Billie Jean King e la battaglia dei sessi

Illustration by Slug Signorino

Avevamo già parlato di Billie Jean King in un post sul coming out nello sport femminile dipingendola per quello che è: una grande atleta, una femminista e una donna lesbica, attivista per i diritti LGBT.

Il suo match più famoso rimane quello denominato The Battle of the Sexes, che ora diventa un documentario, presentato al Edinburgh Film Festival : l’incontro fu un grande evento mediatico, con più di 30.000 spettatori presenti alla Houston Astrome e circa 50 milioni di telespettatori. Per darvi un’idea, il Centre Court di Wimbledon, può ospitare fino a 18.000 sederi.

Per darvi un’altra idea, il tennis è l’unico sport al mondo in cui le donne percepiscono lo stesso premio degli uomini e dietro a questa uguaglianza c’è questa donna, che fin da piccola ha fatto del tennis un’arma per ottenere traguardi personali e comunitari.
“Everyone’s an influencer. It’s not only what you do on the court – do you realise how you can affect people in your village, in your town, in your country, in this world? You have a platform that very few people will ever have … You hit a tennis ball with a racquet over a little net, and just think what you can do with that, beyond trying to win Wimbledon.” [Ognuno di noi può influenzare le cose. Non è solo questione di ciò che fai in campo – riesci a capire come puoi influire le persone nel tuo paesino, nella tua città, nel tuo Paese, in questo mondo? Hai una piattaforma che poche persone al mondo potranno avere… colpisci una pallina da tennis con una racchetta sopra a una piccola rete, e pensa a cosa puoi fare con questo, oltre a provare a vincere Wimbledon].
Tipo venir premiata nel 2009 con la Medaglia presidenziale della libertà (Presidential Medal of Freedom) per il tuo lavoro per l’uguaglianza, per i diritti civili di tutti.

Il match The Battle of the Sexes vide la King battere (6-4, 6-3, 6-3) il 55enne Bobby Riggs, famoso per i titoli vinti quanto per la sua dipendenza dalle scommesse e per il suo ostentato maschilismo.
Riggs aveva fiutato nel movimento femminista che pervadeva il tennis in quegli anni un bell’affare: proporre alle migliori tenniste del mondo una sfida per dimostrare la superiorità maschile nel tennis… e probabilmente in tutto il resto e guadagnarci qualche soldo. Il suo obbiettivo era la King, che in quegli anni era la bandiera del riscatto del tennis femminile professionistico.
Fu una delle giocatrici che promosse l’open (la federazione tennistica internazionale nel 1968 aprì qualsiasi torneo ai professionisti dotando tutti i tornei di relativi montepremi in denaro); il 23 settembre 1970, insieme ad altre otto tenniste, diede vita al primo tour femminile di tennis (pagate ben 1 dollaro per prenderne parte, con la minaccia di essere sospese dalla US Lawn Tennis Association). Nel 1972, Billie Jean King diede il là quella che sarebbe diventata la Title IXno person in the United States shall, on the basis of sex, be excluded from participation in, be denied the benefits of, or be subjected to discrimination under any education programme or activity receiving federal financial assistance“.
[nessun individuo negli USA deve, per via del suo sesso, essere escluso dalla partecipazione a, essere negato dei benefici di, o essere oggetto di discriminazioni in qualsiasi programma o attività che riceve finanziamenti federali].

Dopo questo, il numero di atlete donne nei colleghe è cresciuto del 622% (senza di lei Santana Lopez non avrebbe potuto nemmeno sognare di fare la Cheerleader professionista). Nel 1973 le tenniste, guidate dalla King, fondarono la Women’s Tennis Association.

Riggs ottenne il primo ok alla sua sfida da Margaret Court: la giocatrice australiana, che all’epoca era la maggior rivale della King e che prendeva le distanze dal movimento femminista, perse in 57 minuti contro il maschione statunitense, in quello che verrà definito il Mother’s Day Massacre (13 maggio ’73).

E così, per riscattare le donne, il tennis e tanto altro, il 20 settembre 1973 la King scende in campo contro Riggs e lo batte: se Riggs disse di giocare in difesa dei giovani uomini che iniziavano ad essere “schiavizzati” dalle donne e per dimostrare che le donne non valevano una cicca, la King giocò per scrivere un pezzo di storia. ‘I wasn’t just playing for myself. This was for everybody.

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2 commenti

  1. Mi sa che alcuni pezzi sono un po’ ripetuti o.O
    Comunque sarebbe stato davvero bello potervi assistere. Ho giocato a tennis per anni, e amo tantissimo questo sport. Quella partita ha segnato un vero punto di svolta e infatti credo che sia l’unico sport che viene dato in tv – anche nei canali principali – senza distinzione di sesso. Meglio comunque di quella pizza delle partite di calcio!
    Anche se personalmente lo stile della King nel gioco non mi piace.

    1. eh si ops c’era un refuso, ora il post è apPOSTo.
      non so se lo stile tennistico della King era bello o no, ma di sicuro questa donna ha fatto qualcosa di importante per la storia, e non solo del tennis

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