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Diritti LGBT. La Corte Europea condanna l’Italia per non aver riconisciuto i matrimoni contratti all’estero

Lo Stato italiano dovrà risarcire le coppie same sex che hanno fatto causa per ottenere la trascrizione dei loro matrimoni

Oggi è arrivata un’altra piccola, grande vittoria per la comunità LGBT: la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per il suo ritardo nelle trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero.

Una battaglia legale durata cinque anni

Le cause, portate avanti dagli avvocati di Rete Lenford, risalgono al 2011 e riguardando sei coppie che si erano sposate in Canada, California e Paesi Bassi. Prima dell’introduzione delle unioni civili, delle battaglie fatte a livello locale (ricorderete l’assurda richiesta dell’ex Ministro degli interni, Angelino Alfano, di bloccare le trascrizioni dei matrimoni contratti all’estero), prima del registro delle unioni di fatto, i matrimoni contratti all’estero equivalevano a carta straccia.

Da qui una lunga battaglia legale finita oggi con la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. In base all‘Articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che sancisce il “Diritto al rispetto della vita privata e familiare“, i giudici hanno condannato il nostro Paese al risarcimento delle coppie. Entro tre mesi l’Italia dovrà risarcire le 12 persone coinvolte con 5 mila euro a testa per danni morali e 19 mila euro in totale, che i ricorrenti dovranno diversi tra loro, per il rimborso delle spese legali.

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