Cina, il Governo censura il #MeToo, le donne denunciano con gli emoji

Metodi geniali a breve termine per aggirare i controlli su Internet

Il movimento #MeToo ha scoperchiato in Occidente il vaso di Pandora delle molestie sessuali che vedono perlopiù (ma non certo esclusivamente) protagoniste le donne in veste di vittime del maschilismo. Cosa succede però nella prima potenza economica mondiale, la Cina, dove da 20 anni il Governo sorveglia e censura il web?

Secondo uno studio dell’Università di Hong Kong l’80% delle donne cinesi è stata vittima di molestie sul luogo del lavoro. Influenzata dall’eco mediatica del movimento #MeToo, la ricercatrice universitaria Luo Xixi, cinese residente negli Stati Uniti, ha denunciato pubblicamente Chen Xiaowu, un famoso professore della Beihang University di Pechino:

Ha tentato di saltarmi addosso in una stanza con la porta chiusa. Tutti gli anni in cui lui è stato il mio supervisore al dottorato, sono stati un incubo.

Dopo lo sfogo su Weibo, un social simil-Twitter molto popolare in Cina, altre donne hanno raccontato esperienze simili con lo stesso accademico, e Xiaowu si è visto recapitare la lettera di licenziamento. Nel post Xixi aveva lanciato l’hashtag #我也是 , traslitterabile in #WoYeShi: #MeToo in cinese mandarino. In un solo giorno le visualizzazioni erano già ben oltre i tre milioni e l’hashtag ha iniziato a dilagare.

L’effetto del #MeToo, già dirompente nelle democrazie occidentali, ha iniziato in pochissimo tempo ad impensierire il Partito Comunista Cinese. Troppo radicato il maschilismo nella società e decisamente alte le probabilità che prima o poi le donne vittime di molestie e/o violenze avrebbero potuto mettere nei guai qualche esponente politico. Ai media è stato così imposto di non calcare la mano nella copertura di queste denunce e sul web l’hashtag ha subito il ban come già accade per tutti i trend sui diritti umani. In Cina non è ad esempio possibile svolgere ricerche in Rete sulla democrazia.

Il movimento #MeToo contro la censura lancia #🍚🐰

L’ingegno dei cinesi però non conosce limiti. Per la fruizione del web in forma passiva (come la classica navigazione) si aggirano le censure utilizzando Tor, un sistema di comunicazione anonima per Internet che garantisce l’anonimato. Per i social media e la messaggistica (Weibo e WeChat i più amati nel Paese) vengono spesso sfruttate le ambiguità linguistiche per lanciare hashtag bizzarri che sostituiscono quelli già censurati.

Il cinese mandarino è una lingua tonale che in forma scritta è pittografica. Giocare con le differenti intonazioni porta suoni simili ad assumere significati molto diversi fra loro. Un escamotage linguistico per far sì che chi voglia intendere, alla fine, intenderà. Come hanno fatto le donne cinesi a continuare a diffondere le denunce contro i propri aguzzini? Con una ciotola di riso e un coniglietto. Ma perché #MeToo è diventato un hashtag con gli emoji #🍚🐰?

Riso, l’alimento principe della cucina cinese, è traslitterabile con la sillaba “Mi”. Coniglio lo è con “Tu”. Riso + coniglio = Mi Tu (#米兔) = #MeToo (#我也是). Un colpo di genio dritto contro l’indifferenza degli uomini cinesi verso il tema delle molestie. Se è vero che la legislazione nazionale ha reso le molestie un reato a partire dall’anno 2005, è anche vero che non è mai stato definito cos’è considerabile molestia. La situazione di ambiguità ha scoraggiato molte donne dalla denuncia per l’alta improbabilità di vedere le proprie ragioni riconosciute in tribunale.

La censura colpisce ancora

Non appena le ciotole di riso e le faccine di coniglio hanno iniziato a spopolare, i censori cinesi sono intervenuti per censurare anche questo nuovo hashtag su Weibo e WeChat. In passato era accaduto lo stesso con la popolare parolaccia 肏你妈/操你媽 (cào nǐ mā; identica nel significato al “motherfucker” americano), censurata dal regime e trasformata in meme supervirali sulla caonima, una razza di alpaca del deserto Gobi. La genialità delle donne cinesi perde un’altra battaglia contro l’invincibile censura di Stato, ma difficilmente si rassegnerà.

Share Button

Articoli correlati

Un commento

  1. Questa è la testimonianza di come noi donne siamo vittime del maschio. Vuole dominarci, gli uomini vogliono comandare noi e il mondo. Io categoricamente dico NO! Sono solidale con tutte le donne vittime della brutalità maschile. Purtroppo ci sono anche tante donne contro le donne e questo fa ancora più male. Dovremmo coalizzarci invece di esserci ostili. Il sesso forte dobbiamo essere noi tutte. Io sono a favore di tutte le donne, sia delle ribelli che delle vittime. Donne cinesi, forza, siamo con voi! A tutti gli uomini prevaricatori auguro impotenza e anoressia sessuale a vita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Adblock Detected

Senza pubblicità LezPop non può sopravvivere. Per favore, disabilita il tuo adblocker. Grazie!