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Billie Jean King contro Martina Navratilova: difende Caster Semenya nella nuova battagli dei sessi

Billie Jean King sostiene la battaglia di Caster Semenya contro la IAAF affinché venga riconosciuta la sua identità di atleta intersex

Non prende posizione direttamente sulla questione delle atlete trans. Ma il sostegno di Billie Jean King a Caster Semenya suona come la miglior risposta alle parole di Martina Navratilova pubblicate sul Sunday Times qualche giorno fa.

L’ex campionessa di tennis, lesbica dichiarata e attivista per i diritti LGBT, ha preso posizione in maniera netta a favore dell’atleta intersex Caster Semenya, nella disputa contro la Federazione Internazionale di Atletica (IAAF).

La mia amica Caster Semenya è inequivocabilmente donna. Costringere le donne con livelli di testosterone naturalmente alti a rinunciare alla proprietà del proprio corpo e a prendere medicine per competere negli sport è barbaro, pericoloso e discriminatorio. Io la sostengo e spero che vinca.

Ad aprile del 2018, la IAAF aveva annunciato l’introduzione di nuove regole, che sarebbero dovute diventare effettive a partire dal 1° novembre, per le competizioni femminili tra i 400 metri e un miglio. Le donne con livelli troppo alti di testosterone (cosiddette “atlete DSD – differenze di sviluppo sessuale“) avrebbero dovuto abbassarli attraverso cure mediche.

Ad opporsi a questa decisione, l’atleta Sudafricana Caster Semenya che si è rivolta alla Corte Arbitrale dello Sport di Losanna, in Svizzera. Con le nuove regole introdotte della IAAF, la campionessa olimpica avrebbe dovuto gareggiare nelle competizioni maschili, o sottoporsi a dei trattamenti ormonali. Nel 2009, dopo la vittoria ai mondiali di atletica, Caster Semenya aveva dovuto fare dei test sui livelli di testosterone (di fatto introdotti per lei): in un primo momento era stata esclusa dalle gare femminili per poi essere reinserita nel 2010. Anche se i risultati dei test non sono mai stati resi pubblici per rispetto della privacy, Caster Semenya è un’atleta intersex (nel suo caso, il termine medico è iperandroginismo).

Secondo i rappresentanti della IAAF, livelli maggiori di testosterone portano ad un «aumento della muscolatura, della forza e dell’emoglobina già durante la pubertà ed è questo che li avvantaggia rispetto alle donne». Jonathan Taylor, avvocato della IAAF, ha dichiarato che «se la Corte di Losanna dovesse dar ragione a Caster Semenya, la Federazione non potrà applicare le nuove regole, allora le atlete DSD e transgender poterebbero dominare i podi e le vittorie nello sport, e le donne con livelli normali di testosterone non avrebbero nessuna chance di vincere». Di fatto le stesse argomentazioni usate da Martina Navratilova.

«Il caso riguarda i diritti di donne come Caster Semenya – ribattono i legali della campionessa sudafricana – che sono nate donne, sono cresciute e hanno socializzato come donne, che sono state riconosciute legalmente come donne per tutta la loro vita, che hanno sempre gareggiato negli sport femminili, e alle quali si deve permettere di gareggiare nelle categorie femminili senza discriminazioni».

La signora Semenya è indiscutibilmente una donna. È un’eroina e un’ispirazione per molte persone in tutto il mondo. Sta combattendo per il suo diritto di gareggiare senza intervento medico. Le donne con differenze nello sviluppo sessuale non sono diverse dalle altre variazioni genetiche che si celebrano nello sport. Il suo dono genetico dovrebbe essere celebrato, non discriminato.

Una disputa che andrà avanti fino al 26 marzo, quando i tre giudici della Corte Arbitrale dello Sport emetteranno la sentenza. Al netto delle questione sportive, la battaglia della Semenya mina le fondamenta del binarsimo di genere, che definisce i sessi solo in base a meri fattori biologici e costringe, chiunque non rientri in questi parametri, a modificare il proprio corpo attraverso cure mediche. Fosse solo per questo, va assolutamente sostenuta.

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La Mile

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