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Daniela Tomasino, la prima donna candidata alla presidenza di Arcigay: «I diritti non si mendicano, si esigono»

Se eletta Daniela Tomasino sarebbe la prima donna alla guida di Arcigay. L'abbiamo intervistata per conoscere meglio le sue posizioni su diritti, donne e movimento LGBT+

Dal 16 al 18 novembre a Torino, si terrà il sedicesimo congresso nazionale di Arcigay. Tra le candidature alla presidenza c’è anche anche una donna. Si chiama Daniela Tomasino e vive a Palermo, la città dove nacque, nel 1980, la prima sede della più importante associazione LGBT+ italiana.

Ex presidente di Arcigay della città e attualmente componente del direttivo del coordinamento Palermo Pride e di Arcigay Palermo, insieme ad Alberto Nicolini, presidente di Arcigay Reggio Emilia (candidato come segretario), Daniela Tomasino presenta la mozione “Il nostro orgoglio, a voce alta” che sfiderà quella del segretario uscente Gabriele Piazzoni e di Luciano Lopopolo. Se dovesse vincere, Daniela Tomasino sarebbe la prima donna a guidare la principale associazione LGBT+ del nostro paese.

Sono passati quasi 40 anni dalla nascita di Arcigay, perché la candidatura di una donna alla presidenza arriva solo ora?
In realtà, dovrebbe essere normale che una donna lesbica possa diventare presidente di Arcigay. Ma c’è il famoso soffitto di cristallo, in quanto donna ce l’hai sopra la testa e non te ne rendi conto fino a quando non decidi di romperlo. Le donne lesbiche, bisessuali, trans all’interno dell’associazione sono tante e sono importanti. Rappresentano la nostra ricchezza.

Quindi Arcigay non è esclusivamente maschile?
Arcigay è un’associazione composta da tantissime persone, non solo da maschi gay cisgender. La nostra forza è proprio questa. Ma dobbiamo imparare ad ascoltare tutti, anche chi ha delle posizioni diverse dalle nostre. Penso alle persone che non si identificano in un genere o nell’altro, e mi chiedo “qual è la difficoltà nel riconoscere una persona non binaria?” Può sembrare un paradosso, ma all’interno dello stesso movimento LGBT+ c’è ancora tanta diffidenza nei confronti delle differenze. Il nostro scopo, invece, è dare voce a tutti.

La tua candidatura arriva in un periodo storico molto delicato, con una presenza sempre più massiccia di forze omofobe e illiberali appoggiate dai partiti di maggioranza. Penso a Lorenzo Fontana, il ministro della Famiglia, che il giorno stesso della nomina ha dichiarato «le famiglie gay non esistono». Di cosa ha bisogno in questo momento il movimento LGBT+ italiano?
Abbiamo di fronte delle sfide durissime e per questo dobbiamo essere più forti e più uniti. Arcigay, in quanto associazione principale, deve condividere i propri obiettivi con le altre realtà del movimento. Per questo abbiamo scelto di presentare una mozione partecipata. La bozza del programma è stata diffusa prima via social, chiedendo a tutti, non solo ai tesserati, di contribuire con le proprie idee. Se la nostra mozione vincerà, tra le prime cose che faremo sarà creare una piattaforma condivisa con le altre associazioni LGBT+.

Rispetto ai movimenti femministi?
Dobbiamo essere tutti grati al femminismo. Dal femminismo abbiamo mutuato le nostre pratiche di lotta. Penso che anche il separatismo sia importante. Ci sono momenti in cui hai la necessità di confrontarti con persone che hanno esperienze simili alla tua. In quanto donna cisgneder lesbica ho bisogno di ritrovarmi con le mie simili. Al tempo stesso, faccio parte della comunità LGBT+ e ho bisogno di confrontarmi con tutti. Senza confronto non si cresce. Per questo, vogliamo creare alleanze con i movimenti femministi, tranne che con quelli che si sono lasciati corrompere dalle posizioni intolleranti delle TERF (acronimo per Trans-Exclusionary Radical Feminist, ovvero femminista radicale che esclude le persone transessuali – ndr).

In termini pratici quali sono gli obiettivi della mozione “Il nostro orgoglio, a voce alta”?
Vogliamo arrivare al matrimonio egualitario, ma non solo. Intendiamo riformare il diritto di famiglia, affinché diventi il “diritto delle famiglie”, accogliendo anche modelli differenti per chi intende vivere la propria vita affettiva e sessuale con altre forme e libertà. Puntiamo alla totale depatologizzazione della transessualità, e vogliamo portare al centro del dibattito le questioni dei migranti. Noi a Palermo abbiamo un servizio di supporto per i migranti LGBT+, ascoltiamo le loro storie e vogliamo che vengono ascoltate da tutti. Si tratta di diritti fondamentali, ora più che mai bisogna alzare la voce, perché i diritti non si mendicano, si esigono.

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La Mile

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