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Una donna in Italia Presidente del Consiglio solo a tempo determinato?

Nell'ipotesi di un governo a tempo, Mattarella valuta un nome femminile

Nel caos istituzionale di un governo che proprio non si riesce a combinare, l’Italia vede agitarsi un doppio inquietante spettro. L’uno è quello di elezioni anticipate, ma così anticipate da non riuscire a discutere ed approvare una nuova legge elettorale (che tutti odiano, ma nessuno s’impegna a cambiare). L’altro è quello del possibile aumento dell’IVA, con la prospettiva che calino e i consumi e si entri di nuovo in recessione. Una delle ipotesi più accreditate dalla stampa è quella che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella crei un governo a tempo di tipo tecnico formato da grandi nomi super partes estranei ai partiti. Negli ultimi giorni inoltre ha preso sempre più corpo lo scenario di una donna Presidente del Consiglio.

In un’analisi di Stefania Aloia per La Repubblica si legge a tal proposito:

È un riflesso condizionato. Quando serve fare pulizia, mettere ordine, dare una spolverata, ecco: ci vuole una donna. […] Mentre la politica italiana – prevalentemente maschile – sta dando il peggio di sé, cambiare genere sembra equivalga a cambiare segno, invertire la rotta puntando verso lidi più tranquilli, rassicuranti.

Purtroppo sì, la politica in Italia è ancora un giocattolo per uomini. Politici uomini pluricondannati che tornano ad ogni legislatura e risultano decisivi, a fronte di donne cui viene rimproverato di tutto a prescindere. Se pensate che in generale si giochi sporco anche fra uomini, forse sta sfuggendo che da noi neanche tra i più acerrimi nemici politici si arriva al punto di agitare in piazza un bambolotto gonfiabile (e sessualizzato) dell’avversario, né si augura al rappresentante del fronte opposto di essere stuprato. Quando sul fronte opposto c’è una donna, tutto è concesso.

Sull’idea del riflesso condizionato, della donna-mamma mandata a pulire il casino lasciato in giro dai ragazzoni discoli (ma con l’obbligo morale di farsi da parte per farli tornare a incasinare “casa” con i loro giochi), ci cadono le braccia. Perché purtroppo è anche questa una mentalità diffusa. Una donna in Italia non può ancora tenere le redini in mano con un rispetto alla pari dei colleghi uomini. Siamo sempre quelle che devono fare il doppio degli uomini, con il doppio dei risultati sperati e in metà del tempo per ottenere metà dello stesso rispetto. Quando il gioco si farà serio, quando ci sarà una prospettiva di cinque anni di governo, non sarà presa nessuna donna in considerazione.

Presidente del Consiglio donna: perché solo come traghettatrice?

Ci si aspetta da questa donna un governo “neutrale” (utopia pura), un gran curriculum personale e professionale, straordinarie capacità economiche e manageriali e doti “materne” per tenere unita la “famiglia” dei nuovi ministri. Tutte cose che i leader che si presenteranno nuovamente alle elezioni non hanno. Sono uomini, a loro è concesso essere:

  • aggressivi, senza essere considerati “mestruati” o in menopausa (come fossero colpe);
  • divisivi, nel pretendere di comandare alle proprie condizioni senza andare incontro agli altri;
  • mediocri, come se la mancanza di competenza politica e professionale fosse un vanto e non un handicap.

Certo, poi l’idea di una Presidente del Consiglio tutta tenera e “materna” fa sorridere. Chi assocerebbe mai i nomi femminili più potenti della politica occidentale di ieri e di oggi all’idea di una mamma affettuosa? Margaret Thatcher, Hillary Clinton, Marine Le Pen, Ana Brnabić. Sappiamo poi benissimo come il nome femminile piazzato in una posizione di potere sia in Italia un’arma di distrazione usata già di recente: l’elezione come prima donna presidente del Senato di Maria Elisabetta Alberti Casellati è stata una mossa astuta per ridare forza istituzionale a Berlusconi. Una donna che appunto si era prestata a difendere l’uomo indifendibile, a ostacolare le unioni civili, a raccomandare la figlia per un lavoro allo stesso Ministero che le era stato affidato.

Un giorno una donna nella politica italiana riuscirà ad emergere per avere un ruolo da protagonista senza dover coprire i casini di uno o più uomini, ma quel giorno non sarà oggi né domani. Non sarà in questo 2018, questo è sicuro.

Al Senato la prima donna presidente, Elisabetta Casellati. Contraria alle unioni civili

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Vincenza

Apostata, iconoclasta, adoratrice di sneakers, seriamente affetta da sindrome di Stendhal acuta in presenza di ogni filmato pre-1927, cultrice di Karen Walker e fedele consumatrice di banda larga con un debole per i classici della letteratura. Difetti a parte, una persona normale. Forse.

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2 commenti

  1. Fossi in voi punterei tutto sulla meloni :) se invece di osteggiarla gli date una mano mo che berlusca se ne va in pensione potrebbe puntare a esse premier

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