamo saputo che è in discussione, presso il Suo ufficio e probabilmente presso qualche assessorato della Sua amministrazione, l’eventualità di concedere alla manifestazione del Gay Pride, prevista a Bergamo nel corso del mese di maggio, il Patrocinio e/o un finanziamento. Il Popolo della Famiglia desidera esporLe la propria più viva contrarierà all’eventuale concessione di patrocinio e/o finanziamento.

La partecipazione o appoggio del Comune di Bergamo sotto qualsiasi forma deve essere concesso a iniziative che supportino visioni costruttive della società, nazionale o locale, come iniziative culturali, formative, di promozione sociale e della famiglia. Il Gay Pride non ricade in nessuna delle specie precedenti; è una iniziativa privata, volta semplicemente a propagandare uno stile di vita distruttivo rispetto ai valori fondanti della Repubblica.

Le ricordiamo che il Gay Pride è sempre stato un’esibizione di nudità, di linguaggio volgare e di cartelli inneggianti ad azioni non propriamente morali ed etiche; azioni che, se espresse da un
singolo cittadino, porterebbero alla sua sanzione per la violazione di più articoli del codice civile e penale.

La ringraziamo per la Sua attenzione, confidiamo nella Sua decisione.

Lobby, falsità e minacce

Partiamo dal fatto che “Gay Pride” è un’espressione quasi scomparsa. Il Pride è oggi di tutti, va in giro per tutta Italia, dà visibilità ad ogni sfumatura del mondo LGBT e ospita anche tantissimi alleati. Ospita soprattutto tante famiglie di ogni tipo, quindi oltre alla cultura, alla parità dei diritti, ai valori del rispetto, c’è tanto di costruttivo. Non siamo noi che vogliamo togliere diritti agli altri: noi costruiamo ponti laddove Adinolfi e quelli come lui li distruggono. Sui valori fondanti della nostra Repubblica consigliamo sempre la lettura dell’articolo 3, quello che parla diffusamente di uguaglianza.

Il Bergamo Pride, come tutti gli altri Pride, vedrà coinvolte così tante persone (che – peraltro – si rivolgono alla collettività) che fa ridere considerarlo iniziativa privata e non pubblica. Notare poi la differenza fra il mondo LGBT e chi lo combatte: ovunque sia stato negato il patrocinio, gli organizzatori hanno risposto alle frasi offensive dicendo che andranno avanti sulla propria strada. Il Popolo della Famiglia sul finale della lettera fa minacce per nulla velate ad un rappresentante delle istituzioni pubbliche: se concedi il patrocinio, troveremo una scusa per andarti a denunciare in sede civile e penale.

Sindaco Gori, non ci deluda: non ceda alla viltà di questi squallidi ricatti.

OndaPride 2018, il calendario aggiornato dei Pride italiani

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