Bleeding Love e The Second Closet: contro la violenza su TUTTE le donne

Schermata 2015-11-20 a 10.21.53Provate a cercare “violenza contro le donne” su Google. Il primo risultato dopo Wikipedia, verosimilmente, sarà il progetto D.i.Re, che definisce il tema in questi termini: “La violenza maschile sulle donne assume molteplici forme e modalità, sebbene la violenza fisica sia la più facile da riconoscere. Non esiste un profilo della donna-tipo che subisce violenza. LA VIOLENZA COINVOLGE TUTTE LE DONNE.”

Se dunque non esiste il profilo della donna-tipo che subisce violenza, quante parte hanno in questa storia le donne che si identificano come lesbiche, bisessuali, transgender e queer che subiscono abusi? Quanto si sa o quanto si parla di donne che subiscono violenza da parte di altre donne?

«Si ha la credenza che laddove entrambi i partner della relazione appartengono al cosiddetto “sesso debole” allora la violenza non esiste. All’opposto, ma seguendo la medesima logica, non dovrebbe esistere la violenza nemmeno in una coppia composta da due uomini. – spiega Matteo, rappresentante di Rete Lenford/Avvocatura per i diritti LGBTIInvece è bene uscire da queste semplificazioni, perché le dinamiche di violenza sono le stesse, all’interno di qualunque tipo di relazione
bleeding love
Non è un caso che l’Unione Europea abbia promosso, attraverso il programma Daphne, il progetto Bleeding Love: l’intenzione – e soprattutto la necessità – è quella di indagare e mappare la violenza domestica e d’appuntamento contro donne lesbiche, bisex e trans. Bleeding Love si occupa anche di diffondere informazioni, di sollecitare i legislatori e di fornire adeguati strumenti ad avvocati e a coloro che lavorano in ambito sanitario o amministrativo.

«Rete Lenford e l’Università di Brescia (dove si terrà la conferenza finale del 12 e 13 dicembre, ndr) sono i due partner italiani di Bleeding Love. Quando si tratta di violenza su donne LBT abbiamo una doppia discriminazione. Mentre le discriminazioni nei confronti delle donne sono punibili a norma di legge, e faccio riferimento alla legge Mancino, la parte che riguarda gli orientamenti sessuali e le identità di genere in Italia non è tutelata. Ecco perché la Rete è impegnata su queste tematiche: lo è stata in passato con progetti come Litigious Love, e lo è ancora. Entro fine anno vorremmo realizzare un progetto per studiare, con gli stessi strumenti usati per coppie eterosessuali, le problematiche delle coppie gay.»

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Scatto da The Second Closet

Intanto, sempre grazie a Bleeding Love, è stato creato The Second Closet, un cortometraggio che parla di violenza domestica all’interno di una relazione affettiva fra due donne, per la regia di Sara Luraschi e Stefania Minghini Azzarello.

Come avete iniziato il lavoro sul tema?
«Io e Sara abbiamo scritto insieme soggetto e sceneggiatura. Così ci siamo rese conto che della violenza fra donne si parla pochissimo, mancano quasi del tutto punti di ascolto, indagini, report – spiega Stefania – Per la sceneggiatura, e anche per la parte attoriale, abbiamo fatto una serie di interviste. Anche a livello cinematografico non c’è quasi nessuna rappresentazione. Proprio per questo ci tengo particolarmente, perché la tematica è abbastanza tabù.»

Che tipo di violenza si vede in The Second Closet?
«I fenomeni di violenza hanno varie declinazioni. Il cortometraggio, però, vuole sottolineare che le dinamiche sono universali e prescindono dall’orientamento sessuale. In una relazione fra due donne, forse, c’è uno sforzo in più da fare: contestualizzare, prendere coscienza dei fatti per come sono. Ma non basta, lo sforzo che si compie è anche verso l’esterno.»

Scatto da The Second Closet
Scatto da The Second Closet

Cioè, si deve uscire dall’armadio non una sola volta, ma due, esatto?
«Esatto. A questo fa riferimento il titolo del cortometraggio. In senso metaforico c’è un doppio passaggio da fare. Prima bisogna rendersi consapevoli che si sta subendo un abuso. Dopo ci si decide a denunciarlo, ma la difficoltà sta nel trovare sportelli competenti su questo tema, e soprattutto questo implica dover affermare un certo tipo di orientamento sessuale. Da un punto di vista intimo e personale, è una questione davvero difficile.»
In attesa di vedere il cortometraggio online dal 12 dicembre, vi lascio con queste parole:

Miki e Anne, una narrazione ciclica. Un cerchio nel cerchio: il cerchio stretto di una relazione e il cerchio grande degli altri ai quali non riesci a raccontare. Un dormiveglia che giustifica l’inciampo e la paura, finché non scegli di uscire. Ed esisti.

P.s.
La Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne ricorre il 25 novembre. Sul sito ISTAT sono presenti le percentuali aggiornate al 5 giugno 2015. Ci sono due dati particolarmente interessanti: il primo è la maggiore consapevolezza e la capacità di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle. In parole povere: le donne denunciano più di prima e si rivolgono più di prima a centri antiviolenza e a sportelli. Il dato negativo è che le violenze, seppure in calo, sono più gravi: crescono gli abusi che causano ferite, cresce il numero delle donne che ha temuto per la propria vita.
Foto di The Second Closet tratte da qui.

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