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Emilia Romagna. Il compromesso sulla legge contro l’omofobia non piace alle associazioni LGBT+

La legge dell'Emilia Romagna sarà votata il 24 luglio. Il testo di legge non piace alle associazioni LGBT+

Mercoledì 24 luglio, la legge contro l’omotransfobia passerà al voto dell’Assemblea regionale dell’Emilia Romagna. Dopo una serie di modifiche, frutto del compromesso politico all’interno della stessa maggioranza (a guida PD), il testo che dovrà essere votato delude le associazioni LGBT+ locali che, con una nota, manifestano tutto il loro disappunto.

A cominciare dall’eliminazione di ogni riferimento all’omotransnegatività. Il testo, infatti, ha per titolo: “Legge regionale contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”. «Rimuovendo il termine omotransnegativita’ dal titolo – sottolineano le associazioni – la Regione viene meno al riconoscimento di quella pericolosa matrice di odio e di violenza atta a negativizzare la vita delle persone Lgbtqi+, pericolo e fonte di discriminazioni quotidiane per le nostre vite».

Il testo, al quale erano stati presentati 500 emendamenti da parte delle opposizioni, presenta anche un’altra modifica pericolosa. «L’emendamento che ha previsto la sostituzione del termine “garantisce” a “riconosce” nell’art. 1 comma 2 del testo di legge e cita: “La Regione riconosce il diritto all’autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere.” La Regione viene meno ad un impegno attivo nel rimuovere ostacoli che impediscano nella quotidianità di tutte le soggettività coinvolte l’effettivo esercizio della libertà e dell’autodeterminazione, che per noi significa accesso senza discriminazioni alle prestazioni sanitarie, welfare, lavoro, al diritto allo studio e alla casa».

La quesitone (fittizia) Gestazione per altri

Il pomo della questione, però, rappresenta la Gestazione per Altri. Dopo il passaggio in Commissione Parità, e la battaglia non solo delle opposizioni di destra, sostenute da ProVita, ma dei gruppi radicali femministi, quali RadFem Italia e Rua-Resistenza all’utero in affitto, il testo presenta un emendamento finalizzato a «impedire l’erogazione di finanziamenti pubblici alle associazioni che “nello svolgimento delle proprie attività realizzano, organizzano o pubblicizzano la surrogazione di maternità”, come legiferato dalla legge 40 del 2004».

Un collegamento, quello tra GPA e omotransfobia, evidentemente pretestuoso, ma che introduce un condizionamento per l’ottenimento di finanziamenti basato sulla limitazione della libertà di espressione e di critica dei gruppi e delle associazioni LGBT. «Un compromesso – commentano le associazioni – inaccettabile in una legge come questa». Soprattutto se si considera che la richiesta di inserire un riferimento alla legge 194 (sull’interruzione di gravidanza) è stata respinta. In questo modo, non ci sarà «nessun finanziamento regionale, quindi, a chi “realizza, organizza o pubblicizza la surrogazione di maternità” ma fondi garantiti a chi ostacola o umilia le donne nell’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza».

Sullo sfondo l’inchiesta “Angeli e Demoni” (sul sistema di affidi a Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia), strumentalizzata da forze politiche di destra (compreso il M5S) e associazioni ultra destra per screditare il Partito Democratico, ma soprattutto la comunità LGBT. «Ma se le retoriche delle destre oltranziste – concludono le associazioni -, ormai capillari e diffuse, purtroppo non ci stupiscono, ci stupisce che le forze progressiste possano aspettarsi che le persone LGBTQI+ si accontentino di una legge già poco incisiva in partenza. Ci aspettiamo che con lungimiranza politica venga emendato il testo nel senso che abbiamo indicato».

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Un commento

  1. Tra tante cose almeno una buona un no netto alla pubblicità e promozione all’utero in affitto, il corpo non è un oggetto la gravidanza non è una prestazione da noi è vietato per fortuna ed ovviamente è vietato pubblicizzarlo.

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