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Delitto di Elisa Pomarelli. Quanto è difficile parlare di donne che non amano gli uomini

La tragica morte di Elisa Pomarelli, per mano del suo migliore amico, ci mette tutte in discussione: anche noi donne che preferiamo altre donne

Con gli ultimi scampoli d’estate, la cronaca nera ci ha offerto l’ennesimo caso di femminicidio di cui parlare (spesso a sproposito). Il tutto si è consumato in  provincia di Piacenza, quella provincia italiana ordinata, fatta di piccoli paesini, colline… e pollai. Come quello dove Massimo Sebastiani ha strangolato la sua amica Elisa Pomarelli, per poi nasconderne il corpo e darsi alla macchia per due settimane.

Alla fine la confessione «Ero ossessionato da lei» e l’indicazione agli inquirenti della fossa dove aveva nascosto il cadavere. Nel giro di poche ore, articoli e commenti hanno riempito media e social. In alcuni casi in maniera vergognosa. Basti pensare al titolo de Il Giornale, che definisce Sebastiani come il «gigante buono» (dove di buono immagino ci ci sia solo lo stipendio del giornalista che ha dovuto scrivere una tale aberrazione per portare avanti le teorie misogine-reazionarie del quotidiano diretto da Sallusti).

L’orientamento sessuale di Elisa Pomarelli

A seguire è scoppiata una bagarre all’interno del movimento LGBT+, per un articolo pubblicato dal Corriere e scritto a quattro mani da Elena Tebano e Martina Pennisi, nel quale vengono riportate le dichiarazioni di un’amica comune di Elisa e Massimo: «Non è mai stata innamorata di lui, lo so per certo, e gliel’ha anche detto chiaro. Gli ha detto che provava interesse solo per le donne». Un articolo che mette in discussione ciò che tutti danno sempre per scontato quando si parla di femminicidio: l’eterosessualità.

Nell’articolo in questione, però, non viene mai usata la parola «lesbica». Antonella Garofalo lo sottolinea in un post su Facebook, poi riportato dal sito Gaynews: «C’è un rimosso per me insopportabile. Lesbica. Elisa era lesbica. Questa parola non la troverete praticamente in nessuna notizia. Sparisce perfino in articoli che ci tengono a sottolinearlo, diventando “che amava le donne”. Non ci lasciate esistere nemmeno da morte». In un contesto, come quello italiano, dove l’identità lesbica è quasi del tutto invisibile (o comunque sempre molto poco, e male, rappresentata), non utilizzare quella parola rappresenta l’ennesima negazione.

Nel momento in cui stiamo parlando di una donna che è stata uccisa, però, dovremmo fare un passo indietro e porci una domanda (fosse solo per rispetto): siamo davvero sicure della definizione che Elisa avrebbe preferito per sé? Le donne che amano altre donne non sono solo lesbiche. Può sembrare pedante (e forse un po’ lo è), ma nel definire l’identità come un compartimento stagno si rischia di appiattire la complessità di ciò che ci circonda. Esistono anche donne bisessuali. O donne che non vogliono definirsi. Per questo, insistere sull’identità da dare a una persona che non può replicare sarebbe solo l’ennesima violenza.

La tragica storia di Elisa chiama in causa tutte le donne

Del resto, impelagarsi in questo discorso rischia di farci perdere di vista ciò che davvero conta: la libertà di una donna di rifiutare un uomo. Una libertà che sulla carta è garantita, ma che nei fatti è il comun denominatore a tutti i casi di femminicidio, a prescindere dall’orientamento sessuale delle vittime. Con un’aggiunta. Che riguarda noi donne che preferiamo le donne agli uomini (lesbiche, bisex e qualsiasi cosa ci possa essere nel mezzo): «Potevo essere Elisa».

Finora il femminicidio, così come la stessa violenza di genere, l’abbiamo percepito come un problema vicino, ma non così tanto. Noi donne che preferiamo altre donne, in qualche modo, abbiamo sempre pensato di essere al riparo dalla la violenza del maschio. La tragica storia di Elisa, invece, ci chiama in causa. Massimo Sebastiani non era l’ex marito o l’ex fidanzato, ma il migliore amico di Elisa. Rifiutato. Come lei, tante di noi hanno il migliore amico, maschio ed etero. In inglese c’è persino una parola per definirlo: lesbro (che sarebbe la crasi di lesbian e brother).

Forse per questo, raccontare la sua morte, come hanno fatto Tebano e Pennisi, facendo luce sul fatto che Elisa preferisse le donne è importante. Sposta la discussione su un altro piano, quello del genere (Elisa è stata uccisa solo perché è una donna che si rifiuta), e prescinde dal suo orientamento sessuale. E allora davvero poco conta quale sia la parola “giusta” per definirlo.

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3 commenti

  1. Cara La Mile. Grosso disaccordo sui due punti principali del suo articolo:
    1. “Finora il femminicidio (..), l’abbiamo percepito come un problema vicino, ma non così tanto.” La violenza degli uomini verso le lesbiche e’ gigantesca. Dal semplice: “sei lesbica perche’ non hai trovato l’uomo giusto etc..” al “se provi il mio (sic!) cambierai idea”, non sono delle semplici conversazioni amichevoli, ma delle chiare minacce. E siamo state tutte confrontate in vari momenti della nostra vita a questo tipo di intimidazioni più’ o meno velate.
    2. “siamo davvero sicure della definizione che Elisa avrebbe preferito per sé?” Il privato e’ politico!! La falsa separazione tra il privato (come una persona si percepisce?, quali sono esattamente le sue pratiche sessuali?, ecc..) e il pubblico (e’ lesbica?, le piacciono solo le donne?) serve il sistema patriarcale e aggrava l’oppressione delle donne.
    Ma e’ la conclusions dell’articolo che non capisco: “E allora davvero poco conta quale sia la parola “giusta” per definirlo”. E’ importante chiamare una lesbica, lesbica! Non e’ solo importante, e’ vitale!
    Per Elisa purtroppo non più’. Ma per le altre, centinaia, migliaia, milioni di lesbiche e’ una questione di sopravvivenza assoluta.

  2. No. Bisex non vuol dire che ti piacciono gli uomini e le donne in modo uguale. Possono piacerti in modo uguale, ma puoi anche avere una preferenza. Il verbo preferire si usa solo per la bisessualità. Le lesbiche non PREFERISCONO le donne, amano solo le donne. Una bisex invece può preferire le donne agli uomini, ma cmq le piacciono entrambi i generi

  3. le bisex prefeiscono sia le donne che gli uomini. comunque quello non era il suo migliore amico era una carogna. gli uomini che uccidono le donne (etero, bisex, lesbiche ecc..) sono uomini orrendi una minoranza ma semore troppi

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