Boris Johnson e la comunità LGBT. Cosa cambia con il nuovo premier britannico?

Il nuovo premier britannico Boris Johnson viene paragonato a Trump, ma le sue politiche LGBT saranno come quelle del presidente USA?

Boris Johnson è il nuovo primo ministro del Regno Unito. La sua promessa è quella di unire il paese e di traghettarlo fuori dall’Unione Europea. Tuttavia, in questi giorni la comunità LGBT britannica si sta interrogando su quali saranno le politiche del nuovo premier, da molti già definito il Trump inglese.

In passato, il nuovo inquilino di Downing Street 10 si è distinto per una serie di commenti offensivi nei confronti delle donne, delle minoranze etniche e della comunità LGBT. Nelle sue decisioni politiche, però, Johnson si è sempre detto a favore delle persone LGBT, sostenendo prima le civil partnership e dal 2010 il matrimonio egualitario.

I commenti sessisti

La carriera di Johnson è iniziata negli anni ’90 come giornalista sulle pagine del Telegraph e The Spectator, nel 2008 è stato eletto sindaco di Londra e nel 2016 ha rivestito la carica di Ministro degli Esteri nel Governo di Theresa May. I suoi commenti sulle donne sono stati spesso sessisti. Come quando durante la campagna elettorale del 2005, promise: «Votare Tory farà sì che tua moglie abbia il seno più grande». Oppure nel 2012, in occasione delle Olimpiadi di Londra, Johnson (allora primo cittadino) raccontò la «fantastica» esperienza nel vedere «donne seminude che giocano a beach volley… luccicano come lontre bagnate».

Boris Johnson e la comunità LGBT

Allo stesso modo, le battute di Johnson sulla comunità LGBT sono state tutt’altro che friendly. In un commento sul Telegraph, si lamentava dei tentativi di aumentare l’uguaglianza per le persone gay alla BBC. «Deve essere una parodia. Ho in mano una rivista di qualcosa chiamato Unità Risorse Pari Opportunità della BBC. C’erano lettere di gay che chiedevano dei diritti per i loro “partner” e una pensione dalla BBC».

Nel 2001, nel suo libro “Friends, Voters, Countrymen,” Johnson paragonò il matrimonio egualitario alla possibilità per un uomo di sposare un animale: «Se il matrimonio gay fosse OK – ed io non ne sono affatto sicuro – allora non vedo perché non sia possibile formare un’unione tra tre uomini, o anche con due donne, o tra un uomo e un cane».

È vero, tutti possono cambiare idea. E pare che il nuovo premier britannico l’abbia fatto. Ma le questioni da risolvere rispetto alla comunità LGBT sono tante. La prima è sicuramente la riforma del Gender Recognition Act, la legge che consente la riassegnazione del sesso per le persone trans. Poi c’è la collaborazione con l’Unione Europea rispetto alla PReP, la pillola di prevenzione per l’HIV. L’Unione Europea stanzia circa 330milioni di euro per la ricerca contro l’HIV, e la Gran Bretagna è il principale finanziatore. Cosa cambierà ora con la Brexit?

Infine, la questione dei rifugiati LGBT. Le regole per la richiesta di asilo politico per i rifugiati LGBT sono complicate, le procedure lunghissime e spesso umilianti. Molti dei richiedenti asilo già vivono e lavorano in Gran Bretagna, in attesa di avere una risposta. Queste sono solo alcune delle questioni che Johnson dovrà affrontare nei prossimi mesi rispetto alle tematiche LGBT. Staremo a vedere cosa succederà.

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