Cina, censura di Stato sui contenuti LGBT online, la protesta: #IAmGay

Il social network cinese Weibo rimuove foto, grafiche e testi a tema LGBT

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La più popolare piattaforma cinese di microblogging, il simil-Twitter Weibo, ha iniziato a rimuovere dallo scorso venerdì tutti i contenuti (foto, disegni, grafiche, testi) a tema LGBT. La censura è stata accolta con shock da tante persone, perlopiù omosessuali, che hanno così deciso di lanciare l’hashtag #IAmGay. Il grido d’aiuto per la costrizione a restare nell’ombra, condannati all’invisibilità, è entrato fra le tendenze del social network cinese. Centinaia di migliaia le persone che hanno utilizzato l’hashtag di protesta.

Uno dei messaggi con l’hashtag #IAmGay riportava:

Sono gay e ne sono orgoglioso, anche se mi censurate ce ne sono decine di milioni come me!

I post più condivisi sono stati bloccati da Weibo con il messaggio che segnala “contenuto illegale”.

#IAmGay, il grido dei gay cinesi contro la censura

Weibo sta operando come il braccio armato della censura di Stato del governo in Cina. Lo scorso anno la piattaforma era già stata criticata dalla comunità LGBT cinese per aver rimosso i video in cui figuravano coppie omosessuali. La censura era partita poco dopo l’annuncio delle autorità cinesi di voler bandire i contenuti LGBT dalla Rete, entrata in vigore lo scorso luglio. Bollati come rappresentazione di relazioni “anomale”, erano stati cancellati non solo i contenuti sessualmente espliciti, ma anche quelli più “tranquilli”, adatti a tutte le età. Pur di non concedere visibilità ai gay del Paese, la stessa sorte era capitata anche ai video dov’erano ritratti in senso negativo.

Con la nuova legge sulla sicurezza online che impone una sorveglianza ancora più rigida dei contenuti pubblicati su internet, Weibo ha quindi agito. 56.243 contenuti eliminati, ban per centinaia di utenti, 62 “topic” (argomenti) volatilizzati per violazione degli standard. Come accaduto per le proteste delle donne contro le molestie sessuali, il governo tramite i suoi lunghi tentacoli ha mosso le sue pedine e ribadito quali sono i cittadini di seconda classe. Contro il bavaglio del regime, #IAmGay resta il grido strozzato di una libertà ormai declassata a miraggio.

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