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Etero Pride. In tanti ci provano ma (per fortuna) nessuno ci riesce

Come ogni anno, anche nel 2019 c'è chi pensa di organizzare un etero pride. Ma nessun etero ha bisogno di un pride...

Negli Stati Uniti ci stanno provando ancora. Il gruppo online Super Happy Fun America (composto esclusivamente da uomini) ha pubblicato sulla propria pagina Facebook l’invito a partecipare al primo etero Pride di Boston. Secondo quanto afferma su Twitter Mark Sahady, vicepresidente di Super Happy Fun America, il 31 agosto a Boston si dovrebbe celebrare il pride delle persone eterosessuali. Dal sindaco della città, Marty Walsh, nessuno commento alla vicenda, anche perché il suo staff fa sapere che non è stata concessa alcuna autorizzazione al Pride etero.

Non è la prima volta che gruppi conservatori e omofobi organizzano un pride per le persone etero, sostenendo – in vario modo – di essere discriminati rispetto alle persone LGBTI. Super Happy Fun America, per esempio, sostiene che le persone eterosessuali siano una «maggioranza discriminata». Lo scorso anno, Amazon Uk dovette ritirare le spallette dell’etero pride, vendute dalla società 1000 Flags. Mentre nel 2015, tale Anthony Rebello provò ad organizzare un etero pride a Seattle, nello stato di Washington. Erano previsti un centinaio di partecipanti, ma alla fine si ritrovò a sfilare da solo.

Gli etero pride in Italia

Anche in Italia, ci sono stati numerosi tentativi di organizzare manifestazione in difesa dei “poveri” eterosessuali, discriminati dalle istituzioni, ormai tinte di arcobaleno. Nel 2014 un certo Giuliano Visalli fondò il primo “movimento eterosessuale italiano”. Il suo scopo era creare, in chiave etero, un tipo di associazionismo come quello LGBTI, e ovviamente organizzare un etero pride. Anche in questo caso, il risultato fu un clamoroso fallimento.

Tutti gli episodi qui elencati non sono solo provocazioni, ma tentativi, piuttosto maldestri, di far passare messaggi omotransfobici. Gli etero non hanno bisogno di un pride, non hanno bisogno di un giorno all’anno per celebrare la propria identità: lo fanno sempre. E non è una questione solo di maggioranza o di minoranza, ma di possibilità di vita diverse. Nessun genitore ti sbatte fuori casa perché sei etero. Nessun datore di lavoro ti discrimina perché sei etero. E nessun compagno di scuola ti bullizza perché sei etero.

Alle persone etero, che siano buone o cattive, belle o brutte, nessuno impedisce di sposarsi, di fare figli, di esprimersi come meglio credono. E anche quando si comportano male, molto male, nessuno toglie loro i diritti fondamentali. La comunità LGBTI, invece, quei diritti quali la dignità e l’integrità della propria persona e della propria famiglia, se li è conquistati, con le unghie e con i denti, a suon di Pride e di proteste. Nonostante tutto, abbiamo ancora tanta strada da fare per raggiungere la parità.

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4 commenti

  1. C’è un particolare episodio della Bibbia che mi ha fatto sempre pensare. E’ dal primo libro di Samuele. Si narra della guerra tra Israele e i filistei, avvenuta circa undici secoli prima di Cristo. Gli ebrei le stanno prendendo sonoramente dai loro nemici, e di fronte alla prospettiva della sconfitta si dicono: perché non facciamo venire l’Arca dell’Alleanza? Con quella abbiamo sconfitto gli egiziani: non possiamo perdere!
    Così l’Arca arriva, tra le acclamazioni degli israeliti e il timore dei filistei; e ricomincia la battaglia.
    Gli Ebrei vengono fatti a pezzi. I superstiti fuggono e l’Arca è catturata.

    Certo, si è presi un po’ in contropiede. Ma come, quelli hanno il Signore, hanno l’Arca, e vengono massacrati? Allora Dio non esiste?
    Il problema è che abbiamo visto un po’ troppi film di Spielberg. O meglio, ragioniamo alla stessa maniera di quei soldati di Israele di tremila anni fa. Ci aspettiamo che Dio sia una specie di talismano , un idolo, un simbolo da sfoggiare che ci rende imbattibili e invulnerabili. Pensiamo che basti portare il distintivo e i nemici saranno sconfitti, i nostri desideri realizzati. E sarà meglio che sia così, ringhiamo verso Dio, altrimenti…

    Questo era diventato l’Arca: un comodo simbolo da sfruttare, per ottenere tributi o sconfiggere i nemici. I suoi custodi, i figli del sacerdote Eli, sono descritti come corrotti e approfittatori. Moriranno con gli altri in battaglia.
    Non basta avere una carica, mostrare un simbolo – fosse anche una croce – per assicurarsi la vittoria. Dio non è ricattabile. La croce serve per salirci, non per essere usata come vessillo, neanche per un fine nobilissimo. Il Signore ha una maniera un po’ drastica di ricordarcelo.

    Coloro che pensano che basti il simbolo, allora come oggi, vogliono un’Arca da cui sia stato tolto quel Dio così scomodo, sventolano una croce su cui non c’è Cristo. Un imballaggio senza contenuto, una scatola vuota, inutile contro i filistei di ieri e di oggi.
    Vuoto a perdere, pronto ad essere buttato via.

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