Delia Vaccarello. “Le principesse azzurre” e “L’amore secondo noi”

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Non hanno bisogno di presentazioni, sono state purtroppo tutte ritirare dal commercio (ma in biblioteca e all’usato si possono reperire) e per un certo numero di anni sono stati un faro luminoso nel mondo della narrativa italiana a tematica lesbica. Sto parlando di loro, “Le principesse azzurre”Sette volumetti sfornati al ritmo di uno all’anno dalla volenterosa Mondadori e a cura di Delia Vaccarello, giornalista e attivista lesbica che da anni, tra le altre cose, tiene la pagina “Liberi tutti” su L’Unità, in cui riflette sulla vita della comunità LGBT ai tempi della mancanza di diritti.

I volumetti li ho diligentemente comprati per anni (hanno campeggiato misteriosamente nella libreria della mia stanza senza che i miei genitori ci facessero caso), ma, ve lo confesso, non li ho mai trovati superlativi. Era interessante leggere dei racconti che proponessero tante storie a tematica lesbica, quando trovare cose simili subito disponibili in libreria era peggio che andar di notte.

Mi faceva proverbialmente sentire meno sola, mi davano un’idea di quale fosse il vasto mondo lesbico che a me, ai tempi, sembrava lontano e irraggiungibile. Non so come avvenisse la selezione, che comprendeva sia autrici affermate che esordienti, ma pochi racconti mi sono rimasti nel cuore (alcuni, i più sperimentali li ho proprio abbandonati), tuttavia amavo molto i fumetti che di tanto in tanto vi venivano infilati.

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Uno in particolare mi è rimasto impresso negli anni: quello di una ragazza che entra in un locale per la prima volta e si sente sperduta in un mondo che pare proprio non volersela filare. Incontra per caso un’altra giovine che ci parla in tranquillità e si dice spaventata e sperduta quanto lei, e la cosa fa sentire la protagonista molto meno stupida. Almeno fino al momento in cui scopre l’altra immersa in una gustosa pomiciata fuori dal locale. Il senso di isolamento diventa allora enorme: quindi lei e solo lei è incapace di rapportarsi col magggico mondo LGBT (poi veniamo a sapere che anni dopo costei è felicemente piena di amiche lesbiche, amori e pomiciamenti eh). Allora, goffa e senza molta fiducia, mi riconobbi molto.

Oltre alle “Principesse azzurre” la Vaccarello pubblicò sempre con Mondadori due volumetti, “L’amore secondo noi” e “Sciò” che ne è la versione a fumetti (by Giulia Argnani). Mentre le “Principesse azzurre” sono pane per un pubblico più adulto (mi è anche sorto il dubbio col passare degli anni che forse è proprio per quello che non mi piacquero la stragrande maggioranza dei racconti all’epoca), questi due sono adatti ad un pubblico di adolescenti o giovanissime. Sono storie vere, raccolte dalla Vaccarello, di ragazzi e ragazze che cercano di far luce sulla propria sessualità in un ginepraio di adulti autoritari, intolleranza, omofobia interiorizzata, ma anche meraviglia, amicizia, amore e curiosità.

Ci sono le due ragazze innamorate, (solo che una tenta in ogni modo di convincersi di essere etero), il ragazzo etero che si innamora follemente di una bisex e per la prima volta viene a contatto col mondo gay. C’è la grande amicizia, quasi amore, tra un ragazzo gay di origine iraniana e la migliore amica, il ragazzo transgender che si innamora del suo compagno di classe e sogna tutte le notti di vivere in un corpo diverso. Libri diversi per età diverse, ma davvero, se leggete questo post e avete al massimo 18 anni e vi sentite sole o confuse o piene di dubbi, entrate in una biblioteca (ahimè son fuori commercio pure questi) e cercate “L’amore secondo noi” (no, non ci sono inquietanti sottotitoli rossi con scritto: storie gaye di adolescenti gay).

Non ve ne pentirete.

Della stessa autrice, esistono a tematica, i romanzi “Quando si ama si deve partire”, “Evviva la neve” e il saggio “Gli svergognati”.

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3 commenti

  1. Chi si sta strappando i capelli (?) sappia che io questi testi li ho trovati tutti tranquillamente in biblioteca quindi non andranno completamete perduti. Perseverate nella ricerca…

  2. In compenso le “Principesse azzurre” un sottotitolo l’hanno: racconti d’amore e di vita di donne tra donne… diciamoci la verità, vista la media dei racconti la figuraccia non è valsa il gioco -ma la faccia della bibliotecaria sì. :D

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