Coming Out Day. Il Viminale censura la campagna di Polis Aperta

La campagna per il Coming Out Day di Polis Aperta, associazione LGBT che rappresenta gli appartenenti a forze di polizia, è stata censurata dal Viminale

Oggi è il Coming Out Day, la giornata in cui la comunità LGBT+ rivendica l’importanza di dichiarare il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere. Come succede in tutto il mondo, in  occasione del Coming Out Day tantissime associazioni lanciano campagne di sensibilizzazione sui temi legati alla comunità LGBT+.

In Italia purtroppo non tutte ottengono lo stesso trattamento, soprattutto quando in ballo ci sono le istituzioni. È il caso della campagna di Polis Aperta, associazione Lgbti di appartenenti a forze di polizia e forze armate, a supporto del coming out sul luogo di lavoro.

Secondo quanto dichiarato a Repubblica dal presidente di Polis Aperta, Gabriele Guglielmo, l’associazione (pur non essendo obbligata a farlo) «ha chiesto formale autorizzazione all’utilizzo dei simboli della polizia di Stato in una campagna di comunicazione web per l’esplicita libertà di orientamento sessuale».

Ieri è arrivata la risposta via mail. «Un non meglio precisato funzionario del ministero, autorizzava una sola delle tre fotografie proposte per la campagna. Le due scartate sono peraltro assolutamente discrete, semplicemente rappresentavano coppie di poliziotti e poliziotte omosessuali».

Senza dare spiegazione alcuna, e senza che venisse precisato il nome del funzionario incaricato a mandare la risposta, dal Viminale è arrivato un secco no per delle immagini che, di fatto, non rappresentano niente di eclatante. «Una delle due immagini vietate dal ministero raffigura una scrivania, con posata sopra in cornice la fotografia di due poliziotte in borghese, abbracciate […] La seconda immagine immortala un notebook aperto, sul cui schermo si vedono sorridenti un poliziotto in borghese e il suo compagno, uno a fianco all’altro».

Inoltre, ad essere vietata è l’immagine che da anni rappresenta Polis Aperta: la copertina del libro  Non chiedere, non dire? Vite di gay in divisa di Giulio Russo. Nel frattempo sui social la campagna dell’associazione prosegue con gli scatti dei rappresentanti delle forze dell’ordine che non hanno nessuna intenzione di nascondere il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere,  perché chi ama liberamente è libero di amare anche il proprio lavoro.

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