I classici lesbici del cinema: Cuori nel deserto

Nell'arido deserto bagnato dalla pioggia esplode la passione fra due donne

La community di LezPop

L’importanza di vedersi rappresentati nella cultura di massa per una minoranza è un dato di fatto; lo è a maggior ragione per la comunità LGBT. Rispetto ad altre identità che possediamo, quella di natura sessuale è tra quelle che percepiamo più tardi, spesso aiutata da fattori esterni. Guardando un nostro simile sullo schermo scopriamo o confermiamo ciò che ribolle dentro di noi. Per le nuove generazioni internet, la televisione (soprattutto i telefilm d’oltreoceano) e un po’ meno spesso il cinema, sono tutte fonti da cui è possibile attingere per avere accesso a storie e personaggi queer. Negli ultimi 15 anni sono entrati nella cultura di massa gay, lesbiche, bisex, transgender e intersex di finzione in numero variabile ma certo non trascurabile.

Le generazioni più adulte ricorderanno però bene il vuoto di rappresentazione prima del boom di internet e prima che Ellen facesse coming out come lesbica in prima serata. In TV eravamo comparse saltuarie e spesso destinate a una brutta fine. C’era qualcosa in più sul fronte del cinema, ma anche lì non è che i personaggi arcobaleno facessero una bella vita o si vedessero così spesso. Per donne lesbiche e bisessuali poi il destino dei personaggi era quasi sempre:

  • ritorno con un uomo con scomparsa repentina delle pulsioni omosessuali (spesso con gravidanza annessa);
  • la follia e/o l’alcolismo con invecchiamento da stronze malefiche e predatrici;
  • la morte (che almeno non distruggeva l’empatia verso il personaggio).

Qualcosa si salvava? Sì. In qualche oscuro negozio di noleggio, in qualche videoteca ben fornita o in una saletta cinematografica fuorimano qualcosa da vedere c’era. In un secondo momento a darci una mano è stato il diffondersi della pay-TV con un palinsesto di canali di cinema da riempire. Poi è arrivata la linea ADSL e la pirateria, ma questa è un’altra storia. Sta di fatto che quando ci capitava sottomano una videocassetta con un film a tema lesbico, il grande rischio era distruggere il nastro. Fame di rappresentazione.

Tra i vecchi film da riscoprire (e magari da far conoscere per memoria storica alle più giovani) ve ne sono diversi che – per quanto datati – ancora ci fanno salire la pressione a mille. Iniziamo a riscoprirli insieme partendo da Cuori nel deserto.

Cuori nel deserto

Cuori nel deserto (Desert Hearts) uscì nelle sale americane nel 1985, dopo sei anni di gestazione. Tratto dal romanzo Desert of the Heart di Jane Rule, il merito di aver realizzato una pellicola su una storia lesbica dove si vedeva finalmente un finale positivo e delle scene passionali, è quasi tutto di Donna Deitch. La regista debuttante riuscì a racimolare ben 1,5 milioni di dollari per coprire i costi di produzione con borse di studio, premi in denaro e investimenti di lesbiche, femministe e gay di molte città americane. La raccolta fondi durò quattro anni, con continui aggiornamenti agli investitori sullo sviluppo della produzione. Kickstarter prima che fosse inventato Kickstarter!

A San Francisco lo vendevo come politico. A New York come arte. A Los Angeles li convincevo che sarebbe stato un successo al botteghino.

Non era stato facile trovare attrici poiché molte temevano per la propria carriera. La prima ad essere ingaggiata del cast fu la debuttante Patricia Charbonneau (Cay). Fra le attrici provinate accanto a Patricia, fu scelta Helen Shaver (Vivian Bell) per la chimica immediata con la futura compagna di set. Entrambe firmarono un contratto dove si escludeva l’uso di controfigure per le scene d’amore e di nudo. La mancanza di fondi impose un ritmo serrato di soli 31 giorni di ripresa, sufficienti anche per non lasciare intravedere la gravidanza in corso della Charbonneau.

I distributori della Samuel Goldwyn chiesero il taglio della scena d’amore delle protagoniste. La Deitch, lesbica testarda e coraggiosa, vinse il braccio di ferro e portò il sesso lesbico nelle sale mainstream americane. Gli amici e gli agenti delle due attrici cercarono fino all’ultimo di convincerle a tirarsi indietro per non compromettere le loro carriere. Ancora oggi nessuna delle due si è mai detta pentita della scelta fatta all’epoca. Il film nelle sale incassò 2,5 milioni e 1,1 milioni arrivarono dal noleggio. La giuria del Sundance premiò il film, il festival di Locarno assegnò un riconoscimento a Helen Shaver.

Il film ebbe ed ha anche fan eccellenti. La leggendaria Greta Garbo si complimentò con Helen Shaver e chiese di incontrarla, ma per problemi di salute si accontentò di parlarle al telefono. La modella Gia Carangi era ossessionata dal personaggio di Cay e lo imitava nel privato. La sociologa femminista Camille Paglia continuò a scrivere nel corso degli anni i suoi apprezzamenti al film. L’attrice Jane Lynch ha ammesso di averlo visto più di 50 volte.

Nell’aprile 2016 Donna Deitch ha dichiarato che stava raccogliendo fondi per un sequel di Cuori nel deserto, ambientato a New York negli anni dell’esplosione del movimento femminista. Chissà se il progetto è naufragato o segretamente si sta sviluppando, come fu per l’originale…

La trama

Reno (USA), Anno Domini 1959. Una professoressa universitaria 35enne bella come il sole e più in crisi esistenziale di qualsiasi protagonista tradita di un film di Muccino, giunge nel deserto del Nevada per ottenere un rapido divorzio dal marito, professore anche lui. Non scopriamo le ragioni che l’hanno portata a voler interrompere il matrimonio, che intuiamo essere stato uno di quelli così noiosi da poterli affrontare solo sotto l’effetto di acidi. Per ottenere l’agognato pezzo di carta dovrà prima risiedere per sei settimane piene nello Stato senza poter oltrepassare il confine. Da una prigione matrimoniale ad una prigione a cielo aperto.

Desert Hearts - Cuori nel deserto

Nel residence dove Vivian Bell va a soggiornare ci sono altre donne che come lei trascorrono il periodo in attesa del divorzio. Il posto è gestito dalla proprietaria del ranch, Frances Parker, felice di avere una signora raffinata di New York in aggiunta alle zoticone abituali. La donna è legata morbosamente ai due figli del defunto compagno, da lei cresciuti come fossero i suoi. In particolare è attaccata come una cozza allo scoglio alla ragazza, Cay, una gnocca da paura che la metà basta.

La 25enne Cay però ha anche altre qualità. Oltre al noioso lavoro al casinò, è anche una scultrice e un’abile seduttrice di belle figliole. Ahinoi ha anche un ex che proprio non si arrende al fatto che la giovincella sia una fine degustatrice di patate novelle. Nonostante le continue intromissioni esterne, pian piano Cay riesce ad uscire sempre più spesso con Vivian, la quale se ne frega altamente dei mormorii della gente del luogo… perlomeno finché l’amicizia con Cay resta su un piano puramente platonico.

La migliore amica di Cay, la collega di lavoro Silver, invita tutti alla sua festa di fidanzamento. Vivian per quieto vivere vorrebbe evitare di esporsi andandoci, ma alla fine cede alla richiesta lesbodrammatica di Cay. Sulla strada del ritorno la ragazza porta la professoressa al lago Tahoe, al confine con la California, dove avviene il primo emozionante bacio in auto durante un nubifragio.

Cuori nel deserto - il bacio

Tutto intorno a loro è bagnato e forse non solo per la pioggia. Oltre non si spingono, un po’ per via del divieto di attraversare il confine geografico (la storia del divorzio in Nevada) e un po’ perché Vivian non è ancora psicologicamente pronta a farle attraversare quello del suo intimo. Al ritorno le attenderà una scenata vaiassa da antologia: tutti credono che abbiano quagliato, perciò Frances caccia Vivian dal suo residence. Roba che a ‘sto punto dispiaceva che non avessero fatto roba anche perché comunque la cattiva reputazione l’avevano acquisita. Cay abbandona la madre putativa per ripicca e qui parte una hola delle cinespettatrici lesbiche dalle Alpi alle Piramidi e dal Manzanarre al Reno.

Vivian si tiene lontana dai guai barricandosi dentro una stanza d’hotel senza più contatti con il mondo. Cay va a trovarla e viene ripetutamente invitata a togliere il disturbo, fin quando non riesce a prendere la situazione in mano (in tutti i sensi) piazzandosi dentro il letto visibilmente ignuda. Tanta tanta tanta roba l’attrice, Patricia Charbonneau. Gloriosi minuti di sesso patinato e parte spontaneamente in chi guarda il film il ritornello di Gimme More di Britney Spears.

Vivian inizia ad avere molti dubbi sul futuro fra lei e Cay fuori dalle quattro fortunatissime pareti della stanzetta in hotel. Lei, dopotutto, è una rispettabile professoressa della Columbia University. A 35 anni. Roba che oggi in Italia sarebbe ancora a fare supplenze da precaria sottopagata nelle scuole private per salire in graduatoria. Chiudiamo la parentesi di storia contemporanea e assicuriamo che in America non sarebbe catalogato come fantascienza.

Il finale

Super-spoiler. Proseguire con cautela.

Al matrimonio di Silver, Cay riesce a recuperare in parte il rapporto con la matrigna, cercando di farle capire che non c’è differenza fra l’amore di Frances per suo padre Glenn (“chiacchierato” dalla gente perché lui era sposato) e quello che lei prova per Vivian.

Vivian ottiene il divorzio e si prepara a tornare a New York, Cay è addolorata perché Vivian non può tornare a trovarla prima di Natale. La prof d’inglese dei sogni, dopo aver assaggiato il frutto proibito si è lasciata pervadere dallo spirito golosone che scaccia via i fantasmi della repressione. Adesso è lei che chiede a Cay di seguirla a New York. La ragazza rifiuta, nella Grande Mela si sentirebbe un pesce lesbico fuor d’acqua. Con molta insistenza Vivian la convince a salire sul treno con lei almeno fino alla stazione successiva. Il film si chiude con una speranza che è quasi certezza: in quei 40 minuti di viaggio fino alla prima tappa, non solo Cay si lascerà convincere a proseguire fino a New York, ma si beccherà una multa dal controllore per non aver fatto il biglietto e avrà pianificato convivenza, bar tour dei locali lesbici clandestini e adozione di 3 gatti con la bella Vivian. SIPARIO.

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Vincenza

Apostata, iconoclasta, adoratrice di sneakers, seriamente affetta da sindrome di Stendhal acuta in presenza di ogni filmato pre-1927, cultrice di Karen Walker e fedele consumatrice di banda larga con un debole per i classici della letteratura. Difetti a parte, una persona normale. Forse.

ommenti

  1. meraviglioso riassunto del film lesbico più bello che abbia mai visto. E’ stato questo, in una seconda serata alla tele di tanti anni fa, che mi ha letteralmente ghiacciato il sangue e messo completamente a nudo.
    E’ stato bello da fare paura, infatti ho dovuto aspettare tanti altri anni per trovare il coraggio di venire allo scoperto e vivere finalmente come si deve…grazie grazie grazie!

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